venerdì 14 novembre 2008

Il petrolio affossa l'Ecuador

Anche oggi abbiamo avuto il nostro bel carosello di brutte notizie, dal dato sulle vendite al dettaglio del mese di Ottobre negli USA, in calo del 2,8% ed al minimo dal 1992, al dato sui risultati di Bulgari che ha dichiarato che il risultato economico del 2008 sarà il peggiore dal crollo delle torri gemelle del 2001 complice il drastico calo nelle esportazioni in Giappone e USA.

Vi ricordate ? Di come il crollo dell'esportazioni impatterà sulla nostra economia ne avevamo parlato ieri.


Ma la notizia che mi ha lasciato a bocca aperta è quella relativa allo stato dell'Ecuador.

L'Ecuador è uno stato di poco più di 13.000.000 di abitanti che ha una discreta riserva di risorse naturali tra le quali, neanche a dirlo, c'è il petrolio. Grazie all'esportazione di petrolio la sua piccola economia ha conosciuto alcuni anni di "relativa" tranquillità economica tanto che, dopo il fallimento del 1999, lo stato aveva proceduto alla ristrutturazione del suo debito con l'emissione di un prestito obbligazionario per circa 510 milioni di dollari che scadrà nel 2012.

In questi giorni queste obbligazioni sono crollate raggiungendo il prezzo di 14 centesimi sull'ipotesi che il paese potrebbe nuovamente dichiarare "default".

Voci ben informate hanno dichiarato che il problema sta tutto nel prezzo del petrolio, il paese ha infatti la necessità che il prezzo del petrolio rimanga all'interno di una forchetta dove il limite inferiore è pari a US$ 76. Sotto questa cifra infatti il paese non riesce a far fronte alla spesa corrente senza intaccare le proprie misere riserve pari a 6 miliardi di dollari.


In realtà il prezzo ottimale per far fronte a tutte le spese inserite a budget è di US$ 95.

Da quando il petrolio ha toccato il massimo di US$ 140 nel Giugno di quest'anno il suo corso si è repentinamente invertito e ha perso oltre 60% del suo valore.





A poco sono inoltre valse le dichiarazioni dell'Opec che hanno annunciato la riduzione della produzione perchè, come già anticipato nel post "la paura fa 60", con oltre sei contratti future per ogni barile di petrolio in circolazione, chi controlla il prezzo del barile di petrolio non sono più i produttori ma è la "speculazione" che, come successo per altre materie prime, ha determinato prima il rialzo incontrollabile dei prezzi e adesso sta speculando al ribasso.


Buona Notte.

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