mercoledì 15 aprile 2009

A che punto siamo (2) ?

Ricapitoliamo, ci siamo lasciati qualche giorno fa affermando che il mercato è ancora caro e, per diversi motivi, il leit motiv di fondo è lo stesso che ha accompagnato il mercato dall'inizio della crisi fino a questo momento.

Molti di voi mi hanno scritto dicendo che però il mercato sta continuando a salire, che le informazioni riportate sui media generalisti, anche quelli economici a dire la verità, parlano di sottofondo economico migliore e di barlumi in fondo al tunnel.

Vero.

D'altro canto mi sembra di essere stato chiaro sul momento attuale, è un rally con tutti gli annessi e connessi e di conseguenza il mercato prosegue nel suo cammino come avevo indicato e si avvicinerà al target già citato negli altri post.

Ad ogni modo anche il mercato ha necessità di avere delle basi solide, dei fondamentali come si dice in gergo, che supportino la sua crescita e ne giustifichino l'apprezzamento; cerchiamo di capire insieme se è questo il caso.

Partiamo come sempre dai dati.

Negli ultimi due giorni sono stati pubblicati due dati fondamentali per capire come, e se, l'economia Americana sta reagendo. Il primo il PPI, Producer Price Index, rappresenta la dinamica dei prezzi alla produzione mentre il secondo, il CPI o Consumer Price Index, rappresenta l'evoluzione dei prezzi ai consumatori e cioè l'inflazione reale.

Il PPI ha totalizzato, come variazione annuale, un decremento dei valori pari al -3,5% e per ritrovare un dato analogo è necessario risalire al 1950 mentre il secondo, il CPI, ha visto un decremento dello -0,4% e, anche per questo dato, per ritrovare un valore analogo è necessario riportare il datario al 1955.


Benchè i dati siano pessimi tutti i quotidiani economici e gli stessi economisti continuano a non voler chiamare il fenomeno con il suo vero nome : deflazione.

Anche solo pronunciare la parola gela il sangue nelle vene di coloro che avevano creduto che il massicio intervento della Fed avrebbe scongiurato l'accadimento.

Alcun economisti hanno addiritura coniato un nuovo vocabolo, disinflazione, pur di non pronunciare la parola deflazione. Ho sempre sostenuto che esiste un termine per ogni fenomeno senza la necessità di crearne di nuovi per edulcorare la situazione e chi si presta a questi giochetti fa un pessimo servizio alla comunità e all'informazione.

Questi dati mostrano ineluttabilmente ciò che vado affermando da tempo, la crisi economica non si sta risolvendo e probabilmente il peggio deve ancora arrivare.

Un ulteriore dato interessante è l'utilizzo degli impianti industriali che nel mese di Marzo è diminuito fino a raggiungere la soglia del 69,3%. A spanne possiamo dire che negli Stati Uniti gli impianti industriali sono utilizzati solo 3 settimane al mese lasciandoli spenti per il resto del tempo.

In Italia la situazione non è molto differente, la produzione industriale infatti è crollata del -23% e, se guardate il grafico seguente, anche l'occupazione sarà inesorabilmente destinata a seguire.


I dati di Confindustria infatti prevedono una contrazione dell'occupazione, e chiaramente una crescita della disoccupazione, nel nostro paese di oltre l'8,6% nel 2009 e del 9% nel 2010 mentre il PIL dovrebbe ridursi del -3,5%.

Aziende nostrane, una volta considerate campioni nazionali, si trovano costrette a ridurre i costi per sopravvivere e devo dire, con malincuore, che alcune stanno veramente tradendo lo spirito dei distretti industriali di cui si dichiaravano strenui difensori.

E' il caso ad esempio di Safilo, produttore di occhiali, che ha presentato un piano di ristrutturazione dove, a fronte di una riduzione del 20% della forza lavoro Italiana, prevede un incremento di quella Cinese di oltre il 200%. Questo è il risultato evidente della crisi attuale, ancora una volta le aziende Italiane decidono di delocalizzare per sopravvivere. Sconcertante.

Un altro campione nazionale è Ferretti Yachts, proprietario dei marchi Pershing-Itama-Bertram-Riva-Apreamare-Mochi Craft che per non fallire ha ceduto il controllo del pacchetto azionario di controllo alle banche creditrici (1,2 miliardi di Euro di debiti). Per inciso i dipendenti del gruppo a rischio sono in tutto 3mila.

Il tema dell'industria delle barche da diporto è stato ampiamente discusso anche su un articolo del New York Times perchè sembra che negli States i costi di mantenimento di questi giocattoli siano talmente alti che, a seguito della crisi, siano sempre di più i proprietari che eliminano i numeri di immatricolazioni delle suddette barche e le abbandonino alla deriva per evitare le tasse di stazionamento e di possesso. Il numero di sinistri dichiarati alle assicurazioni nell'ultimo anno per "inabissamento accidentale" sono triplicati. Curioso.

Negli States, oltre a non potersi permettere barche da diporto, molti trentenni si sono ritrovati con i fondi pensione totalmente azzerati, i famosi programmi 401(k), e pare che tutto il sistema pensionistico Americano sia fortemente sotto accusa. Bloomberg Magazine intitolava "the Hidden Pension Fiasco" nell'ultimo numero e citava oltre al caso dei rendimenti penalizzati dai mercati anche come molti fondi pensione siano talmente in deficit da non poter garantire le prestazioni previste ovvero il pagamento della pensione.

Anche il Tesoro Usa si rende conto che il sistema sta vacillando, è di pochi giorni fa la notizia che il segretario Timothy Geithner ha chiesto esplicitamente alle banche di non rivelare alla stampa i risultati degli stress-test previsti in queste settimane per verificare la solidità finanziaria per evitare "inutili allarmismi".

In Europa non siamo messi meglio, il Ceo di UBS, Osvald J. Grubel, ha inviato a tutti i propri azionisti una lettera circostanziata dove dichiara di dover provvedere alla riduzione di circa il 10% della propria forza lavoro ed alla eliminazine di alcuni business della banca per poter far fronte alla crisi e rimanere sul mercato. "La via del ritorno al successo sarà lunga e non dobbiamo aspettarci soluzioni a breve termine; dobbiamo invece, passo per passo, affrontare il futuro in modo realistico, coerente e disciplinato" ha dichiarato.

In Irlanda invece si fa strada l'ipotesi di una Bad Bank nazionale che possa farsi carico di tutti gli asset tossici posseduti dalle banche. La cifra iniziale stanziata dal governo è di 90 miliardi di Euro.

In questo scenario abbiamo assistito ad una "penosa" riunione del G20 dove, a parte alcune dichiarazioni di forma, di sostanza ne abbiamo vista ben poca. Anche le dichiarazioni in merito ai paradisi fiscali sono più dichiarazioni di forma che di fatto perchè, e forse questo aspetto sfugge a molti, storicamente la Jewish Community, la comunità finanziarià più influente degli Usa, ha dall'olocausto in poi depositato la gran parte delle proprie ricchezze in uno staterello neutrale tra le Alpi Europee e, mi sbaglierò, ho paura che anche un presidente come Obama non vorrà inimicarsela vista la congiuntura economica attuale.

Nonostante questo scenario i mercati continueranno la loro corsa ancora per qualche tempo e, parallelamente, il clima delle dichiarazioni rese dai leader politici e dagli economisti sarà rassicurante. Il messaggio di fondo sarà : "il peggio è alle spalle".

E' normale, è umano, è comprensibile; chi non vorrebbe trovarsi già fuori da questa "maledetta" crisi ? Sicuramente i disoccupati, i cassaintegrati, gli imprenditori, i politici che non sanno che pesci pigliare ma anche gli economisti che non sono preparati a questa situazione.

Noi, nel nostro piccolo continueremo a tenere sotto controllo i fatti e a dare una interpretazione asettica e plausibile e non taceremo le reali condizioni della nostra economia.

Ad oggi tutti gli indicatori che Vi ho esposto indicano una sola cosa : la crisi continua e il peggio NON è alle nostre spalle.

Nelle prossime settimane vedremo se ci saranno delle "buone notizie" oppure se ci aspetterà realmente una magra estate.

Buona Notte.

Il Palmizio.

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