giovedì 16 ottobre 2008

Petrolio, la paura fa "60"

Nel 1923 il direttore generale della British Petroleum, sir Arnold Wilson, esprime la sua valutazione sull'Arabia Saudita sentenziando :

«personalmente non credo che si troverà del petrolio nel Suo regno [quello del re ibn-Saud, il cui territorio corrispondeva allora alla regione più ricca di petrolio dell'Arabia Saudita;]. Per quanto a mia conoscenza, non vi sono tracce di greggio in superficie e, a quel poco che ne sappiamo, la struttura geologica non appare particolarmente propizia; ma in ogni caso, nessuna società può permettersi di trivellare dei pozzi da qualche parte in queste zone a meno che non vi siano tracce di petrolio in superficie.»

Mai verdetto fu meno azzeccato !


Chissà cosa potrebbe pensare oggi sir Arnold alla lettura dell'ultimo rapporto dell'Opec dove si evince che la produzione quotidiana è di circa 30 milioni di barili al giorno ed è prevista in crescita costante.

Anche le previsioni sul prezzo del barile avanzate nel corso dell'ultimo anno si sono rivelate sempre sbagliate; ricordo pochi mesi or sono un report di una casa globale di investimento che prevedeva il prezzo del barile ad oltre 200$ entro la fine dell'anno mentre oggi, la stessa casa di investimento, ha pubblicato un report che ipotizza il prezzo del barile di petrolio a 60$ nello stesso orizzonte temporale.



Per stessa ammissione del segretario generale dell'Opec, Abdalla Salem El-Badri, un prezzo del barile a 150$ è controproducente anche per gli stessi produttori di petrolio, a tale prezzo infatti diventano concorrenziali nuove forme di produzione di energia, le cosiddette energie alternative, che ancora oggi risultano troppo costose in relazione al peso che hanno nel bilancio energetico mondiale. Il peso di tali energie alternative infatti è pari solo al 15% della domanda globale di energia.

Anche un prezzo troppo basso però è controproducente, rischia infatti di non essere conveniente l'investimento in ricerca e prospezione per trovare nuovi giacimenti ed inoltre vanifica gli sforzi fatti per ridurre la presenza di Zolfo nel prodotto finito. Inoltre negli ultimi anni la ricerca per limitare lo spreco di petrolio in fase di estrazione dai giacimenti ha fatto degli enormi passi avanti, un prezzo del petrolio troppo basso bloccherebbe gli sviluppi in tal senso.

Una forchetta accettabile del prezzo del barile è tra i 70$ e i 90$, almeno questo è quanto dichiara l'Opec nel suo ultimo World Oil Outlook 2008.

L'Opec dichiara inoltre che il motivo per cui il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle non è per una scarsa disponibilità sul mercato, tuttaltro. Nello stesso report infatti l'Opec ha già considerato una crescita nella produzione per altri 12 milioni di barili al giorno entro il 2020.

Cosa ha provocato una variazione tanto significativa nella crescita dei prezzi e la loro rapida diminuzione in così poco tempo ?


Stando alle statistiche ufficiali dell'Opec e del NYMEX, la borsa dove sono quotati i contratti future sul petrolio, per ogni barile "realmente" estratto dal sottosuolo ci sono in circolazione oltre 18 contratti future, il rapporto li chiama "paper barrel"; questa distorsione provocata dal mercato finanziario ha indotto una speculazione sul reale prezzo del petrolio che solo negli ultimi giorni si sta allentando.

Chiaramente questo è il punto di vista del produttore.

D'altro canto anche Leonardo Maugeri, autore del libro "L'era del Petrolio", un testo che consiglio a chi vuole approfondire il tema, ci dice che «il costo complessivo della produzione di un barile di petrolio in Arabia Saudita è di circa 2 dollari, mentre nella maggior parte dei paesi del Golfo Persico la cifra varia tra i 2 e i 4 dollari. Anche il costo del trasporto da questi paesi al mercato finale è decisamente modesto, oscillando in media tra 1 e 2 dollari.»

Questo se da un lato rafforza l'idea largamente diffusa che i produttori di petrolio abbiamo realizzato somme ingenti grazie a questa impennata del prezzo del greggio, ed abbia alimentato il dubbio che la speculazione finanziaria sia stata orchestrata ad arte, dall'altro ci rasserena sulla reale disponibilità presente e futura di scorte di petrolio necessarie allo sviluppo industriale mondiale.

Cosa ha influenzato allora la riduzione in questi giorni del prezzo del greggio ?

Ancora una volta la risposta sta nella paura di una lunga recessione, di una crisi economica globale che riduca i consumi di carbon-fossile e dei suoi derivati.

E' di oggi il dato sulla produzione industriale Americana che segna il peggior calo mensile dal 1974 ad oggi; quelli che erano i rischi di una "probabile" recessione sono ormai divenuti una certezza.



In questa congiuntura sfavolevole, al pari di altri strumenti finanziari quali equity e bonds, anche le commodities ed in particolare il petrolio trovano i loro minimi.

Sarà interessante vedere se la soglia psicologica dei 60$ rimarrà inviolata, creando così un valido supporto, oppure se diventerà una resistenza per nuovi minimi.

Credo comunque che in tutta questa gazzarra la notizia del Dollaro che si rafforza contro l'Euro sia un buon segnale, sia per le opportunità che offre a paesi esportatori in Euro (l'Italia è uno di questi) sia perchè indica che anche nella crisi più nera la ripresa sarà trainata dagli Stati Uniti perchè in queste fasi di mercato Bear sono quelli che riescono a reagire più velocemente.

Ritornando alla teoria del "Serpentone" gli USA sono in una delle macchine di testa mentre noi siamo in una di quelle di coda.

Buona Notte


1 commento:

Roberto ha detto...

Paolo,
va be' che la notte è lunga ma tu sei un uccello notturno con una resistenza incredibbbile!
Ma dove la trovi tanta energia ?
Forse sono io troppo vecchio.
R.T.