mercoledì 10 dicembre 2008

Oh Oh, siamo a secco !!

Sono passate le feste e contestualmente è finita anche l'euforia legata alle dichiarazioni che si sono succedute nei giorni scorsi relative al salvataggio dell'industria automobilistica Americana.

L'importo da erogare, per l'operazione di "stimolo", ai produttori di automobili si è ridimensionato molto rispetto alla richiesta iniziale di 34 miliardi di dollari avanzata dai tre CEO di Ford, GM e Chrysler. La cifra definitiva dovrebbe aggirarsi attorno ai 15 miliardi di dollari e, probabilmente, l'operazione si configurerà come un prestito a tasso agevolato che le tre dovranno restituire in un lasso specifico di tempo.

Ho qualche perplessità sulla riuscita dell'operazione.

Innanzitutto l'importo erogato mi da l'idea che si stia già scontando l'ipotesi di procedere ad una operazione di fallimento controllato per una delle tre, il mio personalissimo feeling è che si tratterà di Chrysler visti i trascorsi di alcuni decenni fa, durante l'era Iacocca, quando il governo USA era già intervenuto per un primo salvataggio.

Anche Ford se la passa decisamente male e, in questi giorni, ha annunciato l'intenzione di vendere i "gioielli" di famiglia, Volvo in testa, per fare liquidità e affrontare i prossimi eventi.

Il Presidente Obama ha dichiarato che l'aiuto verrà erogato solo se le società si impegneranno a riconvertire le linee di produzione e produrranno modelli più compatti e ad alta efficienza energetica, i fondi per il finanziamento verranno infatti prelevati dal dipartimento dell'energia e sono fondi disponibili per la ricerca sulle energie alternative.

Ho i miei seri dubbi che in poco tempo i tre Big dell'automobile USA riusciranno a convertire, in pochi mesi, gli impianti di produzione e passare da modelli a 5000cc a più consone cilindrate da 1 a 2 litri con ingombri più civili e decisamente diversi dagli attuali modelli in commercio; probabilmente ci vorranno anni e svariati milioni di dollari spesi in ricerca e sviluppo.

Se così fosse ad un primo finanziamento ne dovrà seguire un secondo e magari anche un terzo.

Anche un esperto del calibro di Sergio Marchionne ha dichiarato che nel mondo sono destinate a rimanere in vita "solo" 5 o 6 case automobilistiche e che la massa critica per poter resistere è di almeno 5,5 milioni di automobili prodotte in un anno.

Fiat non ha questi numeri e, da ieri, si accesa la caccia al partner con cui fondersi per poter resistere e rimanere in vita. Due le alternative: una casa automobilistica "di lusso" del calibro di Mercedes, Bmw o Audi a cui apportare i modelli di fascia bassa e le city car, di cui la 500 è un ottimo esempio, oppure fondersi con un produttore della stessa fascia per reinventare, insieme, la categoria delle city-car a basso consumo e, possibilmente, a tecnologia ibrida per contrastare il crescente successo delle giapponesi nel settore (Toyota con la Prius).

Chiaramente lo spettro del fallimento di una di queste grandi compagnie Americane accresce la paura della disoccupazione in un territorio, Detroit, che negli ultimi periodi ha conteso il primato, quale città più violenta d'America, a Los Angeles e Washington.

Purtroppo le notizie negative si accavallano l'una sull'altra, i licenziamenti sono all'ordine del giorno, e anche notizie "importanti" che un tempo ci avrebbero lasciato a bocca aperta passano sottotono visto il crescente rumore di fondo.

Una di queste è relativa alla società editoriale New York Times che naviga in brutte acque a tal punto da aver ipotecato il nuovissimo grattacielo progettato da Renzo Piano, un'altra è relativa al fondo dell'Università di Harvard che ha dichiarato perdite per oltre 8 miliardi di dollari pari al 22% del valore. Il fondo, storicamente uno dei più solidi del panorama universitario USA, prevede perdite pari al 30% nell'anno fiscale che terminerà nel Giugno 2009.

Kevin Norrish, strategist di Barclays Capital, ha analizzato il prezzo dei principali metalli quotati al London Metal Exchange, zinco-ferro-rame, e tutti e tre hanno perso quasi il 60% del loro valore dall'inizio di questa crisi mentre durante la Grande Depressione, tra il 1929 e il 1933, la perdita fu più contenuta, attorno al 40%.

Ancora una volta segnali di una crisi senza fine.

Da quando ho cominciato a postare i miei commenti, era il lontano 20 Giugno 2008, il mercato ha perso oltre il 20% del valore e le sorprese non sono finite.

Oggi l'asta indetta dal Tesoro USA, per un ammontare pari a 32 miliardi di Treasury Bill, è andata esaurita. La richiesta è stata pari a 126 miliardi di dollari (quattro volte), il rendimento è sceso per la prima volta nella storia SOTTOZERO.

Chi li ha sottoscritti si troverà a ricevere, alla scadenza, meno di quanto ha versato all'acquisto !!

INCREDIBILE, vero ?

Se volete capire cosa sta succedendo leggetevi il post : La Strada Giapponese.

Buona Notte.

2 commenti:

Stefano ha detto...

Potrebbe essere interessante quanto proposto dal link indicato di seguito.
Ciao.

http://www.movisol.org/08news300.htm

Anonimo ha detto...

Sto trascrivendo le notizie riguardanti le aziende che annunciano i tagli di posti di lavoro, raccogliendole da giornali, radio, blog etc etc; non è una vera e propria ricerca: le trovo casualmente tutti i giorni. Vorrei farci qualcosa, non so bene cosa, ma intanto mi chiedo se siano propriamente vere.Ecco perchè dubito:
1) la vaghezza dei numeri: 1000, 2000, 15mila persone.Sono sempre numeri tondi, per cui le aziende in realtà non hanno ancora fatto i conti, stanno solo giocando con il pallottolliere, almeno per il momento. Perchè non dovrebbero dire "stiamo licenziando 3453 persone"?
2) le notizie non sono mai "casuali". Rarissimamente ho trovato notizie e servizi giornalistici in cui il giornalista è andato dall'azienda a chiedere se stava per licenziare persone, e che abbia ricevuto risposta. Spesso le aziende NON vogliono far sapere le proprie politiche, tantomeno quelle sul Personale! Quindi questi annunci sono fatti con un motivo preciso, ma qual'è? Paolo, lo sai? A chi è destinato il messaggio, veramente? è ipotizzabile? o sto farneticando?
Parliamone, o qui o domenica davanti a una fetta di panetun. Sara B.