venerdì 31 ottobre 2008

La strada Giapponese

«Ripresa soltanto nel 2010»

Con questo articolo oggi apparso sul "Sole 24 ore" il giornalista riporta il risultato della ricerca di Ref che prevede per l'Italia una recessione per due anni di fila, un "fenomeno di portata eccezionale" che non si verificava dalla seconda guerra mondiale.


La ripresa, modesta, è prevista a partire dal 2010. Le previsioni Ref prevedono un 2008 in chiusura con una flessione dello 0,1% quest'anno e un deciso -0,8% per il 2009. Anche l'occupazione si prevede in calo sia nel 2009 (-0,5%) che nel 2010 ( -0,6%) e i consumi chiaramente seguiranno a ruota con un -0,3% nel 2009; il punto più dolente di tutto il report è però la previsione sul crollo degli investimenti ( -3,6%) già nel 2009.


Nel nostro piccolo anche il sondaggio pubblicato su questo blog, con un panel molto più ristretto di intervistati, ha dato un risultato a dir poco inquietante; il 39% del campione alla domanda "quanto durerà la crisi ?" ha risposto "se ne riparla nel 2010".


Vorrei portare alcuni dati inconfutabili su quanto sta avvenendo in quest'ultimo periodo dell'anno :


ST Microelectronics ha annunciato di voler chiudere gli impianti di produzione per due settimane ma che "l'impatto sulle scorte di magazzino sarà risibile", ergo non hanno ordini e il magazzino rimane invariato.


STM è uno dei maggiori produttori del mondo di componenti elettronici che sono presenti ovunque, dal rasoio elettrico agli elettrodomestici, dagli autoveicoli ai computer; questo è un chiaro segnale di riduzione dei consumi.


Anche il traffico marittimo è calato drasticamente e infatti, come già pubblicato in un precedente post, il Baltic Index è crollato drasticamente da Maggio 2008 a oggi.


Se volete avere un dato più puntuale sul traffico merci via mare in Italia, vi consiglio di dare uno sguardo al sito web del Porto di Genova. Oltre a poter vedere in tempo reale il traffico marittimo in entrata e uscita dal porto è possibile leggere le ultime statistiche, aggiornate a Luglio 2008, sull'andamento della scalo marittimo e sul totale, in tonnellate, delle merci movimentate.


Purtroppo non c'è da star allegri.

Il Giappone ha vissuto una recessione lunghissima, dal 1989 al 2008, i tassi ufficiali della Banca del Giappone sono stati in quegli anni tra lo 0,5% e l'attuale 0,3% passando per un periodo di oltre due anni con tassi allo 0,0% (zero).


Questa situazione congiunturale ha permesso a chiunque di sottoscrivere prestiti in Yen giapponesi al tasso di cui sopra e investirli in Treasury Bonds USA, in USD$, con uno spread sul rendimento che in alcuni momenti ha toccato il 6,5%. Per essere più chiaro : "mi indebito in yen e investo in dollari sfruttando l'indebolimento dello yen sul dollaro ed i tassi pari a zero della Bank of Japan".




Queste operazioni sono chiamate in gergo "
carry trade".


Purtroppo operazioni di carry sono state "montate" anche per prendere a prestito i danari a tassi prossimi allo zero ed investirli in obbligazioni più interessanti dei bond usa, ad esempio le obbligazioni neo-zelandesi o australiane, o in reais, fiorini, rubli e won.


Questo meccanismo ha permesso agli investitori istituzionali di guadagnarci un bel po' di soldini ma adesso "the game is over".


Da quando è cominciata la crisi sui mercati, gli investitori istituzionali hanno cercato dei beni rifugio dove spostare la liquidità che si creava a seguito della vendita delle azioni e obbligazioni sui mercati in preda al panico. Molti hanno prediletto l'oro come bene rifugio, molti hanno abbandonato il dollaro per spostare la liquidità sul franco svizzero e lo yen giapponese.


Per questo motivo sia l'euro che il dollaro si sono progressivamente indebolite nei confronti di queste valute; in particolare lo yen è decollato.





Ultimamente i tassi americani sono stati ridotti progressivamente per un estremo tentativo di incentivare la ripresa e, di conseguenza, chi ha ancora in posizione delle operazioni di carry si trova ad avere uno spread sui rendimenti pari allo 0.7%, praticamente nullo, ed una perdita secca sul cambio
dollaro/yen a causa della rivalutazione di quest'ultimo. Di conseguenza sia l'economia americana, che sta precipitando ad una velocità annualizzata del 4%, sia i paesi emergenti sono travolti dallo smontaggio delle operazioni di carry costruite negli anni dell'avidità.



Ci vorrà un bel po' di tempo affinchè l'ammontare complessivo delle operazioni di carry ritorni ad un livello "fisiologico", dopo questa fase di assestamento ci troveremo in un nuovo scenario economico. A mio avviso sarà lo scenario dei tassi bassi ovunque, USA, EURO, JPY, forse con l'eccezione del RMB cinese che rimane stabile attorno al 6%.


In questo scenario si è modificato quello che l'IMF, International Monetary Fund, chiama l'Appetito di Rischio degli Investitori che, rispetto al passato riducono le esposizioni sugli investimenti ad alto rischio per riconcentrarsi sugli investimenti "sicuri". [vedi Investor's Risk Appetite - Brenda Gonzàlez-Hermosillo]


Come dice Alessandro Fugnoli nel suo ultimo numero de "Il Rosso e il Nero" : «con una deriva psicotiva progressiva si passa dall'azionario al corporate, dal corporate al governativo, dal governativo lungo al corto, dal corto italiano o spagnolo al corto tedesco, dal corto tedesco in banca a quello in casa, per poi trovare una pace inquieta nell'oro».


Gli Stati Uniti sono un paese dove la ricerca tecnologica e il progresso si sono sempre finanziati con i "Venture Capitalist" che investono nelle idee più che nelle aziende e danno l'opportunità al sistema di creare un volano di innovazione che traina l'economia. Gli investimenti in quello che viene chiamato "l'early stage" delle new-co ( letteralmente le fasi iniziali delle nuove società ) sono chiaramente un investimento a rischio, si stima infatti che solo una idea su n diventerà un successo commerciale.


In questo momento i capitali di rischio per le nuove idee si sono vaporizzati. E' di qualche giorno fa la notizia che un successo strabiliante come Facebook sta accusando alcune perdite importanti tra i suoi finanziatori dovute in gran parte alla crisi dei mercati finanziari.


Dove voglio arrivare, vi starete chiedendo ?

Se l'America spendacciona sarà obbligata a ritrovare la virtù del risparmio, se i capitali si rifugeranno in investimenti a basso rischio, se la disoccupazione rallenterà anche il consumo interno, faccio fatica a pensare che la ripresà partirà nuovamente dagli USA, a meno di una nuova rivoluzione culturale/industriale, magari una nuova rivoluzione che parta dall'ecologia e dalle fonti rinnovabili, oppure da un nuovo ciclo di reflazione dovuta a tassi bassi e spesa pubblica.


Ripercorrendo pertanto la strada Giapponese si daranno i soldi alle imprese subordinati a investimenti produttivi, svalutando il dollaro, calmierando il prezzo delle materie prime per tentare di far ripartire la crescita globale incoraggiando la ripresa dell'indebitamento da parte di privati e imprese.


Ma non vi sembra un film già visto ?


Buona Notte.


1 commento:

Anonimo ha detto...

Paolo, cercando di cambiare fornitore del 'energia eletrica, volendo passare alla "220", mi sono imbattuta in questo, ovvero il "decalogo" del gruppo di cui LA220 è una delle iniziative, chiamiamola così.
Leggi il decalogo...
http://www.tgeweb.it/index.html
ciao, Sara B.