giovedì 23 ottobre 2008

Discriminazione transitoria positiva

Che futuro stiamo costruendo per i nostri figli ?

La situazione della scuola in Italia è sempre stata discutibile, tutte le generazioni hanno contestato il sistema, come dimenticare infatti l'occupazione della scuola nel periodo 86-87, chi ha la mia età se lo ricorda sicuramente; conservo ancora da qualche parte una fotografia scattata durante l'occupazione della mia scuola superiore ... quante risate !!

Ma oggi ho l'impressione che tutto sia diverso, così distante, gli echi di quei giorni sono annullati dal rumore di fondo che emerge dalle discussioni di questi giorni sul decreto Gelmini.

Non voglio entrare nel merito del decreto perchè se ne è parlato a lungo su tutti i giornali, vorrei parlarVi di una sensazione : qual'è il progetto alla base di tutte le scelte di questo governo ?
A me sembra che con la scusa di una particolare attenzione ai costi, legittima, si voglia scientemente costruire un paese diviso in due. Da una parte "chi se lo può permettere", la scuola privata, la sanità di qualità, la pensione privata, dall'altra tutti gli altri, coloro che "non ce la fanno" quelli del "tanto peggio per loro".

Questa situazione mi fa molta paura !

Mi fa ancora più paura se a condire queste scelte disastrose si utilizza un linguaggio di forma che trasforma anche i significati. Che senso ha inserire una frase come "discriminazione transitoria positiva" in riferimento a coloro che, disperati, vengono nel nostro paese per trovare un futuro migliore e non parlano la nostra lingua.

Io vorrei vivere in un paese diverso, un paese nel quale c'è un attenzione per il più debole, per coloro che "non arrivano a fine mese".

Che futuro ha un paese che non investe nei propri figli ?

Che futuro ha un paese che non investe nella conoscenza ?

Sono sicuro che anche in questo momento storico, alquanto difficile, ci sia la possibilità di trovare una soluzione, anche onerosa per coloro che stanno meglio, per dare una possibilità a questo paese.

Siamo ad un punto di non ritorno, è ora di scegliere da che parte vogliamo stare.

3 commenti:

Massimiliano ha detto...

[…] La scuola di Stato deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.


Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.



Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. […]

Piero Calamandrei, 1950

Anonimo ha detto...

Gelmini = testa di legno (e forse altre parti anatomiche più nascoste, non so).
Qualcosa di accettabile nella "riforma" si può cercarla:
- è inammissibile che nel 2008 ci siano maestri che fanno 6 (e dico sei) ore alla settimana part time
- scuole con 10 ragazzini ed altrettanto personale (dirigenti, segretari, personale ATA, etc. etc.)
- il suddetto personale ATA (che ai miei tempi si chiamavano "BIDELLI") che demandano le pulizie a società esterne ? Ma per piacere !
Sulla validità della scuola pubblica, soprattutto primaria, per la mia esperienza a Milano (non so nel resto d'Italia), non discuto perchè è un dato di fatto.
Questo intervento è chiaramente diretto a fare cassa, ma qualche fondamento ce l'ha. Poi lo applicano con il falciotto.
R.T.

Anonimo ha detto...

Io ho frequentato sia scuole pubbliche (medie) che private(elementari, superiori e università) e devo ammettere che solo grazie ad alcuni, pochi, professori, quelle Private non si sono rivelate un vero disastro; mi spiace, ma le scuole private pensano troppo al profitto a discapito della qualità dei professori (infima), degli strumenti a disposizione degli studenti (si moriva di freddo, la palestra fatisciente, laboratori di lingua con le cuffie rotte...)e della futura integrità degli studenti (se vedo che la mia compagna viene promossa solo perchè è la figlia di uno che lavora al Provvedirato...beh, divento mafiosa anch'io) e tutto questo nel profondissimo Nord della citàà di Como.... NON CI SIAMO
Sara Battistini