venerdì 31 ottobre 2008

La strada Giapponese

«Ripresa soltanto nel 2010»

Con questo articolo oggi apparso sul "Sole 24 ore" il giornalista riporta il risultato della ricerca di Ref che prevede per l'Italia una recessione per due anni di fila, un "fenomeno di portata eccezionale" che non si verificava dalla seconda guerra mondiale.


La ripresa, modesta, è prevista a partire dal 2010. Le previsioni Ref prevedono un 2008 in chiusura con una flessione dello 0,1% quest'anno e un deciso -0,8% per il 2009. Anche l'occupazione si prevede in calo sia nel 2009 (-0,5%) che nel 2010 ( -0,6%) e i consumi chiaramente seguiranno a ruota con un -0,3% nel 2009; il punto più dolente di tutto il report è però la previsione sul crollo degli investimenti ( -3,6%) già nel 2009.


Nel nostro piccolo anche il sondaggio pubblicato su questo blog, con un panel molto più ristretto di intervistati, ha dato un risultato a dir poco inquietante; il 39% del campione alla domanda "quanto durerà la crisi ?" ha risposto "se ne riparla nel 2010".


Vorrei portare alcuni dati inconfutabili su quanto sta avvenendo in quest'ultimo periodo dell'anno :


ST Microelectronics ha annunciato di voler chiudere gli impianti di produzione per due settimane ma che "l'impatto sulle scorte di magazzino sarà risibile", ergo non hanno ordini e il magazzino rimane invariato.


STM è uno dei maggiori produttori del mondo di componenti elettronici che sono presenti ovunque, dal rasoio elettrico agli elettrodomestici, dagli autoveicoli ai computer; questo è un chiaro segnale di riduzione dei consumi.


Anche il traffico marittimo è calato drasticamente e infatti, come già pubblicato in un precedente post, il Baltic Index è crollato drasticamente da Maggio 2008 a oggi.


Se volete avere un dato più puntuale sul traffico merci via mare in Italia, vi consiglio di dare uno sguardo al sito web del Porto di Genova. Oltre a poter vedere in tempo reale il traffico marittimo in entrata e uscita dal porto è possibile leggere le ultime statistiche, aggiornate a Luglio 2008, sull'andamento della scalo marittimo e sul totale, in tonnellate, delle merci movimentate.


Purtroppo non c'è da star allegri.

Il Giappone ha vissuto una recessione lunghissima, dal 1989 al 2008, i tassi ufficiali della Banca del Giappone sono stati in quegli anni tra lo 0,5% e l'attuale 0,3% passando per un periodo di oltre due anni con tassi allo 0,0% (zero).


Questa situazione congiunturale ha permesso a chiunque di sottoscrivere prestiti in Yen giapponesi al tasso di cui sopra e investirli in Treasury Bonds USA, in USD$, con uno spread sul rendimento che in alcuni momenti ha toccato il 6,5%. Per essere più chiaro : "mi indebito in yen e investo in dollari sfruttando l'indebolimento dello yen sul dollaro ed i tassi pari a zero della Bank of Japan".




Queste operazioni sono chiamate in gergo "
carry trade".


Purtroppo operazioni di carry sono state "montate" anche per prendere a prestito i danari a tassi prossimi allo zero ed investirli in obbligazioni più interessanti dei bond usa, ad esempio le obbligazioni neo-zelandesi o australiane, o in reais, fiorini, rubli e won.


Questo meccanismo ha permesso agli investitori istituzionali di guadagnarci un bel po' di soldini ma adesso "the game is over".


Da quando è cominciata la crisi sui mercati, gli investitori istituzionali hanno cercato dei beni rifugio dove spostare la liquidità che si creava a seguito della vendita delle azioni e obbligazioni sui mercati in preda al panico. Molti hanno prediletto l'oro come bene rifugio, molti hanno abbandonato il dollaro per spostare la liquidità sul franco svizzero e lo yen giapponese.


Per questo motivo sia l'euro che il dollaro si sono progressivamente indebolite nei confronti di queste valute; in particolare lo yen è decollato.





Ultimamente i tassi americani sono stati ridotti progressivamente per un estremo tentativo di incentivare la ripresa e, di conseguenza, chi ha ancora in posizione delle operazioni di carry si trova ad avere uno spread sui rendimenti pari allo 0.7%, praticamente nullo, ed una perdita secca sul cambio
dollaro/yen a causa della rivalutazione di quest'ultimo. Di conseguenza sia l'economia americana, che sta precipitando ad una velocità annualizzata del 4%, sia i paesi emergenti sono travolti dallo smontaggio delle operazioni di carry costruite negli anni dell'avidità.



Ci vorrà un bel po' di tempo affinchè l'ammontare complessivo delle operazioni di carry ritorni ad un livello "fisiologico", dopo questa fase di assestamento ci troveremo in un nuovo scenario economico. A mio avviso sarà lo scenario dei tassi bassi ovunque, USA, EURO, JPY, forse con l'eccezione del RMB cinese che rimane stabile attorno al 6%.


In questo scenario si è modificato quello che l'IMF, International Monetary Fund, chiama l'Appetito di Rischio degli Investitori che, rispetto al passato riducono le esposizioni sugli investimenti ad alto rischio per riconcentrarsi sugli investimenti "sicuri". [vedi Investor's Risk Appetite - Brenda Gonzàlez-Hermosillo]


Come dice Alessandro Fugnoli nel suo ultimo numero de "Il Rosso e il Nero" : «con una deriva psicotiva progressiva si passa dall'azionario al corporate, dal corporate al governativo, dal governativo lungo al corto, dal corto italiano o spagnolo al corto tedesco, dal corto tedesco in banca a quello in casa, per poi trovare una pace inquieta nell'oro».


Gli Stati Uniti sono un paese dove la ricerca tecnologica e il progresso si sono sempre finanziati con i "Venture Capitalist" che investono nelle idee più che nelle aziende e danno l'opportunità al sistema di creare un volano di innovazione che traina l'economia. Gli investimenti in quello che viene chiamato "l'early stage" delle new-co ( letteralmente le fasi iniziali delle nuove società ) sono chiaramente un investimento a rischio, si stima infatti che solo una idea su n diventerà un successo commerciale.


In questo momento i capitali di rischio per le nuove idee si sono vaporizzati. E' di qualche giorno fa la notizia che un successo strabiliante come Facebook sta accusando alcune perdite importanti tra i suoi finanziatori dovute in gran parte alla crisi dei mercati finanziari.


Dove voglio arrivare, vi starete chiedendo ?

Se l'America spendacciona sarà obbligata a ritrovare la virtù del risparmio, se i capitali si rifugeranno in investimenti a basso rischio, se la disoccupazione rallenterà anche il consumo interno, faccio fatica a pensare che la ripresà partirà nuovamente dagli USA, a meno di una nuova rivoluzione culturale/industriale, magari una nuova rivoluzione che parta dall'ecologia e dalle fonti rinnovabili, oppure da un nuovo ciclo di reflazione dovuta a tassi bassi e spesa pubblica.


Ripercorrendo pertanto la strada Giapponese si daranno i soldi alle imprese subordinati a investimenti produttivi, svalutando il dollaro, calmierando il prezzo delle materie prime per tentare di far ripartire la crescita globale incoraggiando la ripresa dell'indebitamento da parte di privati e imprese.


Ma non vi sembra un film già visto ?


Buona Notte.


giovedì 30 ottobre 2008

De profundis

A prescindere da cosa succederà nel prossimo futuro, l'attuale crisi finanziaria ha sancito la sconfitta di alcuni "dogmi" che ci hanno accompagnato negli ultimi decenni e sono rispettivamente :

- le Agenzie di Rating
- il VAR
- le Società di Revisione
- gli Hedge Fund

per gli ultimi in realtà i mercati stanno già suonando il "de profundis".

Avanziamo con ordine.

- Le Agenzie di Rating

Sono quelle società specializzate, Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings, che hanno il compito di definire la bontà delle società quotate, e non, e stabilire con un criterio oggettivo, espresso attraverso un voto in lettere, il rischio dell'investimento proposto, ovvero il rischio legato al debito di una società emittente o di un paese.

Il "voto" va da AAA, massima sicurezza di rivedere il capitale investito, a D che esprime la certezza di aver perso tutti i soldi investiti ovvero "Default".

Non raramente, la maggior fonte di finanziamento dei costosi studi che portano a valutare il rating, non sono le agenzie di stampa e la comunità finanziaria, ma le stesse società emittenti oggetto dell'indagine e singoli investitori con molta liquidità. In questi casi, è evidente un conflitto d'interessi.

Conflitto di interesse che a mio avviso negli ultimi anni si è palesato in diverse occasioni :

- affair ENRON : la società prima del fallimento veniva valutata con il voto di Baa3 o BBB-
- Lehman : prima del fallimento era considerata A1
- Washington Mutual : prima del fallimento A-
- IndyMac : prima del fallimento BBB-
- Wachovia : prima dell'acquisizione forzata da parte di Wells Fargo AA-

tralasciamo poi le indicazioni sui cosiddetti Tango Bonds, obbligazioni Argentine, o sulla Parmalat pre-fallimento, sulla Cirio o su Giacomelli, giusto per fare dei riferimenti nostrani.

Come potete ben capire la totale inaffidabilità di questi soggetti è ormai chiara.


- Il VAR

Il VAR, Value at Risk o Valore a Rischio, rappresenta qual'è il ritorno atteso dal mio investimento ad un determinato livello di rischio in un determinato intervallo di tempo.

Mi rendo conto che forse è un po' complesso ma facciamo un esempio pratico :

ho a disposizione una certa somma, diciamo 10.000 euro, e ho deciso di fare un investimento a rischio, non comprerò dei CCT o BTP perchè non voglio accontentarmi del loro misero rendimento ma voglio qualcosa che mi "rende di più".
La mia banca allora mi propone due diversi investimenti, il primo che storicamente ha reso circa l'1% in più dei titoli di stato ed il secondo che invece negli ultimi 12 mesi ha reso ben oltre il 6%.
La prima domanda che dovrebbe nascere nella mia testa è : "qual'è il rischio di questi investimenti?" Qual'è la probabilità che investiti i imiei 10.000 euro io li riveda tali e quali con qualche interesse dopo un anno o che piuttosto io ne perda una piccola parte ?

Questo ragionamento logico, legittimo e razionale, che tutti gli investitori dovrebbero porsi perchè in "borsa non si gioca, si investe", in finanza viene espresso attraverso un valore numerico chiamato VAR.

La teoria mi dice inoltre che in un "sistema" ideale, all'aumentare del rischio dovrebbe aumentare il rendimento mentre per rendimenti bassi il rischio "dovrebbe" essere risibile.

Gli economisti ed i matematici si sono arrovellati il cervello per 40 anni per verificare empiricamente le loro teorie, per poi vederle vacillare nel giro di poche settimane grazie al fallimento di tutte quelle banche, elencate precedentemente, che avevano piazzato sul mercato obbligazioni considerate "a basso rischio".

Purtroppo il VAR come indicatore complessivo del rischio di mercato è diventato obsoleto. Poveri economisti !

- Le Società di Revisione

Il 30 di Settembre il bilancio della banca USA Wachovia riportava a portafoglio della banca asset per oltre 50 miliardi di dollari. Il 2 di Ottobre il Consiglio di Amministrazione della Banca ha approvato l'offerta di acquisto da parte della concorrente Wells Fargo per un controvalore di 14,8 miliardi di dollari da riconoscersi agli azionsti sotto forma di azioni.

I casi sono due o gli azionisti di Wells Fargo hanno ricevuto circa 35 miliardi di asset "gratuitamente" oppure il valore del portafoglio di Wachovia si è ridotto di oltre 35 miliardi di dollari nel giro di 2 gioni. Chiaramente nessuna delle due ipotesi.

La verità è che il management di Wachovia fa fatica ancora adesso ad ammettere che il loro bilancio era una "farsa" e che nessuna autorità regolamentare o giudiziaria ha chiesto loro spiegazioni su questo "deprezzamento" istantaneo.

Questa è la stessa storia del caso Enron di qualche anno fa che ha portato alla bancarotta ed alla fusione successiva di alcune tra le più grandi società di revisione del mondo. In piccolo quello che è successo a Unicredit è qualcosa di molto simile, l'amministratore delegato Alessandro Profumo prima dichiara che la banca è solida e non necessita di un aumento di capitale e poi da il via libera ad un aumento di circa 6 miliardi di euro.

Dove sono i revisori in tutto questo ?

Qual'è il loro vero ruolo nel processo di certificazione del bilancio, oltre che farsi pagare laute parcelle ?

Prevedo che negli USA, in Italia lo dubito fermamente, assisteremo a battaglie legali abbastanza cruente contro questi signori che, ahimè, hanno dimostrato di essere assolutamente superficiali nello svolgimento delle loro funzioni.

- Gli Hedge Fund

Il termine Hedge in Inglese viene tradotto come barriera, ed in realtà proprio il concetto di barriera riesce a rendere l'idea di un fondo di investimento dove, a fronte di una presa di posizione su un determinato investimento, il gestore del fondo mette in atto delle operazioni atte a creare una barriera alle eventuali perdite sull'investimento stesso. Le barriere possono essere costruite utilizzando dei prodotti derivati che sono ammessi nei portafogli di questi fondi "speculativi".

Purtroppo in queste ultime settimane proprio i fondi hedge, con la loro immagine sulfurea, si sono prestati perfettamente a qualsiasi caccia alle streghe perchè ritenuti i colpevoli di questi ribassi incondizionati sui mercati globali. In parte è vero ma lo è perchè i suddetti fondi nel corso degli anni si sono trasformati in strumenti direzionali dove il concetto di barriera a protezione dell'investimento è stato totalmente disatteso.

Ho fatto una personale ricerca, di oltre 2531 fondi analizzati solo 793 hanno un risultato positivo nell'anno in corso, ben 1738 sono i fondi hedge che hanno performance negative dall'inizio del 2008 e, udite udite, ben 225 sono i fondi che hanno perso oltre il 40%.

Non male per dei fondi che dovrebbero essere capaci di difendere il patrimonio investito.

Inoltre se considerate che il capitale minimo richiesto per accedere a questi fondi è di 1 milione di dollari in USA e di 500.000 Euro in Italia potete ben immaginare quanti danari siano stati dissipati nel 2008.

Detto ciò prevedo che saranno sempre di meno i clienti disposti ad investire in uno strumento dove la trasparenza sulle strategie messe in atto non è assolutamente chiara.

Buona Notte.

mercoledì 29 ottobre 2008

L'occasione perduta

Gli Stati Uniti non sono un paese redistributivo.

Con queste parole il decano dei premi Nobel Americani, Kenneth Joseph Arrow, illustra la struttura sociale del paese a cui il mondo intero ha demandato ogni decisione in merito alle politiche economiche e finanziarie negli ultimi anni.

Politiche economiche che, se da un lato hanno garantito una crescita inimmaginabile per un economista classe 1921, dall'altro hanno contribuito a creare delle enormi disparità sociali; è infatti noto che negli USA il 10% della popolazione adulta possede il 70% delle ricchezze nazionali ( Fonte United Nations University ) e che anche nell'ultima campagna elettorale il tema del "sociale" ha acceso il dibattito politico toccando di fatto il "nervo scoperto" della politica d'Oltreoceano.

In Europa la condizione è più favorevole ma anche qui negli ultimi anni stiamo assistendo ad un progressivo deterioramento della distribuzione del reddito, a fronte di una piccola percentuale di "ricchi, super-ricchi e mega-ricchi" il numero di coloro che si barcamenano a fatica con la retribuzione mensile è aumentato a dismisura.

Anche in Italia, con la pubblicazione dell'ultimo bollettino, num. 54 dell'Ottobre 2008, la Banca d'Italia ha rilevato che : "I consumi si contraggono e il costo dell'indebitamento cresce, gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento degli interessi e restituzione del capitale) sono ancora aumentati; nei dodici mesi terminanti a Giugno essi hanno raggiunto l'8,2% del reddito disponibile (un punto percentuale in più rispetto a un anno prima)."

Avendo inquadrato lo scenario di estrema debolezza che stiamo vivendo dobbiamo chiederci serenamente : "vogliamo ancora demandare le scelte in tema di politica economica allo Zio Sam o abbiamo deciso di pensare con la nostra testa ?"

Riprendo alcune parole pronuciate ieri sera dall'imprenditore Diego Della Valle a Report :

"alcuni galantuomini del mio paese, l'artigiano, il dottore, il farmacista, mi chiedono cosa succede, cosa ha provocato questo disastro economico sui mercati finanziari, non capiscono come sia potuto accadere. In effetti è difficile spiegare a questi signori il perchè di questa situazione e come uscirne. E' comunque chiaro che questa crisi è stata provocata dalla finanza e invece le conseguenze si vedranno nell'economia reale."

In parte il Sig. Della Valle ha ragione, in parte anche lui è elemento integrante di un sistema che, nell'estremo tentativo di continuare a produrre ricchezza (effimera) ha convinto molti individui a vivere al di sopra delle proprie oggettive possibilità e pagare alcuni prodotti, dal valore modesto, dei multipli di quel valore senza apportare alcun "valore aggiunto" al consumatore di tale bene.

Non voglio affermare che le scarpe di Della Valle non valgano i 240 Euro che costano, ma forse è la nostra percezione a dare loro un valore che si discosta di almeno una grandezza dal loro reale costo di produzione.

Allo stesso modo nel corso degli anni siamo stati tutti convinti che per valutare una azienda, non si doveva utilizzare quale criterio oggettivo il reale fatturato dell'azienda stessa o il proprio business attuale ma le aspettative future di quel fatturato e di quel business. Questo è uno dei motivi per il quale oggi le aziende quotate in borsa valgono 6/8 volte gli utili attesi dall'azienda stessa, ergo oggi compro una società in borsa e ne pago mediamente i prossimi 6/8 anni di utili. Il mio investimento sarà positivo dal 9° anno in avanti solo se l'azienda sarà in grado di mantenere le aspettative.

Questo rapporto tra il prezzo (P) e gli utili (E) viene in gergo chiamato Price/Earnigs ed è il valore chiave sul quale si valutano le azioni in borsa.
Più è alto questo rapporto più, in proporzione, sto scommettendo sul futuro dell'azienda più che sul suo valore reale.

Il P/E dell'azienda del Sig. Della Valle, la Tod's, sta scontando all'attuale valore di Borsa oltre 12 volte gli utili.

Forse anche Lui dovrebbe spiegare ai "galantuomini dei suoi amici" che la sua azienda, al pari delle altre quotate in borsa, non vale il valore attuale ma il valore futuro tra 12 anni, sempre che chiuda tutti gli esercizi fiscali in utile.

Un'altra aberrazione del mercato è il concetto di "peers" ovvero : bisogna valutare una azienda all'interno del contesto nella quale opera, cioè se sto valutando la Fiat devo valutarla al pari di Renault e di Volkswagen perchè anche loro sono produttori di auto Europei e le condizioni economiche sono uguali per tutti.

Capite che questo concetto di "valore futuro" delle aziende mi permette di quotare dei prodotti finanziari da collocare alla clientela che possono oggettivamente essere allettanti per chi li colloca e delle "discrete" fregature per chi li acquista; guardate per esempio che fine hanno fatto le aziende quotate al "nuovo mercato" durante la bolla speculativa del 2000 e vedrete.

Ma lo stesso ragionamento è valso per il "Real Estate", gli appartamenti e gli edifici commerciali, che nel corso degli ultimi anni, negli USA come in Asia ed in Europa, hanno duplicato, triplicato il loro costo. Anche in questo caso non c'era nessuna corrispondenza tra il costo di costruzione e il prezzo di vendita, "è la richiesta di tale bene che determina il suo prezzo" e nel caso specifico la richiesta era drogata da una disponibilità quasi assoluta di denaro a basso costo per tutti. Il famoso progetto del governo Bush "una casa per tutti" ha portato le banche e le finanziarie specializzate a rilasciare mutui per tutti anche per chi non se li poteva permettere : i famosi "subprime".

Detto ciò, siamo ormai tutti convinti che in questi ultimi anni si sia esagerato, si è spinto troppo in alto l'asticella della percezione del valore, dobbiamo ritornare ad abbassare l'asticella ad un livello che abbia dei riferimenti concreti alla realtà nella quale viviamo.

In questa situazione mi sarei aspettato uno slancio da parte delle autorità economiche dell'Eurozona che, in contrapposizione rispetto alla situazione USA, avrebbero potuto sfruttare l'occasione per riformare il sistema dalla base, con il bene-placet di tutti, banchieri in testa che avrebbero accettato una minore "libertà" a fronte di garanzie certe da parte dello stato per i propri clienti.

Invece così non è stato, abbiamo scimmiottato le decisioni prese negli USA e senza batter ciglio le abbiamo applicate anche in Europa.

In tutto questo chi ci rimetterà non sono le banche, quelle ormai sono salve, hanno tutti gli strumenti utili per risollevarsi, saranno gli individui, i privati, gli artigiani, gli imprenditori che si troveranno a breve in "braghe di tela".

A mio avviso non è stato dato l'opportuno esempio, a fronte di questo sfascio saranno pochissimi a pagare per i "reati" commessi, ma moltissimi ne pagheranno le conseguenze, peccato ... veramente un'occasione perduta per fare piazza pulita.

P.S.
Questa sera la Fed ha abbassato i tassi di 50 punti base portandoli all'1%, il valore più basso da 50 anni a questa parte.

Buona Notte.

lunedì 27 ottobre 2008

Silenzio assordante

Sono arrivato in ufficio sereno questa mattina, avevo passato un week-end in tranquillità e avevo letto sommariamente i quotidiani ma non mi sembrava ci fosse nessuna particolare notizia degna di essere approfondita.

Ne d'altro canto la politica nostrana aveva solleticato la mia fantasia così mi ero limitato ad una occhiata sommaria dei principali quotidiani nazionali e avevo deciso che non valeva la pena perdere tempo.

Questa mattina il risveglio è stato drammatico, i mercati asiatici hanno aperto le danze con ribassi a due cifre, l'indice NIKKEI e tornato ai livelli del 1973, poi è toccato ai mercati Europei e successivamente è stata la volta dei mercati Americani ma tutto ciò è accaduto nella totale assenza di dichiarazioni da parte di nessuno degli economisti o dei politici che nelle ultime settimane si sono affannati a spiegarci come arginare il fenomeno per fare in modo che rimanesse isolato al settore finanziario e non intaccasse l'economia reale.


Purtroppo non è così e se ne sono resi conto anche loro.

A parte l'indice della fiducia dei consumatori, la bilancia commerciale, le scorte a magazzino di prodotti finiti, il numero di disoccupati in aumento e il petrolio che è tornato sui 60 dollari al barile, adesso arrivano nuove brutte notizie dall'economia reale sotto forma di utili ridotti o addirittura azzerati.

In tutto questo solo a pomerigigo inoltrato, uno sparuto ed intimidito Trichet ha provato ad alzare la mano ed annunciare che già nella prossima riunione di novembre la Bce è intenzionata a ridurre i tassi "forse" di ben mezzo punto percentuale.

Però !!

E pensare che questi signori sono ben pagati e dovrebbero sorvegliare i mercati e anticipare/ridurre le spinte inflazionistiche e/o rilanciare la domanda.

Ma fino adesso su che canale erano sintonizzati ?

Mi sa che gli unici a non capire quanto sta accadendo sono propri i banchieri centrali.

Ormai l'hanno capito tutti, i dati sono eccezionalmente pessimi, l'outlook sul 2009 e 2010 disastroso, gli ordinativi alle aziende sono in drastico calo, la liquidità è sparita dai mercati e le uniche mosse a sostegno di questa crisi di portata "storica" è tagliare di mezzo punto il tasso di interesse ?

Nel mio post precedente, "Quando il tasso non basta !!", avevo già anticipato che forse non era sufficiente.

Adesso la situazione è talmente grave che non si parla più di un crisi isolata provocata da quattro "furfanti" di Wall Street, qui si cominciano ad intaccare i valori dei fondi pensione, dei risparmi delle famiglie, delle pensioni dei cittadini "globali"; alcuni giorni orsono è stato pubblicato un report dal quale si evince che un Americano su cinque dovrà posticipare la data di pensionamento per le perdite accusate dai fondi pensione.

In tutto questo caos l'unica mossa che la nostrana Consob è riuscita ad architettare è la limitazione dello short-selling.

Adesso è necessario fare di più, bisogna trovare il modo di ridare fiducia alla gente, alle imprese, dimostrare che il sistema finanziario non è un ectoplasma che vive auto-alimentandosi ma che fa parte integrante di un sistema dove ne è solo una componente, sicuramente essenziale, ma in totale armonia con le altre.

Si deve trovare il cosiddetto "fattore di inversione" che stabilizzi i mercati, dia una boccata di ossigeno e soprattutto provi a dissipare queste nubi che si sono assiepate sulle nostre teste.

Ancora una volta ho l'impressione che noi Europei saremo passivi, come sempre, e che anche questa volta sarà qualcun altro a salvarci, questa volta però, ho l'impressione che anche l'elezione di un nuovo presidente americano non sarà sufficiente.

Sveglia Europa, sveglia !!

giovedì 23 ottobre 2008

Discriminazione transitoria positiva

Che futuro stiamo costruendo per i nostri figli ?

La situazione della scuola in Italia è sempre stata discutibile, tutte le generazioni hanno contestato il sistema, come dimenticare infatti l'occupazione della scuola nel periodo 86-87, chi ha la mia età se lo ricorda sicuramente; conservo ancora da qualche parte una fotografia scattata durante l'occupazione della mia scuola superiore ... quante risate !!

Ma oggi ho l'impressione che tutto sia diverso, così distante, gli echi di quei giorni sono annullati dal rumore di fondo che emerge dalle discussioni di questi giorni sul decreto Gelmini.

Non voglio entrare nel merito del decreto perchè se ne è parlato a lungo su tutti i giornali, vorrei parlarVi di una sensazione : qual'è il progetto alla base di tutte le scelte di questo governo ?
A me sembra che con la scusa di una particolare attenzione ai costi, legittima, si voglia scientemente costruire un paese diviso in due. Da una parte "chi se lo può permettere", la scuola privata, la sanità di qualità, la pensione privata, dall'altra tutti gli altri, coloro che "non ce la fanno" quelli del "tanto peggio per loro".

Questa situazione mi fa molta paura !

Mi fa ancora più paura se a condire queste scelte disastrose si utilizza un linguaggio di forma che trasforma anche i significati. Che senso ha inserire una frase come "discriminazione transitoria positiva" in riferimento a coloro che, disperati, vengono nel nostro paese per trovare un futuro migliore e non parlano la nostra lingua.

Io vorrei vivere in un paese diverso, un paese nel quale c'è un attenzione per il più debole, per coloro che "non arrivano a fine mese".

Che futuro ha un paese che non investe nei propri figli ?

Che futuro ha un paese che non investe nella conoscenza ?

Sono sicuro che anche in questo momento storico, alquanto difficile, ci sia la possibilità di trovare una soluzione, anche onerosa per coloro che stanno meglio, per dare una possibilità a questo paese.

Siamo ad un punto di non ritorno, è ora di scegliere da che parte vogliamo stare.

mercoledì 22 ottobre 2008

Il gioco delle Matrioske

Cosa sono le matrioske ? Se cercate su Wikipedia troverete la seguente citazione :

Matrioška (in lingua russa матрёшка) è il termine con cui si definisce il caratteristico insieme di bambole di origine russa che si compone di pezzi di diverse dimensioni realizzati in legno, ognuno dei quali è inseribile in uno di formato più grande. Ogni pezzo si divide in due parti ed è vuoto al suo interno, salvo il più piccolo che si chiama "seme". La bambolina più grande si chiama invece "madre".

Vorrei fare con Voi un parallelo tra un prodotto finanziario, che imparerete a conoscere, e queste simpatiche bamboline, ma prima facciamo un passo indietro.

Qualche tempo fa avevamo parlato dei CDS, nel post "allacciarsi le cinture di sicurezza, prego !!" pubblicato in Giugno avevo descritto il loro funzionamento ed il loro sostanziale scopo, proteggersi dal rischio che un emittente di prodotti finanziari potesse fallire.

Il loro nobile scopo era stato poi totalmente stravolto perchè questi strumenti sono stati utilizzati come mezzi per scommettere sul grado di affidabilità di una banca o di una assicurazione, instaurando un meccanismo diabolico per cui oggi sul mercato ci sono la bellezza di 60 trilioni di dollari di questi strumenti.


Sono tante scommesse sulla solidità del sistema finanziario globale ed in questi giorni stanno producendo i loro inaspettati frutti; è infatti di pochi giorni fa la notizia che chi ha venduto CDS (Credit Default Swap) su titoli Lehman dovrà sborsare 91 centesimi per ogni dollaro assicurato e, purtroppo, non si conosce ancora l'entità complessiva delle scommesse in circolazione perchè non esiste un ente che ne tiene traccia; queste transazioni sono infatti realizzate OTC (Over the counter) ovvero fuori mercato, sono transazioni tra individui giuridici.

Per comprendere meglio il meccanismo è come se io e il mio amico Gino decidessimo di scommettere sulla partita Milan-Inter. Lui scommette 10 € che vince il Milan e io accetto la scommessa. Se lui vince devo pagargli 10 € e nessuno oltrea noi due ne è a conoscenza.

La stessa cosa per un CDS, io scommetto che una banca possa fallire e sottoscrivo un contratto, se la banca fallisce, come è successo con Lehman ma non solo, chi mi ha venduto il CDS deve onorare il contratto.

Detto ciò aggiungiamo un grado di complessità, parliamo dei CDO.

I CDO (Collateralized Debt Obbligation) sono delle obbligazioni che hanno come prodotto sottostante, il cosiddetto collaterale, dei prestiti personali, delle carte di credito, dei leasing; le suddette obbligazioni vengono emesse allo scopo di "cartolarizzare" i citati debiti e distribuirli a terzi per ridurre il rischio garantendomi comunque un lauto guadagno.

Facciamo un esempio nostrano.

Qualche hanno fa il governo Italiano ha deciso di "cartolarizzare" degli immobili di proprietà di alcuni enti previdenziali per ottenerne un vantaggio economico (guarda caso nell'operazione c'era anche Lehman) e ha creato una società chiamata SCIP Srl, un cosiddetto SPV Special Purpose Vehicle, a cui ha effettivamente venduto gli immobili. La società per pagarli ha emesso delle obbligazioni garantite dal Tesoro Italiano con un rendimento interessante. Le obbligazioni sono state vendute sul mercato a chi ne faceva richiesta (privati, banche, enti assistenziali, assicurazioni) ed il loro rendimento è assicurato dagli affitti che la SCIP incassa dai locatari o dalla vendita a prezzi di mercato dei suddetti immobili.

Allo stesso modo se io sono una finanziaria che offre prestiti personali, posso decidere che i crediti che ho in portafoglio, di buona, media e cattiva qualità, siano oggetto di una cartolarizzazione, decido cioè di cederli per fare cassa ed emetto una bella e corposa obbligazione che piazzo sul mercato. L'obbligazione si chiama CDO.

E adesso uniamo le due cose. Parliamo dei CDO Sintetici.

Una piccola accortezza, se fino a qui non vi è venuto mal di testa allora proseguite altrimenti Vi consiglio vivamente di prendere una pausa.

Il CDO sintetico è la quintessenza dell'ingegneria finanziaria, un prodotto ricorsivo, il prodotto di una mente malata applicata alla finanza. Il CDO sintetico ha come collaterale un insieme di CDS.

Qui ne sono certo mi avete perso .... vero ?

Dunque ricapitoliamo, un CDS è una scommessa sul fallimento di una società, un CDO è un obbligazione costruita su un collaterale, il CDO sintetico è un obbligazione che ha come collaterale delle scommesse sulla solidità finanziaria di alcune società.

Incredibile, avete capito il parallelo con la Matrioska adesso ?


Adesso che avete avuto la pazienza di arrivare fino qui Vi racconto la parte più simpatica; oggi su Bloomberg, è uscita la notizia che alcuni investitori, sempre i soliti noti e cioè le banche d'investimento ed alcune assicurazioni USA, hanno sottoscritto circa 1,2 trilioni di dollari di questi prodotti. Un trilione è uguale a 1.000 miliardi di dollari.

Molti di questi prodotti hanno accumulato oltre il 90% di perdite e, stando a ciò che ha comunicato oggi Sivan Mahadevan strategist di Morgn Stanley a New York, oltre $254 miliardi di dollari di questi prodotti è già nella condizione di "default".

Si ricomincia, altro giro altra corsa .... chi vuole ancora prendere il codino ??

lunedì 20 ottobre 2008

Carte di "scredito"

Negli ultimi anni, il numero di carte di credito in circolazione è aumentato in maniera considerevole ed in particolare sono aumentati in modo significativo il numero degli emittenti; sovente si trovano delle carte di credito emesse da società che in realtà hanno un diverso core business, di solito sono società della grande distribuzione.

E’ il risultato del “white labelling”, sono cioè prodotti e servizi, in questo caso parliamo di un servizio, che realizzati da una società (il produttore) vengono distribuiti con il nome e il logo di un’altra società (il distributore) che li rimarchia e ne cura la commercializzazione; in gergo si chiamano anche OEM o Re-Branded.

Casi di questo tipo ve ne sono diversi, in Italia in questi giorni stiamo assistendo al fenomeno degli operatori cellulari virtuali dove cioè il distributore del servizio vende un servizio, in questo caso il traffico telefonico, con il proprio marchio ( Poste, Coop per fare alcuni esempi ) ma chi ne cura la realizzazione tecnica del “prodotto” è un terzo ( Vodafone o TIM per esempio ).

Analogo il concetto con le carte di credito, per prima è arrivata la Fidaty Gold di Esselunga, e negli ultimi anni sono arrivate la Carta Aura, la Carta Kataweb, la Carta Yahoo, la Carta eBay etc etc.

Il numero delle carte Re-Branded è talmente lungo che ho perso il filo, per un elenco sufficientemente accurato vi rimando a questo sito : www.cartedipagamento.com che ritengo estremamente interessante.

Il concetto è abbastanza semplice, chi ha la relazione con il cliente, in questo caso la grande distribuzione, ha un patrimonio inestimabile (il cliente) sul quale desidera veicolare altri prodotti che non sono core-business ma sui quali può guadagnarci comunque qualcosa.

Nel caso delle carte di credito mi preme fare una distinzione :

- quelle con saldo a fine mese sono carte di “debito” a saldo differito
- quelle con saldo a rateazione, dette anche revolving, sono in effetti carte di credito perché la società emittente si fa carico di affidare il cliente per un massimale di spesa ad un determinato tasso ed il cliente ha la facoltà di pagarle a rate, un po’ al mese (mediamente il 5% del saldo), secondo le sue necessità.

Nel primo caso l’emittente non applica nessun tasso aggiuntivo mentre nel caso delle carte revolving il discorso è un po’ diverso, il tasso medio applicato globale (TAEG) va dal minimo 14% ad un massimo del 20% annuale.

Non male !!!

Risulta abbastanza chiaro che in presenza di questi tassi di interesse, in presenza di nuovi contratti sottoscritti dai cardholder la società emittente abbia tutto l’interesse a retrocedere una parte degli interessi al distributore che sarà molto più incentivato a piazzarle sulla propria clientela attraverso degli incentivi (premi, punti, sconti).

Alla fine il concetto alla base dell’attuale offerta è che la carta di credito re-branded è una soluzione vincente (win-win come dicono gli inglesi) per tutti, per il distributore che ci fa un po’ di utili aggiuntivi rispetto al proprio core-business, per il cliente perché può “sentirsi libero” di fare un acquisto e pagare un po’ alla volta e chiaramente per l’emittente perché il tasso applicato è “a due cifre”.

Ma sarà proprio così ?

Tralascio gli aspetti puramente legati al tasso di interesse perché a mio avviso sono immorali e trasferiamoci per un momento nella patria delle carte di credito, gli USA, per capire com’è andata in questi anni.

Tanto per cominciare un dato che è quantomeno sintomatico è il numero di Carte di Credito per persona, mediamente i cittadini statunitensi possiedono ben 4 carte di credito a testa.


Come è possibile vedere nel grafico la distribuzione negli stati è abbastanza omogenea, si va da un minimo di 3, 37 ad un massimo di 4,64 carte per persona.

Il secondo dato abbastanza disarmante per le nostre abitudini è quello relativo all'indebitamento medio di ogni Americano che è pari a 17.038$. Questa cifra è relativa esclusivamente all'indebitamento delle carte di credito e rappresenta l'Outstanding Balance come risulta dall'estratto conto, rappresenta cioè la cifra che il cliente dovrebbe sborsare per chiudere il debito con l'emittente della carta di credito.



Un dato estremamente interessante è la rata media mensile sostenuta da ciascuno dei titolari di carta di credito per saldare il suddetto debito (Minimum Monthly Payments), questo importo è pari a 825$ al mese e cioè rappresenta circa il 5% del debito complessivo.

Stiamo cioè dicendo che in media ogni americano ha una rata mensile di oltre 800$ per saldare il debito pregresso senza tenere in considerazione eventuali esigenze sorte nel mese in corso.



Chiaramente la rata minima mensile abbatte in misura marginale il debito restante, Outstanding Balance, che continua a generare interessi passivi a carico del cliente.

La domanda che sorge spontanea è : "pagando la rata minima mensile con il tasso di interesse applicato quanto tempo ci metterò a saldare la mia carta ?".

La risposta ce la da direttamente il sito Experian National Score Index dal quale ho prelevato tutti i grafici oggetto di questo post che è l'analogo della Centrale Rischi presente in Italia (il CRIF ).

Considerando il debito residuo medio che abbiamo detto essere di 17.038$ e restituendo una rata minima mensile di 825$ al mese al tasso medio del 16,99% il risultato è "interessante" :



Oltre due anni di debiti residui senza prendere in considerazione le spese correnti.

Se nella simulazione si prova ad utilizzare come rata mensile un importo pari alla rata minima richiesta dalle carte di credito, che per il caso specifico è di 341$, il risultato sfiora il ridicolo, oltre 30 anni per restituire il debito. Provate voi stessi cliccando qui.

Un dato ulteriore necessario per comprendere la reale situazione negli USA è quello relativo alle rate non pagate, mediamente i cittadini americani sono in ritardo di una mensilità con le due regioni più sofferenti che sono identificate nella California e Florida.

Ora che l'economia reale si sta deteriorando assisteremo nei prossimi mesi ad un deterioramento anche della situazione relativa ai pagamenti delle carte, in particolare ci si aspetta che il ritardo sulle rate aumenti in modo esponenziale.

Purtroppo anche i crediti provenienti dall'emissione delle carte sono stati utilizzati impacchettati, al pari dei mutui, in varie obbligazioni, dette CDO, e distribuite sul mercato per minimizzare i rischi delle società emittenti e rientrare di una parte dell'esposizione creditizia.

Queste obbligazioni sono state acquistate da tutto il sistema perchè erano "sicure" e rendevano dei corposi interessi attivi.

Da qui probabilmente partirà la prossima "bolla" finanziaria, ma non è tutto, anche le assicurazioni si sono attaccate a questo business miliardario e nei prossimi giorni vi spiegherò come.

Buona Notte.

Wall Street e le scimmie

Ricevo questa piccola storiella su come nascono le "bolle speculative" in borsa, la pubblico perchè la trovo veramente simpatica.

Una volta arrivò al villaggio un signore ben vestito, prese alloggio nell'unico albergo del villaggio e mise un avviso sulla singola pagina del giornale locale dicendosi disposto ad acquistare ogni scimmia che gli avessero portato per 10 dollari.

I contadini, che sapevano che la foresta era piena di scimmie, corsero a cacciare le scimmie. L'uomo acquistò le centinaia di scimmie che gli portarono a 10 dollari ciascuna. Siccome già rimanevano poche scimmie nella foresta, gli agricoltori persero l’interesse, allora l'uomo offrì 20 dollari per scimmia e i contadini corsero di nuovo nel bosco.

Anche in questo caso le scimmie erano in diminuzione e l'uomo alzò l'offerta a 25 dollari per cui i contadini tornarono nella foresta per cacciare le poche restanti scimmie. A questo punto, l'uomo offrì 50 dollari per ogni scimmia, ma siccome aveva affari da sbrigare in città lasciò il villaggio e diede l'incarico al suo aiutante di acquistare le rimanenti scimmie.

L'assistente andò dai contadini dicendo loro: "vi offro di vendervi le scimmie del mio capo a 35 dollari e quando il mio padrone ritorna dalla città gliele vendete a 50 dollari ciascuna come avete concordato con lui."

I contadini raccimolarono tutti i loro risparmi e acquistarono le migliaia di scimmie che stavano in una gran gabbia e attesero il ritorno del "capo" ...

Da quel giorno non videro più nè l'assistente nè il capo. L'unica cosa che videro fu una gabbia piena di scimmie che acquistarono con i risparmi di tutta la loro vita.

giovedì 16 ottobre 2008

Petrolio, la paura fa "60"

Nel 1923 il direttore generale della British Petroleum, sir Arnold Wilson, esprime la sua valutazione sull'Arabia Saudita sentenziando :

«personalmente non credo che si troverà del petrolio nel Suo regno [quello del re ibn-Saud, il cui territorio corrispondeva allora alla regione più ricca di petrolio dell'Arabia Saudita;]. Per quanto a mia conoscenza, non vi sono tracce di greggio in superficie e, a quel poco che ne sappiamo, la struttura geologica non appare particolarmente propizia; ma in ogni caso, nessuna società può permettersi di trivellare dei pozzi da qualche parte in queste zone a meno che non vi siano tracce di petrolio in superficie.»

Mai verdetto fu meno azzeccato !


Chissà cosa potrebbe pensare oggi sir Arnold alla lettura dell'ultimo rapporto dell'Opec dove si evince che la produzione quotidiana è di circa 30 milioni di barili al giorno ed è prevista in crescita costante.

Anche le previsioni sul prezzo del barile avanzate nel corso dell'ultimo anno si sono rivelate sempre sbagliate; ricordo pochi mesi or sono un report di una casa globale di investimento che prevedeva il prezzo del barile ad oltre 200$ entro la fine dell'anno mentre oggi, la stessa casa di investimento, ha pubblicato un report che ipotizza il prezzo del barile di petrolio a 60$ nello stesso orizzonte temporale.



Per stessa ammissione del segretario generale dell'Opec, Abdalla Salem El-Badri, un prezzo del barile a 150$ è controproducente anche per gli stessi produttori di petrolio, a tale prezzo infatti diventano concorrenziali nuove forme di produzione di energia, le cosiddette energie alternative, che ancora oggi risultano troppo costose in relazione al peso che hanno nel bilancio energetico mondiale. Il peso di tali energie alternative infatti è pari solo al 15% della domanda globale di energia.

Anche un prezzo troppo basso però è controproducente, rischia infatti di non essere conveniente l'investimento in ricerca e prospezione per trovare nuovi giacimenti ed inoltre vanifica gli sforzi fatti per ridurre la presenza di Zolfo nel prodotto finito. Inoltre negli ultimi anni la ricerca per limitare lo spreco di petrolio in fase di estrazione dai giacimenti ha fatto degli enormi passi avanti, un prezzo del petrolio troppo basso bloccherebbe gli sviluppi in tal senso.

Una forchetta accettabile del prezzo del barile è tra i 70$ e i 90$, almeno questo è quanto dichiara l'Opec nel suo ultimo World Oil Outlook 2008.

L'Opec dichiara inoltre che il motivo per cui il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle non è per una scarsa disponibilità sul mercato, tuttaltro. Nello stesso report infatti l'Opec ha già considerato una crescita nella produzione per altri 12 milioni di barili al giorno entro il 2020.

Cosa ha provocato una variazione tanto significativa nella crescita dei prezzi e la loro rapida diminuzione in così poco tempo ?


Stando alle statistiche ufficiali dell'Opec e del NYMEX, la borsa dove sono quotati i contratti future sul petrolio, per ogni barile "realmente" estratto dal sottosuolo ci sono in circolazione oltre 18 contratti future, il rapporto li chiama "paper barrel"; questa distorsione provocata dal mercato finanziario ha indotto una speculazione sul reale prezzo del petrolio che solo negli ultimi giorni si sta allentando.

Chiaramente questo è il punto di vista del produttore.

D'altro canto anche Leonardo Maugeri, autore del libro "L'era del Petrolio", un testo che consiglio a chi vuole approfondire il tema, ci dice che «il costo complessivo della produzione di un barile di petrolio in Arabia Saudita è di circa 2 dollari, mentre nella maggior parte dei paesi del Golfo Persico la cifra varia tra i 2 e i 4 dollari. Anche il costo del trasporto da questi paesi al mercato finale è decisamente modesto, oscillando in media tra 1 e 2 dollari.»

Questo se da un lato rafforza l'idea largamente diffusa che i produttori di petrolio abbiamo realizzato somme ingenti grazie a questa impennata del prezzo del greggio, ed abbia alimentato il dubbio che la speculazione finanziaria sia stata orchestrata ad arte, dall'altro ci rasserena sulla reale disponibilità presente e futura di scorte di petrolio necessarie allo sviluppo industriale mondiale.

Cosa ha influenzato allora la riduzione in questi giorni del prezzo del greggio ?

Ancora una volta la risposta sta nella paura di una lunga recessione, di una crisi economica globale che riduca i consumi di carbon-fossile e dei suoi derivati.

E' di oggi il dato sulla produzione industriale Americana che segna il peggior calo mensile dal 1974 ad oggi; quelli che erano i rischi di una "probabile" recessione sono ormai divenuti una certezza.



In questa congiuntura sfavolevole, al pari di altri strumenti finanziari quali equity e bonds, anche le commodities ed in particolare il petrolio trovano i loro minimi.

Sarà interessante vedere se la soglia psicologica dei 60$ rimarrà inviolata, creando così un valido supporto, oppure se diventerà una resistenza per nuovi minimi.

Credo comunque che in tutta questa gazzarra la notizia del Dollaro che si rafforza contro l'Euro sia un buon segnale, sia per le opportunità che offre a paesi esportatori in Euro (l'Italia è uno di questi) sia perchè indica che anche nella crisi più nera la ripresa sarà trainata dagli Stati Uniti perchè in queste fasi di mercato Bear sono quelli che riescono a reagire più velocemente.

Ritornando alla teoria del "Serpentone" gli USA sono in una delle macchine di testa mentre noi siamo in una di quelle di coda.

Buona Notte


mercoledì 15 ottobre 2008

Superare la crisi

E' da qualche giorno che noto che nel bar dove pranzo quotidianamente, a fine servizio verso le 14:30, rimangono diversi piatti invenduti; sono piattini gustosi, del costo di circa 8-10 €, e fino a qualche tempo fa andavano a ruba.

Con la mia solita faccia tosta ho chiesto ai ragazzi che lavorano nel locale :
«Toglimi una curiosità, ma come mai rimangono tanti piatti invenduti a fine servizio ? Siete voi che ne state preparando di più o c'è meno gente che mangia in questo periodo ?»

«Non ci crederai, ma nelle ultime settimane la gente predilige i panini, i piatti rimangono qui.»

Parlando con alcuni colleghi di ritorno dallo Star di Londra ho appreso che, tra le aziende di piccola capitalizzazione presenti all'evento, l'attenzione ai prossimi sviluppi economici è molto alta. Alcune infatti hanno dichiarato di avere ordinativi solo fino a fine anno e che si lavora "a vista", altre hanno già cominciato alcune turnazioni di ferie obbligatorie per il proprio personale.

E' di oggi la notizia che è stato annullato il
Simo, l'equivalente dello Smau in terra Spagnola, dopo che oltre la metà degli espositori hanno declinato l'invito degli organizzatori.

Questi tre segnali sono solo alcuni di quelli che possiamo percepire quotidianamente vivendo nell'economia "reale" e indicano tutti la stessa cosa : "recessione in vista".

Non vorrei infondere nel lettore un senso di sfiducia ma, anzi, vorrei gettare le basi per una sana e corretta riflessione sul da farsi e sul nostro futuro.
Un dato certo che ci viene dalla storia è che i momenti di crisi sono momenti in cui l'umanità ha sempre dato il meglio di se per ripartire con nuove idee, nuove tecnologie, innovazioni.

La ripresa, quando ci sarà, passerà per l'innovazione e i paesi che si sono fino a qui contraddistinti per investimenti in ricerca e sviluppo saranno i più avvantaggiati.
Anche la sterile e inutile polemica sulla
politica Ue del 20-20-20 relativa al trattato di Kyoto può e deve essere uno spunto per ripartire da consumi consapevoli ed "eco-friendly".
Da questi presupposti urge trovare delle iniziative che possano aiutare il sostentamento dell'economia reale, la voglia di fare imprenditoria, ed il sostegno finanziario necessario per adeguati programmi di "ricerca e sviluppo".


Visto che ad oggi le ricette che arrivano da entrambi gli schieramenti politici non mi convincono provo a stilare una personalissima proposta :


1) creazione di un "Innovation Fund" a cui potrebbero contribuire soggetti finanziari Italiani per sostenere la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie. Il fondo gestito da un panel di esperti in diverse materie scientifiche potrebbe erogare finanziamenti ad aziende e individui che hanno delle idee innovative; scopo del finanziamento è la compartecipazione al brevetto internazionale frutto delle ricerche ed al suo sfruttamanto economico;


2) insourcing. Sconti fiscali a quelle aziende che dopo anni di de-localizzazione delle imprese nostrane (Est Europeo-India-Cina) decidono di riportarsi in casa la produzione o i servizi delocalizzati tramite l'assunzione di personale Italiano;


3) possibilità per il dipendente di azienda medio-grande (>200 persone) che decide di intraprendere una attività di tipo imprenditoriale di congelare il proprio rapporto di lavoro per 2 anni (aspettativa) senza retribuzione ma con garanzia di reintegro in caso di insuccesso (questa norma è già operativa in Francia);

4) accesso al credito "garantito", sulla falsa riga dei Commercial Paper Americani, per le aziende che hanno un piano di ricerca e sviluppo nei settori delle nuove tecnologie. In questo caso il Ministero delle Finanze potrebbe impiegare parte dei proventi che intende realizzare a fronte del piano di swap su obbligazioni bancarie come previsto nel Decreto Legge n.157 del 13 Ottobre.

5) Riduzione dei tassi di interesse su mutui e presiti. L'interbancario ancora langue perchè la tanto richiesta garanzia sugli scambi tarda ad arrivare. Vedi post
"Quando il tasso non basta".

6) Introduzione del concetto di "reddito familiare", calcolare l'IRPEF non su ogni singolo individuo ma sul nucleo familiare e considerare il nucleo computando anche i figli.
Questa norma è già attiva in Francia e all'aumentare dei figli si riduce drasticamente l'imposta pagata.

7) Creare dei nuovi veicoli fiscali che non sono società a tutti gli effetti ma piuttosto dei "club" di professionisti che possono così sfruttare le economie di scala per effettuare gli acquisti e per presentarsi ai clienti ma non sono soci a tutti gli effetti. Ognuno è responsabile quota parte per il reddito prodotto dal quale può scaricare la quota parte dei costi assoggettabili. Il club di per se non produce reddito e non genera flussi fiscali, i suoi "soci" dichiarano solo il differenziale tra il servizio prodotto ed il costo sostenuto.

8) Assoggettare tutte le rendite fiscali alla ritenuta del 20% equiparando gli affitti ai redditi finanziari. Questa norma libererebbe numerosi immobili oggi non disponibili sul mercato e probabilmente ridurrebbe gli affitti.


Dobbiamo muoverci, se vogliamo far ripartire l'economia dobbiamo tutti darci da fare ADESSO !
Fai qualcosa anche tu, condividi questo post con le persone che conosci !!!!

La
Democrazia siamo noi !

martedì 14 ottobre 2008

La crisi economica e la teoria del "serpentone"

In questi giorni il Baltic Index, cioè l'indice che rileva l'attività dei noli marittimi, è ritornato ai livelli di Gennaio 2006, ed è crollato di oltre l'80% dai massimi di Luglio 2008.

Questo indice rileva con buona approssimazione l'attività di scambio marittimo ed il nolo di container per le spedizioni via nave verso le rotte più trafficate; una delle rotte principali in questi ultimi anni è la rotta da e verso la Cina.

Questa riduzione significativa, in un lasso di tempo così breve, indica che i consumi di prodotti Cinesi, e le materie prime necessarie alla loro produzione, sono in netto calo per via del declino economico che stiamo attraversando.

Una ulteriore riprova di questa situazione congiunturale è la riduzione del prezzo del Barile di Petrolio, oggi quotato attorno agli 80$ dopo i massimi a 150$ di qualche mese fa.

Come molti sanno quasi tutte le materie plastiche sono derivati del petrolio e, probabilmente, data la riduzione dei consumi in atto, la crescita del petrolio avrà una battuta di arresto proprio nel 2009. Infatti mentre il future sul Brent con scadenza Dicembre 2008 già sconta nel prezzo questa riduzione dei consumi, l'importazione di petrolio "crudo", cioè non lavorato, da parte della Cina si attesta ancora a livelli record anche se, come visibile nel grafico, sta lentamente scendendo. Per inciso il valore attuale è nell'intorno dei 15 milioni di tonnellate al mese.




Di questo stallo repentino nei consumi abbiamo già parlato in altri post, la crisi negli Usa si è fatta pesante e l'aria che respiriamo in Europa in questo ultimo periodo non è delle migliori.

I mercati sono in balia delle notizie, per lo più cattive, e la "volatilità" dei mercati si è attestata a livelli record; la volatilità è quel metro che ci permette di identificare il "nervosismo" dei mercati e l'indice VIX misura questo nervosismo, questa "febbre" da stress dei mercati globali.


Normalmente la temperatura dei mercati si attesta tra il 20% e il 30% mentre oggi la temperatura dei mercati è salita ed ha raggiunto il 70%, con una crescita del 260% dal 29 Agosto di quest'anno.

Ora che abbiamo capito che i mercati hanno la febbre e che diverse medicine sono state somministrate, alcune più blande altre molto più efficaci, è necessario comprendere quale sarà la reazione di questo nostro malato eccellente.

Parafrasando un esempio molto calzante, l'economia globale è come un flusso continuo di automobili in una giornata di traffico sulla rete autostradale. Questa colonna, che è rappresentata dai mercati globali, finanziari e reali, ha subito nelle auto di testa un rallentamento a causa di un piccolo incidente, l'imbuto che si crea a causa del rallentamento e l'effetto "serpentone" fa si che, anche se le auto di testa sono ripartite, quelle in coda 20 km più in la, non recepiscono la ripartenza e sono in coda a motore spento.

Bene, i mercati finanziari sono le macchine di testa, e di solito anticipano l'economia reale, mentre le macchine in coda sono i mercati reali che, a seconda della loro posizione nella coda, avranno dei fermi più o meno duraturi.

In questa situazione coloro che si trovano in coda sono demoralizzati, non sanno quando l'incidente verrà risolto, e aspettano ansiosi; in questa situazione viene a mancare la fiducia nei "mezzi di soccorso". Anche se le autombulanze sono già intervenute e i feriti sono stati portati in ospedale tutti ancora attendono che la coda si sblocchi.

Questa mancanza di fiducia sta paralizzando le nostre economie, e renderà molto difficile la ripresa se non si interverrà repentinamente attraverso dei meccanismi di ripristino della fiducia, l'alternativa è che i consumi si bloccheranno, le imprese saranno costrette a ridurre il personale e andremo incontro ad una sicura recessione.

Buona Notte