domenica 23 novembre 2008

La Valanga

Dobbiamo ringraziare Guglielmo Epifani, segretario nazionale della CGIL, se finalmente la crisi nella sua reale portata è arrivata sulle pagine dei quotidiani nazionali.

Nell'edizione di Venerdì del Corriere della Sera si dedicano infatti ben due pagine a questa "valanga" che si sta per abbattere sulla nostra fragile economia.

Era ora !

Anche il settimanale "il Mondo" proprio nel numero di questa settimana riporta a chiari toni che "è il momento di avere un sano pessimismo" per prepararsi al futuro prossimo. Purtroppo i nostri politici non sono preparati per questo scenario e pertanto, ne Veltroni, ne tantomeno Berlusconi che è ottimista "per contratto", non riescono a trovare le parole giuste per preparare i nostri concittadini a ciò che verrà.

Avanziamo con ordine.

Qualche sera fa sono andato a trovare un amico che ha una piccola produzione artigianale di borse, è la terza generazione di imprenditori, la società è stata fondata dal nonno che faceva l'ombrellaio, il padre l'ha fatta crescere e adesso lui l'ha trasformata in un'azienda che esporta una buona parte della sua produzione all'estero. In particolare negli States e in Giappone.
Purtroppo dal rientro dalla pausa estiva gli ordini sono crollati e, secondo lui, le previsione per il futuro non sono rosee.

Proprio ieri sera il mio amico Fabio che fa l'agente di commercio nel settore tessile per arredamento, tessuti per divani, tappezzerie e tendaggi, mi ha confidato che i negozi lamentano il vuoto totale. Da Settembre i clienti sono spariti.

Chiaramente questi sono solo esempi isolati di ciò che sta succedendo ma, ne sono certo, molti di voi potrebbero raccontare situazioni analoghe o addirittura peggiori.

Tutto sta avvenendo molto in fretta, onestamente più in fretta di quanto molti ritenevano fosse possibile.

Se ricordate solo sei mesi fa si parlava ancora di inflazione e di come il rialzo delle materie prime fosse responsabile per il rialzo dei prezzi. Sulla scorta di queste considerazioni la Banca Centrale Europea ha rialzato i tassi proprio nel momento in cui si cominciavano a sentire i primi segni della "stagnazione" economica provocando la cosiddetta stagflazione, stagnazione più inflazione, che molti economisti ritenevano fosse il male peggiore.

Oggi, qualche mese dopo, ci rendiamo conto che l'economia mondiale sta entrando in una nuova più catastrofica fase dalla quale probabilmente una parte dell'economia reale ne uscirà con le ossa rotte o ne sarà completamente spazzata via.

Ciò che stiamo vivendo è la fine di un superciclo economico iniziato dopo la grande depressione degli anni 30 e che ha visto nelle sue ultime bolle speculative, quella tecnologica del 2000, il real estate (costruzioni) del 2005, il settore finanziario agli inizi del 2007 e le commodities (materie prime) nel 2008, l'ultimo tentativo di rivitalizzare un mercato finanziario per il quale si stava già suonando il "de profundis".

Ritenete che sia una visione catastrofica ? Veniamo ai fatti.

E' indubbio che a partire dagli anni 80 negli USA, e qualche anno più tardi in Europa, la presenza di strumenti finanziari nei portafogli delle famiglie ha assunto sempre più un ruolo importante, dapprima attraverso la sottoscrizioni di titoli di stato, poi obbligazioni bancarie, successivamente fondi, azioni e obbligazioni corporate per poi arrivare negli ultimi anni a titoli strutturati ed esotici (ABS, CMO, CDO etc). Questa "mania" ha sostenuto ininterrottamente il valore dei titoli portando il rapporto tra il costo dei titoli stessi ed il loro rendimento, il dividendo, a raggiungere delle percentuali difficilmente comprensibili.

Durante la bolla speculativa del 2000 sui titoli tecnologici il rapporto tra il costo delle azioni e il dividendo pagato annualmente raggiunse il valore dell'1,5% ben al di sotto di quello che era il rendimento di un titolo di stato dalle caratteristiche di rischiosità decisamente inferiori.

Se si analizza questo rapporto, prezzi/dividendi, dal 1915 ad oggi la sua media storicamente si attesta approssimativamente al 6,5% che, a mio avviso, rappresenta un rendimento interessante mentre per un misero 1,5% non si giustifica il rischio dell'investimento stesso. In questo preciso momento con il Dow Jones a 8000 punti in ribasso di oltre il 40% dai massimi del 2007 il rapporto tra prezzo delle azioni e dividendi si attesta al 3,5% ben al di sotto della media di cui abbiamo parlato poc'anzi.

Durante le tre grandi crisi del XX secolo, più precisamente nel 1929, 1968 e 1987, il rapporto tra i dividendi ed i corsi azionari si sono attestati ben sopra la media raggiungendo il massimo del 16% nel 1933 in piena grande depressione.

Cosa significa tutto ciò ?

Che nonostante il declino degli ultimi 12 mesi, il mercato deve scendere ancora molto e, se è vero che la borsa anticipa l'economia reale, che le società dovranno soffrire ancora prima di arrivare ad un nuovo equilibrio.

Per alcuni settori l'equilibrio passerà attraverso la riduzione del numero di competitor. Per fare un caso concreto è fuori dubbio, e molti analisti finanziari lo hanno sottolineato da un po' di tempo, che tre produttori del calibro di GM, Ford e Chrysler siano troppi in un mercato ormai al collasso, è pertanto sempre più probabile una fusione tra due degli attori oppure una ristrutturazione dell'intero comparto.

Anche il neo eletto presidente Obama si è reso conto di questa situazione e cercherà di fare di tutto per rendere più sopportabile la crisi ai cittadini americani. Purtroppo l'intervento pubblico in questioni finanziarie non sempre aiuta, così è stato durante la grande depressione dove il "protezionismo" non ha reso meno pesante la recessione e anzi ha allungato i tempi per la sua risoluzione. Anche il piano Bernanke & Paulson sembrerebbe non funzionare, ad ogni annuncio di nuovi interventi a sostegno di questo o quel settore industriale il mercato accusa la notizia con perdite a due cifre.

Anche il VIX, l'indice che segna la volatilità dei mercati, si è nuovamente portato in un territorio inesplorato segnalando che la "febbre" dei mercati è ancora alta.

Chi si era rifugiato nell'oro con la speranza che fosse ancora un bene rifugio ha scoperto, suo malgrado, che anche il metallo giallo ha lasciato sul terreno diverse figure percentuali dai massimi raggiunti solo pochi mesi or sono.


Anche questo segnale indica che la propensione al rischio degli investitori è sceso a livelli talmente bassi che probabilmente prima di riavvicinarsi a strumenti diversi dalle obbligazioni statali ci vorranno anni, anni in cui il mercato subirà degli enormi cambiamenti. Anche il numero di società che hanno deciso di quotarsi sul mercato si è ridotto al lumicino, in Italia ad esempio quest'anno sono state solo 5, negli USA solo 44 e dopo l'abbuffata del 2000 gli analisti prevedono che nel 2009 saranno pari a zero. [fonte IPO.IT]

Le operazioni di buyback effettuate dalle aziende hanno inoltre dimostrato che "the game is over". Giusto per fare degli esempi la General Electric ha varato un piano di riacquisto di proprie azioni per oltre 29 miliardi di dollari ad una media di 36 dollari ad azione mentre oggi il titolo ne vale 20. La Lehman Brothers poco prima di fallire aveva riacquistato azioni proprie per oltre 4 miliardi di dollari.

Purtroppo in questa "debacle" globale anche i fondi pensione hanno avuto la peggio, è notizia di ieri che il fondo pensione della Florida ha perso oltre il 50% del proprio valore ma, a dire il vero, anche in Italia qualche fondo se la passa male. Il fonchim, fondo di categoria dei chimici e farmaceutici, ha appena inviato una circolare ai propri aderenti dal titolo: "si, è vero sta scendendo".

Con la norma sul terzo pilastro della previdenza molte aziende hanno incentivato i lavoratori a versare il proprio TFR nei fondi di categoria ma cosa credete farà il lavoratore quando, a fine anno, riceverà il rendimento di gestione. Modificherà la linea di gestione e sceglierà un profilo di rischio nullo.

Siamo di fronte ad una netta inversione di tendenza rispetto al passato, sono anche convinto che una delle principali modifiche regolamentari che il G20 si troverà ad affrontare è quella relativa alla remunerazione dei CEO delle aziende quotate. E' fuori dubbio che molte delle storture e delle truffe finanziarie sono legate alla quantità di stock options o azioni della società che i manager detengono e molto spesso questi signori hanno pensato più al loro tornaconto personale che al bene della loro azienda.

E' proprio di questi giorni la notizia che il fallimento di Lehman è legato al mancato accordo tra Fuld, il suo CEO, e Nomura, che era intenzionata all'acquisto, per divergenze sulla valutazione del pacchetto azionario in mano allo stesso Fuld. Si dovranno trovare assolutamente dei nuovi metodi di incentivare la classe dirigente.

Se riflettete l'economia che conosciamo oggi è figlia della stessa economia nata con l'avvento della rivoluzione industriale ed in particolare il modello che fino ad oggi abbiamo seguito è quello della crescita ad ogni costo. Pensate alla storia di Ford che per incrementare le vendite della sua automobile permette ai propri operai di comprarla a rate trattenendo il costo direttamente dalla busta paga, siamo solo nel 1903 ma ancora oggi, oltre 100 anni dopo, il modello industriale al quale stiamo facendo riferimento è quello dell'industria automobilistica che negli USA rappresenta un indotto di decine di milioni di lavoratori.

Siamo ancora convinti che il modello di sviluppo perseguito sia corretto ?

In Gennaio di quest'anno solo il 42% degli economisti interpellati da Bloomberg riteneva possibile una recessione, oggi la percentuale è del 89,3%. Il dato su cui non si riesce ad avere ancora un panel significativo è la durata della recessione e la sua ampiezza ma le previsioni indicano una recessione simile a quella degli anni 1973-1975 e 1980-1982.
La previsione per il PIL del 2009 indica una contrazione dello 0,5%.

Speriamo che sia effettivamente così contenuto, giusto per darvi un'idea nella "grande depressione" del 1929-1933 il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti crollò del 45,6% e la disoccupazione raggiunse il 24,9%.

Anche il modello distributivo a mio avviso dovrà cambiare, non ha infatti senso acquistare dei beni a migliaia di chilometri per spendere meno e poi annullare il gap di prezzo trasportandoli all'altro capo del mondo, mettendo in serio pericolo anche il nostro povero ecosistema.

Molti consumatori cominciano a comprendere il risvolto negativo di avere le fragole fresche tutto l'anno e cominciano a consumare prodotti locali. Infatti nell'ultimo periodo il Baltic Index, più volte citato nei miei post, è crollato di oltre il 90% negli ultimi cinque mesi e la stessa Volvo ha dichiarato che a fronte dei 41970 nuovi camion venduti nel 2008 nel terzo trimestre ha ricevuto solo 155 nuovi ordini. Gli ordini sono crollati del 99,63%.

Conclusioni.

E' difficile fare delle previsioni, ho ormai chiaro in mente che stiamo vivendo un periodo storico unico nel suo genere, di quelli che si vedono una sola volta in un secolo, e che, per molti di noi, si preannunciano tempi molto duri. Sono altresì convinto che il modello di società multinazionale presente in ogni angolo del globo ha fallito, nonostante l'approccio glocal, "think global act local", queste società dovranno ridimensionarsi. Ogni paese ha le sue peculiarità e, nei momenti di crisi in modo particolare, i consumatori tendono a prediligere i prodotti locali, nel nostro caso il sano "made in Italy".

E' anche vero però che ci sono delle economie, la nostra ad esempio, che non potrebbe sopravvivere senza l'export perchè i consumi interni non sono sufficienti a sostenere l'economia e che, comunque, molti imprenditori tenteranno la strada della de-localizzazione per riuscire a resistere con prodotti dal costo più basso.

Sono oltremodo convinto inoltre che le economie "mature" dovranno capire che non potranno più raggiungere tassi di crescita elevati ma dovranno essere in grado di accontentarsi di decimi di punto percentuale perchè, parliamoci chiaro, il modello consumistico è ormai decotto. Non possiamo cambiare auto ogni tre anni, televisore ogni due, elettrodomestici ogni cinque e comprare cinque vestiti in un anno a testa per sostenere la crescita.

In Italia inoltre si è de-localizzata la produzione industriale a favore di servizi del terziario ma in una fase di compressione dei consumi come quella che andremo a vivere quali saranno i servizi che riusciranno realmente a sopravvivere ?

Come avrete capito sono molto pessimista sul nostro futuro, sono altresì convinto che l'Italica capacità di adattamento e la nostra proverbiale fantasia ci permetteranno, una volta finita la crisi, di rilanciare i nostri prodotti. D'altro canto se nelle università Giapponesi studiano il modello dei distretti industriali Italiani ci sarà un motivo, ci sono delle nicchie di eccellenza in questo paese che devono essere preservate ad ogni costo.

E' però necessario che la politica mandi un segnale forte; si dice sempre che l'economia Italiana si regge sulle Piccole e Medie Imprese, che sono la spina dorsale del sistema produttivo, dimostratelo !!

Mandate un segnale chiaro ed inequivocabile.


Presentare agli Italiani un piano anticrisi dove la pensata più intelligente è stata "posticipare l'anticipo" dell'IRPEF mi sembra tanto una presa in giro.

In bocca al lupo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Paolo,
leggo spesso quello che scrivi sul tuo blog e reputo straordinario il pezzo che hai scritto e da “addetto ai lavori” condivido pienamente i contenuti della tua analisi.
Aver lavorato dentro il sistema dei mercati finanziari nell’ultimo decennio, mi ha da tempo reso consapevole del livello di “doping” su tutti i livelli che il sistema aveva raggiunto. Qualcosa di assolutamente insostenibile che ha fatto perdere a molti il senso della realtà. La crisi attuale mi sorprende solo per la velocità con cui si sta manifestando ma certamente non per gli effetti che sta determinando.
Purtroppo ci siamo dentro tutti e sarà impossibile uscirne indenne, soprattutto per chi come me lavora nel settore che più di ogni altro si è avvalso di quel gravissimo doping. E’ necessario entrare nell’ordine delle idee che qualche cambiamento radicale delle nostre abitudini lavorative sarà necessario perché quanto visto fino ad ora non esiste più, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, ed i danni prodotti sono ormai irreparabili.
Il resto per natura, inclinazione e carattere mi preoccupa di meno…con riferimento ad un concetto che hai espresso nella tua lettera…ho la stessa auto dal 2002…ho appena cambiato la tv che ci era stata regalata con lista nozze nel 2001..cambiamo gli elettrodomestici solo quando si rompono..è da qualche anno che la quantità di vestiti che butto via è nettamente superiore a quella che compro…..teniamo duro ! la missione è dare ai nostri figli un mondo migliore di quello che sta implodendo sotto i nostri increduli occhi…

Un caro saluto, Teo

Anonimo ha detto...

Ma cari amici "addetti ai lavori", la domanda sorge spontanea, e non è né polemica, né a doppio senso, voglio veramente solo capire: NON è troppo tardi fare adesso il mea culpa? Rifaccio la domanda che ho fatto a Matteo l'altra sera: sta avvenendo un riconoscimento delle proprie responsabilità, almeno culturali, all'interno del mondo della finanza? Il dubbio è che questo sciacallaggio si sposti semplicemente da un settore all'altro... Ma voi che siete così consapevoli, lo dite ai vostri colleghi ."forse abbiamo esagerato..." ? (in senso "figurato", ma immagino che abbiate capito)
ciao
Sara B.

Dani ha detto...

ciao Palmizio, sono Dani.

buffo tra l'altro come ho trovato il tuo blog su facebook, ti leggo, lascio un commento ma non ti ho ancora chiamato al telefono!
va beh, rimedierò.

Sai cosa c'è anche in aggiunta al tuo post? che questo il sistema finanziario mondiale si basa anche sul sottilissimo filo di chi finanzia chi e perchè.
I vari bailout che gli stati stanno mettendo in pista, serviranno a coprire debiti con altri debiti, con soldi che nessuno ha: o meglio, quasi nessuno.
Infatti la Cina è diventata il principale finanziatore degli Stati Uniti (http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/11/18/AR2008111803558.html) il che vuol dire che: gli Americani non hanno soldi per comprare prodotti, le banche non hanno soldi da prestagli perchè non c'è più liquidità, la FED non ha soldi perchè siamo in recessione, allora? grande idea, emettiamo bond, i quali in maggior parte vengono comprati dalla Cina.
Quindi, riassumendo, la Cina finanzia gli Americani affinchè continuino a comprare prodotti fatti in Cina.
e non mi sembra a lungo termine una gran bella cosa ... e tra l'altro come riporta l'articolo sul WP ("Many economists are concerned about U.S. reliance on China for funding. By buying Treasury bonds, which are denominated in dollars, China is able to keep the dollar strong compared with the yuan. As a result, Chinese exports are cheaper relative to U.S. exports")

e tutto questo l'aveva strategicamente pianificato Mao, più di 30 anni fa.

in bocca al lupo.
ciao
Dani