lunedì 20 ottobre 2008

Carte di "scredito"

Negli ultimi anni, il numero di carte di credito in circolazione è aumentato in maniera considerevole ed in particolare sono aumentati in modo significativo il numero degli emittenti; sovente si trovano delle carte di credito emesse da società che in realtà hanno un diverso core business, di solito sono società della grande distribuzione.

E’ il risultato del “white labelling”, sono cioè prodotti e servizi, in questo caso parliamo di un servizio, che realizzati da una società (il produttore) vengono distribuiti con il nome e il logo di un’altra società (il distributore) che li rimarchia e ne cura la commercializzazione; in gergo si chiamano anche OEM o Re-Branded.

Casi di questo tipo ve ne sono diversi, in Italia in questi giorni stiamo assistendo al fenomeno degli operatori cellulari virtuali dove cioè il distributore del servizio vende un servizio, in questo caso il traffico telefonico, con il proprio marchio ( Poste, Coop per fare alcuni esempi ) ma chi ne cura la realizzazione tecnica del “prodotto” è un terzo ( Vodafone o TIM per esempio ).

Analogo il concetto con le carte di credito, per prima è arrivata la Fidaty Gold di Esselunga, e negli ultimi anni sono arrivate la Carta Aura, la Carta Kataweb, la Carta Yahoo, la Carta eBay etc etc.

Il numero delle carte Re-Branded è talmente lungo che ho perso il filo, per un elenco sufficientemente accurato vi rimando a questo sito : www.cartedipagamento.com che ritengo estremamente interessante.

Il concetto è abbastanza semplice, chi ha la relazione con il cliente, in questo caso la grande distribuzione, ha un patrimonio inestimabile (il cliente) sul quale desidera veicolare altri prodotti che non sono core-business ma sui quali può guadagnarci comunque qualcosa.

Nel caso delle carte di credito mi preme fare una distinzione :

- quelle con saldo a fine mese sono carte di “debito” a saldo differito
- quelle con saldo a rateazione, dette anche revolving, sono in effetti carte di credito perché la società emittente si fa carico di affidare il cliente per un massimale di spesa ad un determinato tasso ed il cliente ha la facoltà di pagarle a rate, un po’ al mese (mediamente il 5% del saldo), secondo le sue necessità.

Nel primo caso l’emittente non applica nessun tasso aggiuntivo mentre nel caso delle carte revolving il discorso è un po’ diverso, il tasso medio applicato globale (TAEG) va dal minimo 14% ad un massimo del 20% annuale.

Non male !!!

Risulta abbastanza chiaro che in presenza di questi tassi di interesse, in presenza di nuovi contratti sottoscritti dai cardholder la società emittente abbia tutto l’interesse a retrocedere una parte degli interessi al distributore che sarà molto più incentivato a piazzarle sulla propria clientela attraverso degli incentivi (premi, punti, sconti).

Alla fine il concetto alla base dell’attuale offerta è che la carta di credito re-branded è una soluzione vincente (win-win come dicono gli inglesi) per tutti, per il distributore che ci fa un po’ di utili aggiuntivi rispetto al proprio core-business, per il cliente perché può “sentirsi libero” di fare un acquisto e pagare un po’ alla volta e chiaramente per l’emittente perché il tasso applicato è “a due cifre”.

Ma sarà proprio così ?

Tralascio gli aspetti puramente legati al tasso di interesse perché a mio avviso sono immorali e trasferiamoci per un momento nella patria delle carte di credito, gli USA, per capire com’è andata in questi anni.

Tanto per cominciare un dato che è quantomeno sintomatico è il numero di Carte di Credito per persona, mediamente i cittadini statunitensi possiedono ben 4 carte di credito a testa.


Come è possibile vedere nel grafico la distribuzione negli stati è abbastanza omogenea, si va da un minimo di 3, 37 ad un massimo di 4,64 carte per persona.

Il secondo dato abbastanza disarmante per le nostre abitudini è quello relativo all'indebitamento medio di ogni Americano che è pari a 17.038$. Questa cifra è relativa esclusivamente all'indebitamento delle carte di credito e rappresenta l'Outstanding Balance come risulta dall'estratto conto, rappresenta cioè la cifra che il cliente dovrebbe sborsare per chiudere il debito con l'emittente della carta di credito.



Un dato estremamente interessante è la rata media mensile sostenuta da ciascuno dei titolari di carta di credito per saldare il suddetto debito (Minimum Monthly Payments), questo importo è pari a 825$ al mese e cioè rappresenta circa il 5% del debito complessivo.

Stiamo cioè dicendo che in media ogni americano ha una rata mensile di oltre 800$ per saldare il debito pregresso senza tenere in considerazione eventuali esigenze sorte nel mese in corso.



Chiaramente la rata minima mensile abbatte in misura marginale il debito restante, Outstanding Balance, che continua a generare interessi passivi a carico del cliente.

La domanda che sorge spontanea è : "pagando la rata minima mensile con il tasso di interesse applicato quanto tempo ci metterò a saldare la mia carta ?".

La risposta ce la da direttamente il sito Experian National Score Index dal quale ho prelevato tutti i grafici oggetto di questo post che è l'analogo della Centrale Rischi presente in Italia (il CRIF ).

Considerando il debito residuo medio che abbiamo detto essere di 17.038$ e restituendo una rata minima mensile di 825$ al mese al tasso medio del 16,99% il risultato è "interessante" :



Oltre due anni di debiti residui senza prendere in considerazione le spese correnti.

Se nella simulazione si prova ad utilizzare come rata mensile un importo pari alla rata minima richiesta dalle carte di credito, che per il caso specifico è di 341$, il risultato sfiora il ridicolo, oltre 30 anni per restituire il debito. Provate voi stessi cliccando qui.

Un dato ulteriore necessario per comprendere la reale situazione negli USA è quello relativo alle rate non pagate, mediamente i cittadini americani sono in ritardo di una mensilità con le due regioni più sofferenti che sono identificate nella California e Florida.

Ora che l'economia reale si sta deteriorando assisteremo nei prossimi mesi ad un deterioramento anche della situazione relativa ai pagamenti delle carte, in particolare ci si aspetta che il ritardo sulle rate aumenti in modo esponenziale.

Purtroppo anche i crediti provenienti dall'emissione delle carte sono stati utilizzati impacchettati, al pari dei mutui, in varie obbligazioni, dette CDO, e distribuite sul mercato per minimizzare i rischi delle società emittenti e rientrare di una parte dell'esposizione creditizia.

Queste obbligazioni sono state acquistate da tutto il sistema perchè erano "sicure" e rendevano dei corposi interessi attivi.

Da qui probabilmente partirà la prossima "bolla" finanziaria, ma non è tutto, anche le assicurazioni si sono attaccate a questo business miliardario e nei prossimi giorni vi spiegherò come.

Buona Notte.

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