lunedì 18 marzo 2013

Brr... che brivido di freddo ...


Che fine d'inverno strana, dopo tanti anni è tornata la neve a Milano in Marzo, non succedeva almeno dal 2001.


Certo è che di segnali ne stanno arrivando tanti in questi giorni, è anche difficile discriminare le informazioni reali dal rumore di fondo.

Cominciamo dalla situazione economica globale, mentre negli States la ripresa "sembra" ormai certa, i numeri pubblicati dai maggiori organismi di statistica nei giorni scorsi hanno "certificato" che la disoccupazione sta diminuendo e le richieste di sussidi settimanali sono ai minimi dal 2009 e sono ritornate a valori pre-crisi. 

C'è un dato però di cui nessuno parla ed è quello relativo alla disoccupazione totale composta da coloro che non lavorano più quelli che negli USA chiamano i "discouraged workers", gli ex lavoratori che non lavorano e non cercano più alcuna occupazione.




Questo dato, rappresentato dal grafico a barre in blu, è ancora troppo alto e, stante l'attuale trend, ci vorranno anni prima di riuscire a tornare a numeri pre-crisi.

Purtroppo questo risultato parziale si è reso possibile solo grazie ad una iniezione di liquidità senza precedenti.




Se in fatti posiamo la nostra attenzione sul dato relativo al debito federale si può facilmente vedere che si è passati da circa 3,2 Trilioni di USD di debito negli anni 2000-2004 ad oltre 11 Trilioni (dato al 31/12/2012).

In sostanza la "ripresa" economica è sostenuta dalla liquidità immessa nel sistema, anche se non tutta questa liquidità arriva direttamente ai consumatori o alle imprese ma molta finisce nei mercati finanziari che sono ritornati ai massimi di sempre.

In soldoni sembra che siamo di fronte ad una ennesima bolla speculativa, quella della "liquidità".

Dopo la bolla Internet (2000) quella dei Subprime (2008) adesso è giunta l'ora della "bolla liquidità".




In Europa la situazione è un po' differente, la Bce ha provveduto a garantire alle banche in difficoltà un accesso alla liquidità a basso costo, liquidità che però molte delle banche in questione si sono affrettate a restituire per evitare ogni ingerenza da parte degli organi di controllo. 

E' di pochi giorni fa il monito della nostrana Banca d'Italia che ha "suggerito" agli istituti di credito di non distribuire dividendi o bonus al proprio management se i requisiti di solidità non soddisfano quelli imposti dalle regole di Basilea.

In un clima di questo tipo è difficile pensare di vedere una ripresa reale anche nel 2013.

In Italia poi la situazione è ancora peggio, i consumi sono crollati, il mercato immobiliare è tornato agli anni '80 e trovare un'occupazione è un miraggio.

Finiremo come la Grecia ?

Mah, difficile dirlo, certo è che stanno facendo di tutto perché ciò accada.

Guardate quello che sta succedendo a Cipro.

Fino a qualche tempo fa molti di noi non avevano idea che l'isoletta in questione faceva parte della zona Euro, d'altronde la terra in questione è poco più grande della nostrana Sicilia e conta solo un milione di residenti.

Purtroppo è entrata nell'eurozona nel 2004 adottandone l'Euro, nel 2008, come moneta locale.

Grazie alla superficialità degli organi di controllo è diventata negli anni una delle destinazioni privilegiate di capitali di dubbia provenienza.

Non è un caso se oggi le banche presenti nell'isola custodiscono oltre 70 miliardi di Euro, una cifra pari a circa 4 volte il PIL del paese.

Cipro è un'isola con due cuori, uno Greco e uno Turco. Era la normalità per le banche dell'isola investire tutta questa liquidità in obbligazioni governative o bond bancari Greci che, a suo tempo, garantivano facili interessi e rischio contenuto.

A seguito della crisi Greca e dell'haircut (tosata) voluto dalla troika sui bond Greci, il valore degli asset gestiti dalle banche Cipriote è crollato mandando in bancarotta gli istituti bancari del paese.

Non credo che le banche del paese siano state "superficiali" nell'investire in bond greci, era la "normalità" per un paese come quello come era normale per le banche Italiane investire in BTP e per le banche Spagnole in Bonos, asset a suo tempo definiti "riskless".

A seguito della crisi il debito accumulato dalle banche e dal governo, che nel frattempo si era messo a spendere/spandere come se non ci fosse il domani, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 17 miliardi di Euro, una cifra paragonabile al PIL del paese.

Francamente stiamo parlando di "peanuts", un debito di questo tipo potrebbe essere facilmente sanato utilizzando il fondo salva stati di cui avevamo già parlato in passato ma a quanto pare non è così.

Gli ispettori della troika, incaricati di valutare l'opportunità di un tale salvataggio, hanno deciso che è necessario dare un chiaro segnale ai mercati. Al salvataggio devono partecipare anche coloro che hanno usufruito nel corso degli anni di tale "lassismo" fiscale (la tassazione media è del 10% a Cipro) e carenza di controlli ovvero i correntisti delle banche.

Come avverrà questa partecipazione : con un "prelievo forzoso" fino al 10% delle somme depositate.

Noi Italiani ci siamo già passati ma gli importi erano più modesti (Amato Luglio 1992).

E' come dire che, visto che in Italia il Monte dei Paschi ha fatto un buco da 10-17 miliardi (le cifre sono ancora in fase di definizione) ce li deve mettere il correntista.

Risultato : tutti in fila a prelevare i soldi allo sportello ergo banche di nuovo in difficoltà.

In Italia negli ultimi giorni non si è parlato altro che di Grillini e del nuovo Papa Francesco.

Dei primi abbiamo scoperto che sono persone "normali" e che come noi pensano con la loro testa, vedi elezione di Grasso al Senato, di Papa Francesco sappiamo ancora ben poco.

Devo dire però che come tutti i Latini sembra essere un empatico, lo ha già dimostrato durante la messa celebrata ieri a Sant'Anna e soprattutto durante l'Angelus dove la parola "misericordia" è echeggiata in San Pietro molte volte.

Basterà per riguadagnare la fiducia dei credenti ? Vedremo.

A proposito di fiducia, anche lo Stato italiano ha bisogno di riguadagnarsi al fiducia dei suoi cittadini attraverso dei segnali chiari e puntuali.

Lo ha detto anche Squinzi, il presidente di confindustria, che da Fazio ha chiesto fermamente alle istituzioni di ripagare i debiti che lo stato ha contratto con le imprese private (stando alla Banca d'Italia sono circa 70 mld di Euro) rimarcando ancora una volta che uno stato che non paga i propri debiti non può poi chiedere ai propri cittadini di non evadere le tasse.



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