mercoledì 15 ottobre 2008

Superare la crisi

E' da qualche giorno che noto che nel bar dove pranzo quotidianamente, a fine servizio verso le 14:30, rimangono diversi piatti invenduti; sono piattini gustosi, del costo di circa 8-10 €, e fino a qualche tempo fa andavano a ruba.

Con la mia solita faccia tosta ho chiesto ai ragazzi che lavorano nel locale :
«Toglimi una curiosità, ma come mai rimangono tanti piatti invenduti a fine servizio ? Siete voi che ne state preparando di più o c'è meno gente che mangia in questo periodo ?»

«Non ci crederai, ma nelle ultime settimane la gente predilige i panini, i piatti rimangono qui.»

Parlando con alcuni colleghi di ritorno dallo Star di Londra ho appreso che, tra le aziende di piccola capitalizzazione presenti all'evento, l'attenzione ai prossimi sviluppi economici è molto alta. Alcune infatti hanno dichiarato di avere ordinativi solo fino a fine anno e che si lavora "a vista", altre hanno già cominciato alcune turnazioni di ferie obbligatorie per il proprio personale.

E' di oggi la notizia che è stato annullato il
Simo, l'equivalente dello Smau in terra Spagnola, dopo che oltre la metà degli espositori hanno declinato l'invito degli organizzatori.

Questi tre segnali sono solo alcuni di quelli che possiamo percepire quotidianamente vivendo nell'economia "reale" e indicano tutti la stessa cosa : "recessione in vista".

Non vorrei infondere nel lettore un senso di sfiducia ma, anzi, vorrei gettare le basi per una sana e corretta riflessione sul da farsi e sul nostro futuro.
Un dato certo che ci viene dalla storia è che i momenti di crisi sono momenti in cui l'umanità ha sempre dato il meglio di se per ripartire con nuove idee, nuove tecnologie, innovazioni.

La ripresa, quando ci sarà, passerà per l'innovazione e i paesi che si sono fino a qui contraddistinti per investimenti in ricerca e sviluppo saranno i più avvantaggiati.
Anche la sterile e inutile polemica sulla
politica Ue del 20-20-20 relativa al trattato di Kyoto può e deve essere uno spunto per ripartire da consumi consapevoli ed "eco-friendly".
Da questi presupposti urge trovare delle iniziative che possano aiutare il sostentamento dell'economia reale, la voglia di fare imprenditoria, ed il sostegno finanziario necessario per adeguati programmi di "ricerca e sviluppo".


Visto che ad oggi le ricette che arrivano da entrambi gli schieramenti politici non mi convincono provo a stilare una personalissima proposta :


1) creazione di un "Innovation Fund" a cui potrebbero contribuire soggetti finanziari Italiani per sostenere la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie. Il fondo gestito da un panel di esperti in diverse materie scientifiche potrebbe erogare finanziamenti ad aziende e individui che hanno delle idee innovative; scopo del finanziamento è la compartecipazione al brevetto internazionale frutto delle ricerche ed al suo sfruttamanto economico;


2) insourcing. Sconti fiscali a quelle aziende che dopo anni di de-localizzazione delle imprese nostrane (Est Europeo-India-Cina) decidono di riportarsi in casa la produzione o i servizi delocalizzati tramite l'assunzione di personale Italiano;


3) possibilità per il dipendente di azienda medio-grande (>200 persone) che decide di intraprendere una attività di tipo imprenditoriale di congelare il proprio rapporto di lavoro per 2 anni (aspettativa) senza retribuzione ma con garanzia di reintegro in caso di insuccesso (questa norma è già operativa in Francia);

4) accesso al credito "garantito", sulla falsa riga dei Commercial Paper Americani, per le aziende che hanno un piano di ricerca e sviluppo nei settori delle nuove tecnologie. In questo caso il Ministero delle Finanze potrebbe impiegare parte dei proventi che intende realizzare a fronte del piano di swap su obbligazioni bancarie come previsto nel Decreto Legge n.157 del 13 Ottobre.

5) Riduzione dei tassi di interesse su mutui e presiti. L'interbancario ancora langue perchè la tanto richiesta garanzia sugli scambi tarda ad arrivare. Vedi post
"Quando il tasso non basta".

6) Introduzione del concetto di "reddito familiare", calcolare l'IRPEF non su ogni singolo individuo ma sul nucleo familiare e considerare il nucleo computando anche i figli.
Questa norma è già attiva in Francia e all'aumentare dei figli si riduce drasticamente l'imposta pagata.

7) Creare dei nuovi veicoli fiscali che non sono società a tutti gli effetti ma piuttosto dei "club" di professionisti che possono così sfruttare le economie di scala per effettuare gli acquisti e per presentarsi ai clienti ma non sono soci a tutti gli effetti. Ognuno è responsabile quota parte per il reddito prodotto dal quale può scaricare la quota parte dei costi assoggettabili. Il club di per se non produce reddito e non genera flussi fiscali, i suoi "soci" dichiarano solo il differenziale tra il servizio prodotto ed il costo sostenuto.

8) Assoggettare tutte le rendite fiscali alla ritenuta del 20% equiparando gli affitti ai redditi finanziari. Questa norma libererebbe numerosi immobili oggi non disponibili sul mercato e probabilmente ridurrebbe gli affitti.


Dobbiamo muoverci, se vogliamo far ripartire l'economia dobbiamo tutti darci da fare ADESSO !
Fai qualcosa anche tu, condividi questo post con le persone che conosci !!!!

La
Democrazia siamo noi !

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Paolo, scopro con piacere questo tuo Blog. Sono d'accordo con quanto dici, almeno con quanto capisco di quello che dici ;) Non so se è da Komunista quale voi pensiate sia io, comunque mi trovi d'accordo. Non posso non notare che la Francia è, nonostante tutto, "Avanti"...già se ne parlava, del nostro Amore/Odio per la Francia, vero?
Mi permetto di segnlarti questo blog: http://www.altromercato.it/it/equospazio/blogs/sedano

certo, le posizioni sono distanti, ma trovo che la curatric sia informata e opportuna, e nel mondo "equo" a volte non è così
un caro saluto, Sara Battistini