martedì 13 dicembre 2011

La storia punisce chi è in ritardo

Era il 1989, il muro di Berlino stava già scricchiolando sotto la pressione di migliaia di tedeschi dell'Est che, sfruttando una falla che si era creata nel blocco comunista tra il confine Ungherese e quello Austriaco, attraversavano di corsa il territorio magiaro per rifugiarsi nella terra delle speranze : l'Europa dell'Ovest.

La situazione sfugge di mano quando a Dresda e a Lipsia gli studenti scendono in piazza e sfidano apertamente il regime Sovietico.

Da Berlino Est, Eric Honecker, il principale organizzatore dell'erezione del muro di Berlino nel 1961, chiede a Mosca di intervenire per impedire la fuga di massa e mettere fine ai barlumi di democrazia che si stavano diffondendo oltre cortina.


Nello stesse ore Mitterrand e Margareth Thacther scommettevano che Gorbaciov non avrebbe mai accettato che le due Germanie, riunificate, facessero parte della NATO e, stando alle memorie di Helmut Kohl "Vom Mauerfall zur Wiedervereinigung" (dalla caduta del muro alla riunificazione), erano convinti che il leader sovietico non lo avrebbe mai permesso.

Gorbaciov che a quel tempo era capo del Cremlino prese il coraggio a due mani e ordinò alle truppe dislocate nel cuore dell'Europa di non uscire dalle caserme e permise alla storia di fare il suo corso.

Ad Honecker che gli chiese il perchè di tale decisione rispose : «la storia punisce chi è in ritardo».

Gorbaciov aveva capito che non aveva alcun senso opporsi al corso naturale delle cose e che l'intervento armato avrebbe solamente generato una carneficina, difficilmente condivisibile da tutto il mondo occidentale. Aveva capito che era giunto il momento di arrendersi all'evoluzione naturale delle cose.

La storia gli ha dato ragione e Gorbaciov fu insignito nel 1990 del premio Nobel per la pace.

Le motivazioni della Lady di Ferro e di Francois Mitterrand, che aveva giocato un “doppio gioco” nel tentativo di bloccare la riunificazione delle due Germanie, erano che una nuova Germania riunificata avrebbe giocato un ruolo difficile da contrastare specialmente per il rivale di sempre : la Francia.

Le due nazioni infatti avevano combattuto tre guerre tra il 1870 e il 1945 e, dopo la seconda guerra mondiale, i loro leaders avevano cercato una integrazione economica atta a prevenire un ulteriore conflitto bellico.

«Questo metterà tutti noi di fronte ad un problema molto grave» disse la Signora Thatcher riferendosi alla possibilità di rivedere l’influenza della Germania su quei territori, Austria e Polonia, che aveva perduto a seguito della sconfitta bellica.

Il primo passo nella creazione ci quanto è oggi conosciuto come l’europa a 27 nazioni fu la “Comunità del Carbone e dell’Acciaio” nel 1951 per assicurarsi il controllo di quelle risorse essenziali per una guerra e per rendere “materialmente impossibile” ogni nuovo conflitto.

Kohl guidò il processo di riunificazione della Germania e pose le basi per il Trattato di Maastricht, due anni dopo la riunificazione nel 1992, e per l’unione monetaria.

L’Euro vide la luce nel 1999 e le prime monete cominciarono a circolare nel 2002.

Uno dei motivi che aveva portato Mitterrand a contrastare la riunificazione delle due Germanie era la paura di una zona ad influenza del Marco Tedesco che avrebbe marginalizzato la Francia stando a quanto dichiarato da Hubert Vedrine, suo portavoce ai tempi e successivamente ministro degli esteri.

Ora, qualche anno dopo, i timori di Mitterrand e della Thatcher stanno diventando realtà.

Una delle maggiori conseguenze della crisi che stiamo vivendo che la Francia, come l’Italia e le altre nazioni dell’area Euro, sono state emarginate, il modello di equilibrio Franco-Tedesco è diventato immediatamente obsoleto, è importante ripensare il modello economico Europeo.

La supremazia tedesca in ambito economico è talmente evidente che anche Sarkozy ha dichiarato : «ciò che giusto da una parte del Reno è giusto anche dall’altra» facendo riferimento ai 1320 kilometri del corso d’acqua che rappresenta gran parte del confine. «La storia e la geografia ha reso la Francia e la Germania rivali o partner» ha dichiarato il 1° Dicembre in un discorso a Tolone.

In patria Sarkozy è stato duramente criticato dai suoi oppositori : «è la Merkel che decide e Sarkozy segue», secondo alcuni le politiche della Merkel sono “un diktat Tedesco nell’eurozona”.

Preoccupazioni sul ruolo della “locomotiva tedesca” come traino per l’economia europea sono legittime da quanto le esportazioni tedesche, che nel 2011 nonostante la crisi cresceranno del 12% e raggiungeranno per la prima volta il Trilione di Euro (=1000 Miliardi), hanno come destinazione naturale mercati differenti da quelli europei : USA e Cina in testa.

Il primo mercato per il gruppo Porsche è gli USA, secondo la Cina ed è destinato a surclassare nei prossimi anni quello americano.

Per contrasto i produttori Francesi, e per quello che ci concerne la Fiat (discorso a parte vale per le automobili di lusso Ferrari-Lamborghini-Maserati), hanno come mercato di riferimento quello Europeo.

Stesso ragionamento vale per la meccanica di precisione o per la tecnologia medicale, il mercato europeo conta sempre meno nelle esportazioni Tedesche.

A questo punto è naturale pensare che gli interessi della Germania, e quelli dei suoi partner Europei, siano ad un bivio, gli interessi dei primi differiscono probabilmente da quelli dei secondi.

Se quanto ho poc’anzi dichiarato fosse vero, siamo di fronte ad un tentativo, peraltro molto evidente, da parte della Germania di pilotare a suo favore le politiche economiche dell’eurozona a danno dei propri partner, ma a quale scopo ?

E’ opinione dei più che una Germania senza l’Euro non abbia senso di esistere ma è altrettanto vero che un Europa senza la Germania non ha alcun senso di esistere, un cammino cominciato molti anni or sono e che ci ha portato, volenti o nolenti, a rinunciare a molte sovranità nazionali in cambio di una stabilità di prezzi, tassi ed economie non si può disgregare dall’oggi al domani senza provocare dei danni enormi e duraturi per tutta l’economia occidentale come oggi è conosciuta.

Esiste uno studio, fatto molto bene da UBS, che dimostra che un eventuale uscita dall’area Euro della Germania costerebbe ai suoi contribuenti il 50% del Prodotto Interno Lordo (PIL) per i prossimi due anni mentre una operazione si salvataggio dei paesi meno “fortunati”, Grecia in testa, costerebbe solo 1.000 Euro pro capite all’anno per i prossimi 3 anni.

Come potete ben capire la Sig.ra Merkel non ha nessuna intenzione di abbandonare la moneta unica ma deve fare in modo che il costo del “salvataggio” dell’Euro sia il minore possibile.

Ovviamente il ruolo della BCE in questa situazione è fondamentale; direttamente o indirettamente la BCE è sempre stata controllata dagli uomini di Berlino e, ricordiamocene tutti, la sua mission principale è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia salvaguardare il valore dell’euro.

Per come è costruita l’odierna economia occidentale, ogni nazione è indebitata e possiede debito pubblico di altre nazioni risultando, di fatto, debitrice e creditrice verso terzi in una struttura matriciale dove, ogni country, possiede un pezzettino di debito delle altre.

Con i dati pubblicati dalla Bank of International Settlements (BIS) al 30 Giugno di quest’anno possiamo vedere che questa “ragnatela” è estremamente complessa e si possono identificare diversi “pattern”.

Le banche Francesi detengono il 27% dell’esposizione verso le nazioni cosiddette PIIGS, Portogallo-Irlanda-Italia-Grecia-Spagna, le banche Tedsche il 20% e quelle Inglesi il 14%. Le banche Francesi detengono il 42% del debito Greco, le banche Inglesi il 30% di quelle Irlandesi, le banche Spagnole il 43% di quelle Portoghesi.

La Banche Tedesche non si sono fatte mancare nulla, hanno in portafoglio praticamente i titoli di debito di tutti quanti con una particolare predilezione per il debito Francese, Spagnolo e Italiano.

«Sarò probabilmente il primo tra i ministri dell’estero Polacchi a dire ciò che sto per affermare : ho meno paura dello strapotere tedesco meno di quanto io abbia paura della sua inattività», parola di Radosław Sikorski, ministro degli esteri polacco in un discorso tenuto a Berlino il 28 Novembre.

«Voi siete la nazione indispensabile per l’Europa, non potete fallire nel guidarla, non dominare ma guidarla nelle riforme.»

Anche la Russia vuole la Germania come leader in Europa, «a dispetto delle nostre diversità con gli Europei, l’Unione Europea è stata il partner più facile per la Russia nella sua storia secolare» a detta di Sergey Karaganov, capo del Council for Foreign and Defense Policy di Mosca.

«Tutti gli stati europei sanno che la Germania è la nazione più forte nell’unione, non c’è bisogno di discuterne è così».

Non tutti i paesi vogliono assecondare però i desiderata della Sig.ra Merkel, gli Inglesi, anche questa volta, si sono chiamati fuori.

Che abbiano ragione loro ?

Ora da quanto abbiamo detto è chiaro che :

- - La Germania non può liberarsi facilmente dal fardello dell’Euro, le costerebbe troppo in termini economici ed inoltre le sue Banche andrebbero probabilmente incontro ad una raffica di fallimenti a catena, causati dal crollo dell’Euro e delle obbligazioni detenute in tale valuta, se “ipso facto” decidesse di ritornare al Deutche Mark (ipotesi impossibile)

- - La Germania non può permettersi di vedere deprezzare l’Euro contro le altre valute, in primis il dollaro, perché si ritroverebbe a pagare molto di più le materie prime che trasforma e vedrebbe ridursi il valore assoluto degli investimenti detenuti in tale valuta. Alcuni sostengono che un Euro debole potrebbe aiutare sul fronte delle esportazioni ma il vantaggio verrebbe compensato dal maggior costo delle materie prime acquistate in dollari.

- - La Germania ha comunque bisogno di emettere debito pubblico, nella tabella precedente si può notare come con ben 1300 miliardi sia uno dei maggiori debitori nei confronti degli altri membri europei, e deve emetterlo a tassi bassi per poter sostenere il proprio indebitamento. Il Bund, titolo di stato tedesco, a 10 anni rende oggi il 2,04% mentre l’omologo Italiano il 6,56%. Per continuare ad avere tassi accettabili deve blindare, in termini di rigore fiscale e monetario, l’Euro. Per farlo uno stretto controllo della BCE è fondamentale.

- - La Germania deve assicurarsi che gli altri membri dell’unione siano “sterilizzati” ovvero che non creino ulteriori danni ad una economia finanziaria già destabilizzata dalla Crisi dei mutui Subprime e dal fallimento di Lehman.

Per fare ciò deve necessariamente convincere gli altri stati membri dell’unione che ciò che “va bene per Berlino va bene anche per gli altri stati”.

Non è così, e Sarkozy lo sa bene.

Segue ....

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