mercoledì 29 ottobre 2008

L'occasione perduta

Gli Stati Uniti non sono un paese redistributivo.

Con queste parole il decano dei premi Nobel Americani, Kenneth Joseph Arrow, illustra la struttura sociale del paese a cui il mondo intero ha demandato ogni decisione in merito alle politiche economiche e finanziarie negli ultimi anni.

Politiche economiche che, se da un lato hanno garantito una crescita inimmaginabile per un economista classe 1921, dall'altro hanno contribuito a creare delle enormi disparità sociali; è infatti noto che negli USA il 10% della popolazione adulta possede il 70% delle ricchezze nazionali ( Fonte United Nations University ) e che anche nell'ultima campagna elettorale il tema del "sociale" ha acceso il dibattito politico toccando di fatto il "nervo scoperto" della politica d'Oltreoceano.

In Europa la condizione è più favorevole ma anche qui negli ultimi anni stiamo assistendo ad un progressivo deterioramento della distribuzione del reddito, a fronte di una piccola percentuale di "ricchi, super-ricchi e mega-ricchi" il numero di coloro che si barcamenano a fatica con la retribuzione mensile è aumentato a dismisura.

Anche in Italia, con la pubblicazione dell'ultimo bollettino, num. 54 dell'Ottobre 2008, la Banca d'Italia ha rilevato che : "I consumi si contraggono e il costo dell'indebitamento cresce, gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento degli interessi e restituzione del capitale) sono ancora aumentati; nei dodici mesi terminanti a Giugno essi hanno raggiunto l'8,2% del reddito disponibile (un punto percentuale in più rispetto a un anno prima)."

Avendo inquadrato lo scenario di estrema debolezza che stiamo vivendo dobbiamo chiederci serenamente : "vogliamo ancora demandare le scelte in tema di politica economica allo Zio Sam o abbiamo deciso di pensare con la nostra testa ?"

Riprendo alcune parole pronuciate ieri sera dall'imprenditore Diego Della Valle a Report :

"alcuni galantuomini del mio paese, l'artigiano, il dottore, il farmacista, mi chiedono cosa succede, cosa ha provocato questo disastro economico sui mercati finanziari, non capiscono come sia potuto accadere. In effetti è difficile spiegare a questi signori il perchè di questa situazione e come uscirne. E' comunque chiaro che questa crisi è stata provocata dalla finanza e invece le conseguenze si vedranno nell'economia reale."

In parte il Sig. Della Valle ha ragione, in parte anche lui è elemento integrante di un sistema che, nell'estremo tentativo di continuare a produrre ricchezza (effimera) ha convinto molti individui a vivere al di sopra delle proprie oggettive possibilità e pagare alcuni prodotti, dal valore modesto, dei multipli di quel valore senza apportare alcun "valore aggiunto" al consumatore di tale bene.

Non voglio affermare che le scarpe di Della Valle non valgano i 240 Euro che costano, ma forse è la nostra percezione a dare loro un valore che si discosta di almeno una grandezza dal loro reale costo di produzione.

Allo stesso modo nel corso degli anni siamo stati tutti convinti che per valutare una azienda, non si doveva utilizzare quale criterio oggettivo il reale fatturato dell'azienda stessa o il proprio business attuale ma le aspettative future di quel fatturato e di quel business. Questo è uno dei motivi per il quale oggi le aziende quotate in borsa valgono 6/8 volte gli utili attesi dall'azienda stessa, ergo oggi compro una società in borsa e ne pago mediamente i prossimi 6/8 anni di utili. Il mio investimento sarà positivo dal 9° anno in avanti solo se l'azienda sarà in grado di mantenere le aspettative.

Questo rapporto tra il prezzo (P) e gli utili (E) viene in gergo chiamato Price/Earnigs ed è il valore chiave sul quale si valutano le azioni in borsa.
Più è alto questo rapporto più, in proporzione, sto scommettendo sul futuro dell'azienda più che sul suo valore reale.

Il P/E dell'azienda del Sig. Della Valle, la Tod's, sta scontando all'attuale valore di Borsa oltre 12 volte gli utili.

Forse anche Lui dovrebbe spiegare ai "galantuomini dei suoi amici" che la sua azienda, al pari delle altre quotate in borsa, non vale il valore attuale ma il valore futuro tra 12 anni, sempre che chiuda tutti gli esercizi fiscali in utile.

Un'altra aberrazione del mercato è il concetto di "peers" ovvero : bisogna valutare una azienda all'interno del contesto nella quale opera, cioè se sto valutando la Fiat devo valutarla al pari di Renault e di Volkswagen perchè anche loro sono produttori di auto Europei e le condizioni economiche sono uguali per tutti.

Capite che questo concetto di "valore futuro" delle aziende mi permette di quotare dei prodotti finanziari da collocare alla clientela che possono oggettivamente essere allettanti per chi li colloca e delle "discrete" fregature per chi li acquista; guardate per esempio che fine hanno fatto le aziende quotate al "nuovo mercato" durante la bolla speculativa del 2000 e vedrete.

Ma lo stesso ragionamento è valso per il "Real Estate", gli appartamenti e gli edifici commerciali, che nel corso degli ultimi anni, negli USA come in Asia ed in Europa, hanno duplicato, triplicato il loro costo. Anche in questo caso non c'era nessuna corrispondenza tra il costo di costruzione e il prezzo di vendita, "è la richiesta di tale bene che determina il suo prezzo" e nel caso specifico la richiesta era drogata da una disponibilità quasi assoluta di denaro a basso costo per tutti. Il famoso progetto del governo Bush "una casa per tutti" ha portato le banche e le finanziarie specializzate a rilasciare mutui per tutti anche per chi non se li poteva permettere : i famosi "subprime".

Detto ciò, siamo ormai tutti convinti che in questi ultimi anni si sia esagerato, si è spinto troppo in alto l'asticella della percezione del valore, dobbiamo ritornare ad abbassare l'asticella ad un livello che abbia dei riferimenti concreti alla realtà nella quale viviamo.

In questa situazione mi sarei aspettato uno slancio da parte delle autorità economiche dell'Eurozona che, in contrapposizione rispetto alla situazione USA, avrebbero potuto sfruttare l'occasione per riformare il sistema dalla base, con il bene-placet di tutti, banchieri in testa che avrebbero accettato una minore "libertà" a fronte di garanzie certe da parte dello stato per i propri clienti.

Invece così non è stato, abbiamo scimmiottato le decisioni prese negli USA e senza batter ciglio le abbiamo applicate anche in Europa.

In tutto questo chi ci rimetterà non sono le banche, quelle ormai sono salve, hanno tutti gli strumenti utili per risollevarsi, saranno gli individui, i privati, gli artigiani, gli imprenditori che si troveranno a breve in "braghe di tela".

A mio avviso non è stato dato l'opportuno esempio, a fronte di questo sfascio saranno pochissimi a pagare per i "reati" commessi, ma moltissimi ne pagheranno le conseguenze, peccato ... veramente un'occasione perduta per fare piazza pulita.

P.S.
Questa sera la Fed ha abbassato i tassi di 50 punti base portandoli all'1%, il valore più basso da 50 anni a questa parte.

Buona Notte.

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