lunedì 27 ottobre 2008

Silenzio assordante

Sono arrivato in ufficio sereno questa mattina, avevo passato un week-end in tranquillità e avevo letto sommariamente i quotidiani ma non mi sembrava ci fosse nessuna particolare notizia degna di essere approfondita.

Ne d'altro canto la politica nostrana aveva solleticato la mia fantasia così mi ero limitato ad una occhiata sommaria dei principali quotidiani nazionali e avevo deciso che non valeva la pena perdere tempo.

Questa mattina il risveglio è stato drammatico, i mercati asiatici hanno aperto le danze con ribassi a due cifre, l'indice NIKKEI e tornato ai livelli del 1973, poi è toccato ai mercati Europei e successivamente è stata la volta dei mercati Americani ma tutto ciò è accaduto nella totale assenza di dichiarazioni da parte di nessuno degli economisti o dei politici che nelle ultime settimane si sono affannati a spiegarci come arginare il fenomeno per fare in modo che rimanesse isolato al settore finanziario e non intaccasse l'economia reale.


Purtroppo non è così e se ne sono resi conto anche loro.

A parte l'indice della fiducia dei consumatori, la bilancia commerciale, le scorte a magazzino di prodotti finiti, il numero di disoccupati in aumento e il petrolio che è tornato sui 60 dollari al barile, adesso arrivano nuove brutte notizie dall'economia reale sotto forma di utili ridotti o addirittura azzerati.

In tutto questo solo a pomerigigo inoltrato, uno sparuto ed intimidito Trichet ha provato ad alzare la mano ed annunciare che già nella prossima riunione di novembre la Bce è intenzionata a ridurre i tassi "forse" di ben mezzo punto percentuale.

Però !!

E pensare che questi signori sono ben pagati e dovrebbero sorvegliare i mercati e anticipare/ridurre le spinte inflazionistiche e/o rilanciare la domanda.

Ma fino adesso su che canale erano sintonizzati ?

Mi sa che gli unici a non capire quanto sta accadendo sono propri i banchieri centrali.

Ormai l'hanno capito tutti, i dati sono eccezionalmente pessimi, l'outlook sul 2009 e 2010 disastroso, gli ordinativi alle aziende sono in drastico calo, la liquidità è sparita dai mercati e le uniche mosse a sostegno di questa crisi di portata "storica" è tagliare di mezzo punto il tasso di interesse ?

Nel mio post precedente, "Quando il tasso non basta !!", avevo già anticipato che forse non era sufficiente.

Adesso la situazione è talmente grave che non si parla più di un crisi isolata provocata da quattro "furfanti" di Wall Street, qui si cominciano ad intaccare i valori dei fondi pensione, dei risparmi delle famiglie, delle pensioni dei cittadini "globali"; alcuni giorni orsono è stato pubblicato un report dal quale si evince che un Americano su cinque dovrà posticipare la data di pensionamento per le perdite accusate dai fondi pensione.

In tutto questo caos l'unica mossa che la nostrana Consob è riuscita ad architettare è la limitazione dello short-selling.

Adesso è necessario fare di più, bisogna trovare il modo di ridare fiducia alla gente, alle imprese, dimostrare che il sistema finanziario non è un ectoplasma che vive auto-alimentandosi ma che fa parte integrante di un sistema dove ne è solo una componente, sicuramente essenziale, ma in totale armonia con le altre.

Si deve trovare il cosiddetto "fattore di inversione" che stabilizzi i mercati, dia una boccata di ossigeno e soprattutto provi a dissipare queste nubi che si sono assiepate sulle nostre teste.

Ancora una volta ho l'impressione che noi Europei saremo passivi, come sempre, e che anche questa volta sarà qualcun altro a salvarci, questa volta però, ho l'impressione che anche l'elezione di un nuovo presidente americano non sarà sufficiente.

Sveglia Europa, sveglia !!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Paolo, davvero, è inquietante... Il mio oroscopo http://www.internazionale.it/oroscopo/

dice che non devo leggere le notizie economiche per un mese e concentrarmi su me stessa...;)
Ma davvero chi dovrebbe occuparsene non si rende conto? Da quando leggo il tuo blog mi chiedo: ma VOI che lavorate nella finanza, cosa vi dite tra voi? In quanti la pensano come te? Cosa vi dite in ufficio? VOI che siete DENTRO come guardate ai vostri ultimi 15 anni?
sARA b.

Anonimo ha detto...

caro paolo, non ero abituata a leggerti in questa veste, davvero non male.
concordo, non sarà una passeggiata uscire da questa crisi e tornare a far girare l'economia e prima se ne prende atto meglio è
sara p.

palmizio ha detto...

Cara Sara, hai ragione molti di noi si stanno interrogando sul futuro di questa "finanza malata" ma ti assicuro, per molti aspetti siamo anche noi vittime. Grazie al cielo molti di questi prodotti "tossici" nei bilanci e nei portafogli delle nostre banche non sono mai entrati perchè le banche Italiane hanno sempre avuto una discreta avversione al rischio ed ai prodotti complessi (anche perchè erano in pochi a capirli) ;-)
Quasi tutti vorrebbero gettare le basi per un sistema più serio e più solido ma noi siamo sempre stati considerati la "borsa di topolinia" per le nostre esigue dimensioni, spero che in futuro l'Europa sia in grado di trasformarsi da un agglomerato mal pensante di stati sovrani ad un unico organismo organizzato che possa contrastare l'egemonia del mercato USA. Fino ad allora siamo in balia degli eventi.
Cari Saluti.

Anonimo ha detto...

Caro Paolo leggo sempre con molto interesse i tuoi articoli ….
Mi sono chiesto … perché non trasmetterti una mia opinione riguardo al come si viva oggigiorno.
La frase titolo del tuo blog …. “se il problema si può risolvere è inutile preoccuparsene”.
La leggo ci rifletto e penso … ma quanta gente oggi ha ben chiaro ciò che è definibile con la dicitura problema.
Michelangelo ai tempi sapeva trasformare un insensato marmo in meravigliosa statua.
Sai Paolo penso che oggi chi ha la volontà di abusare del proprio potere che sia politico che sia economico abbia saputo scolpir il problema laddove sostanzialmente non esiste e sia stato così abile dal mascherar problemi laddove esistano realmente.
La gente comune, quella ingenua e capace principalmente di leggere come va il mondo da quel che gli viene comunicato attraverso i mass media è stata distolta completamente dal reale senso della vita arrivando ad intravederne i valori nella banalità comune dei gossip.
Oggi il problema è che i problemi reali, quelli della gente che muore ancor di fame, quelli dettati da una economia reale di non sostenibilità, stanno emergendo dopo che per anni i potenti li ha distolti dalla nostra attenzione relegandoli al “nascosto”.
Vedi, a volte per assurdo, chi ti scrive si è in qualche modo augurato che prima o poi arrivasse il giorno del giudizio tale dal fare esplodere anche una crisi purché volta a far nuovamente instradare la gente in un più normale e naturale modo di vivere ove non regnino meno egoismi, qualunquismi e insensibilità, ove regni ancor il desiderio di rimaner attratti da materie quali cultura e filosofia.
D’altra parte la storia insegna che la solidarietà fra la gente è maggiore nei momenti di crisi quando si è uniti nel volerne uscire.
E’ forse giunto il momento in cui l’opinione pubblica degli stati “culturalmente avanzati” deve trovar la forza per reagire tornando a rivivere la consapevolezza di saper ciò che è reale e sostenibile.
I paesi poveri, quelli sottosviluppati questa capacità aimè mai potranno averla.
E’ forse oggi giunto il momento di cominciare a rivivere una vita fatta di beni primari e semplicità, una vita che abbia la voglia di farci finalmente tornar a ridere come in anni passati senza pensare che le agiatezze siano gli unici mezzi indispensabili per poter far si che ciò avvenga.
Se non troviamo tutti assieme, soprattutto noi eruropei, la capacità di ricominciare dal basso a cambiar le cose, se ci aspettiamo che ciò possa cambiar dall’alto altro non ci sarà che l’incontrar sempre più depressione e gente triste attorno a noi.
Una conferma di tutto ciò per me lo è stato per il girare il mondo incontrando, ove regnava semplice sana povertà (non a contatto con una cultura consumistica), gente con più voglia di vivere e ridere di quanto non accada qui da noi.
So che quanto citato è al confine dello scontato e forse definibile retorico ma è proprio lo scontato ed il retorico di cui spesso e volentieri si perde il l’intrinseco valore ed è pertanto giusto ricordarlo ai più che mi leggono.

Grazie per avermi letto
Mario