domenica 30 novembre 2008

La Grande Depressione 2 - Parte I

«L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa.»

Sembra una frase di Berlusconi ma invece è la frase inaugurale di insediamento del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Era il 4 marzo del 1933 e l'america tentava di uscire da quella che, fino ad oggi, è stata la crisi più grande nella quale si sia mai imbattuta "la grande depressione".

Durante i primi 100 giorni del suo mandato, seguendo il programma delle tre R: "relief, recovery and reform" (cura, risollevamento e riforma), emanò una serie di decreti, tra cui l'Emergency Bank Relief Act, che furono i primi di un vasto programma di riforme, successivamente conosciute con il nome di New Deal, grazie alle quali gli Stati Uniti riuscirono a superare la grande depressione.

Ben Shalom Bernanke, attuale capo della Federal Reserve, è stato per anni uno studioso della Grande Depressione, egli è convinto che uno degli aspetti più controversi del perdurare di quella crisi fu l'immobilismo delle istituzioni e lo scarso intervento a sostegno dell'economia.

Egli, come altri economisti, ha individuato almeno cinque cause responsabili della crisi :

- cattiva distribuzione del reddito
- errata gestione delle aziende industriali e finanziarie
- cattiva struttura del sistema bancario
- eccesso di prestiti a carattere speculativo
- errata scienza economica (perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio).

A parte l'ultimo punto direi che il paragone con l'attuale crisi economica è quantomeno allarmante.

L'inizio della Grande Depressione è associato con il crollo del New York Stock Exchange iniziato il 24 ottobre 1929 (black thursday) ed ebbe delle conseguenze disastrose.

Nel giro di pochi giorni l'indice Dow Jones dimezzò il suo valore, si diffuse un'ondata di panico devastante tra i piccoli risparmiatori i quali si precipitarono nelle banche nel tentativo di salvare il proprio denaro. Il ritiro del denaro dal mercato provocò una crisi di liquidità di ampie proporzioni e il fallimento di molte banche che trascinarono nella crisi il sistema industriale.
La produzione industriale scese di quasi il 50% tra il 1929 e il 1932.

Il presidente Roosevelt, attraverso l'Emergency Relief Act, permise alle banche insolventi di chiudere, riorganizzarsi e ricapitalizzare, anche attraverso storiche fusioni, per essere sufficientemente grandi da sopravvivere. 300 giorni dopo il decreto, oltre 5000 banche furono ispezionate e i due terzi di queste riaprirono i battenti, un terzo fallì. Nel 1933 il Banking Act sancì la creazione di un organismo per la tutela e l'assicurazione dei conti correnti che esiste ancora oggi, FDIC o Federal Deposit Insurance Corp, che assicura i depositi per i primi 100.000 dollari.

Avendo studiato a lungo il fenomeno storico, Bernanke ha subito fatto il parallelo tra la crisi del 1929 e quella attuale intravedendone molte analogie e ha deciso di intervenire immediatamente con tutte le armi a sua disposizione :

- ha deciso di assorbire parte dei Toxic Assett, i famosi CDO - CDS - CMO - ABS, presenti nei portafogli delle banche e usarli come pegno per denaro fresco a favore delle istituzioni finanziarie
- ha concesso a molte istituzioni finanziarie di fondersi con il benestare e la garanzia della Fed
- ha "permesso" a 19 banche di fallire salvaguardando il patrimonio dei clienti con il fondo FDIC e con l'intervento dello stato
- la Fed ed il Tesoro hanno permesso la ricapitalizzazione di diverse Banche e Assicurazioni intervenendo con capitale pubblico
- è in fase di approvazione un piano specifico per il rilancio dei consumi
- è allo studio un piano di incentivi all'industria dell'Automobile e delle Costruzioni
- ha ridotto il tasso ufficiale all'1% (uno per cento)
- ha varato un piano straordinario di finanziamento alle imprese attraverso il meccanismo dei Commercial Paper
- la Fed ha deciso inoltre di rilevare una parte di mutui garantiti da Freddie Mac e Fannie Mae per rilanciare il mercato del business dei mutui

per un totale di spese, impegni e garanzie per oltre 8,5 trilioni di dollari.

In sostanza ha deciso di intervenire massicciamente prima che la situazione sfuggisse completamente di mano e che la crisi finanziaria si trasformasse nella Grande Depressione 2; o almeno questo è quello che deve aver pensato.

A ragione o a torto molti economisti pensano che l'intervento sarà inutile; chi pensa che il piano di rilancio dei consumi sia insufficiente, chi che l'intervento pubblico sia sempre foriero di nuove disgrazie, io personalmente ho una visione differente.

L'economia del 2008 è completamente diversa da quella del 1929, in quegli anni infatti furono colpite soprattutto le economie basate sull'industria pesante, erano infatti gli anni in cui dopo la Grande Guerra gli Stati Uniti conobbero la crescita dell'industria automobilistica, metallurgica, della gomma, dei trasporti, petrolifero e edile mentre oggigiorno l'economia dei paesi più industrializzati è basata soprattutto sui servizi.

Nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad una continua delocalizzazione prima dell'attività produttiva, tipicamente in cina, e poi dei servizi a basso valore aggiunto, abbastanza chiaro è l'esempio dei call-center appaltati alle aziende di Bangalore o lo sviluppo di programmi informatici alle aziende di Hi-tech Indiano tanto che negli anni scorsi apparve su Time una copertina dal titolo : "quando l'indiano si compra il cowboy".

Una economia basata sui servizi e con una produzione delocalizzata è una economia dove il "benessere" è garantito solo da un continuo afflusso di denaro attraverso i consumi; se i consumi per qualsiasi ragione si fermano è difficile trovare delle leve manovrabili per rilanciare l'economia.

In altre parole, se dipendo quasi totalmente da un qualcun'altro per i prodotti che consumo, poichè nel corso degli anni ho delocalizzato l'industria per risparmiare sui costi, se i servizi li faccio svolgere in un paese dove il costo è moderatamente basso, cosa mi rimane in casa, su cosa posso ancora puntare per ridare fiato alla mia economia ?

La realtà è che nel corso degli anni abbiamo ritenuto che vista la superiorità economica del cosiddetto mondo "occidentale" si potesse vivere solo di commercio e di finanza e abbiamo "distrutto" il tessuto produttivo necessario per le economie sane e ci siamo convinti che si poteva far pagare il conto ad altri.

Fino ad oggi i costi sono stati pagati da chi, Cina e Giappone in testa, ha finanziato il sistema Americano attraverso l'acquisto del debito ma quando queste economie si fermano è difficile trovare nuovi sottoscrittori per le obbligazioni emesse dal Tesoro USA.

Ma soprattutto qual'è l'economia vincente in questo modello ?

Stando alle ultime informazioni in mio possesso, i dati relativi alle riserve mondiali disponibili parlano chiaro, fatto 100% il valore totale delle riserve disponibili nel mondo la Cina ne possiede il 28.8%, il Giappone il 14.174% mentre gli Stati Uniti solo lo 0,573%. Ebbene si avete capito bene, non è un refuso, sono nell'ultimo le riserve USA sono in calo del 17,3%.
E se i consumi frenano ?

Purtroppo è ciò che sta accadendo in questo momento, è di settimana scorsa il dato relativo ai consumi negli USA, purtroppo è veramente drammatico : -3,7%; per trovare un dato analogo bisogna risalire al 1981.


La conseguenza della riduzione dei consumi sarà la contrazione del Prodotto Interno Lordo ma di quanto il PIL si ridurrà e difficile prevederlo, giusto per fare un paragone nel 1981 a seguito della contrazione dei consumi del -3% nell'anno successivo il GDP (o PIL) è crollato del -6,40%.


I dati parlano chiaro, l'economia alla quale tutti guardiamo per la ripresa "globale" è in forte affanno e, ancora peggio, ha ancora pochissime frecce al suo arco per tentare di riprendere le redini del capitalismo globale.

Fine della prima parte.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Parliamo di crisi, di economia a pezzi, di ricapitalizzazione e di ristrutturazioni finzanziarie, ma quante persone concepiscono ancora il lavoro come come risorsa di vita, al quale concedere impegno e dedizione.

Abbiamo statisti, filosofi, sindacalisti tutti aggrappati ad un terziario che grava su una produzione troppo magra per poterli sopportare.

Legislazioni contorte, tutele ingiuste, assenteismo, problemi sempre in aumento dovuti non a necessità ma ad accordi politici .

LA CRISI DEPURA, RENDE VERO IL VERO, PRODUTTIVO IL PRODUTTIVO, ED INUTILE L'INUTILE.

Ad ognuno le proprie responsabilità ed io non dimentico certo che chi prende la pensione minima nella propria vita ha versato contributi minimi.

Oggi la Mucca non fa più latte ma credo che fra qualche anno sarà obbligata a fare un latte qualitativamente più buono.

Marco.