lunedì 22 dicembre 2008

Economia emozionale

Molti sono indotti a pensare che l'economia sia una scienza esatta, una materia da trattare con formule matematiche, regole precise, angoli, rette e proiezioni.

Tutto ciò non solo è fortemente sbagliato ma è totalmente fuorviante per comprendere gli scenari nel quale tutti noi ci troviamo a vivere ed agire quotidianamente.

L'economia piuttosto è la scienza che analizza il risultato delle azioni collettive promosse e guidate dall'emozione.

Sempre più spesso infatti parliamo di "fiducia" e di "clima", di "aspettative" e di "sentimento".

Le emozioni sono alla base di ogni nostra azione quotidiana; quando ci alziamo dal letto è l'emozione che ci porta a baciare la nostra compagna, i nostri figli o i nostri genitori, a rinnovare loro l'affetto e l'amore che proviamo per loro; ci emozioniamo quando incontriamo una persona cara, quando riceviamo un complimento inaspettato o una promozione, quando siamo rimproverati o quando abbiamo il timore che qualcosa non stia andando per il verso giusto.

Fra le emozioni che guidano le nostre scelte "economiche" possiamo identificare sostanzialmente due gruppi distinti :

- gioia, attesa, accettazione, allegria, speranza
sono le emozioni che chiameremo positive

- rabbia, paura, tristezza, disgusto, ansia, vergogna, rassegnazione, delusione
sono le emozioni che chiameremo negative.

Le emozioni positive ci spingono ad osare, tentare nuove attività imprenditoriali, sviluppare nuove idee, ideare nuovi prodotti ovvero ci spingono a consumare mentre le seconde, le emozioni negative, sono alla base delle crisi economiche che si sono succedute nella storia.

I due gruppi combattono tra di loro in una lotta senza fine e talvolta predominano i primi, talvolta i secondi, segnando l'alternanza tra periodi di crescita e decrescita economica che può assumere i tratti di un "rallentamento", una "stagnazione", una "recessione" o una vera e propria "depressione".

Nell'ultimo anno abbiamo cercato di capire quale fosse stata la causa scatenante di questa crisi e sull'argomento si sono versati fiumi di parole ma nessuno ha mai trovato il vero "paziente zero", ciò che ha infettato il sistema con il virus dell'instabilità, ciò che ha provocato il crollo del "castello di carta".

Il vero colpevole è "l'eccesso di fiducia".

Analizziamo i fatti.

Nel 1998 l'allora amministrazione Clinton lancia un piano per l'edilizia popolare chiamato "low income housing tax credit" , ne abbiamo già parlato nel post Deflazione o Inflazione, al quale ne viene affiancato un programma per l'accesso ai crediti ipotecari, Community Development Financial Institutions Fund, che segna l'inizio della grande abbuffata immobiliare negli USA.

A partire da quella data la casa diventa non più un "bene primario" ma uno strumento finanziario sul quale costruire la fortuna, o sfortuna, di milioni di individui.

Un fenomeno strano che si verificò proprio a partire dalla fine degli anni '90 è l'aumento indiscriminato di agenti e agenzie immobiliari a discapito del numero di individui impiegati nell'industria manifatturiera.

Già nel 2005 la società Pimco nel suo usuale Monthly Outlook del Settembre 2005 metteva in guardia dalla crescita costante del mercato immobiliare finanziato da mutui a basso costo, ma dal rischio incontrollato, e soprattutto dal numero crescente di agenti immobiliari che aprivano sul territorio e si domandava : «ma avremo veramente bisogno di tutti questi real-estate brokers ?»

Un chiaro esempio di eccesso di fiducia; la speranza che i prezzi delle case fossero in aumento costante ha alimentato la voglia di cambiare casa indebitandosi perchè c'era la convinzione di comprare un bene che avrebbe continuato ad aumentare il proprio valore nel tempo.

Alla base di una economia c'è comunque il settore manifatturiero che supporta tutto, non puoi avere un settore manifatturiero in declino ed avere i consumi in crescita, in particolare se sono supportati dal debito, o almeno non è pensabile che una situazione di questo tipo si protragga nel tempo, nel caso del real estate negli USA è durato 10 anni.

Un'altra anomalia della crescita immobiliare negli USA è stato il modo in cui è stata finanziata, attraverso l'utilizzo di strumenti strutturati quali gli ABS o Asset Backed Securities che venivano poi ceduti sul mercato e sono finiti nei portafogli di ignari investitori in tutto il mondo.

Anche qui un segno tangibile di eccesso di fiducia.

Per non parlare della convinzione che il mercato azionario avrebbe continuato nel tempo il proprio inesorabile cammino; su questa convinzione gli Americani hanno costruito i loro piani pensionistici, i 401k, che sono la spina dorsale del sistema pensionistico Statunitense. Inutile dirVi che molti cittadini Americani sono nella condizione di dover procrastinare la data del proprio "ritiro" lavorativo perché il proprio piano pensionistico è crollato del 50%.

Negli ultimi giorni poi con il caso Madoff è stata definitivamente minata, se ce ne fosse ancora bisogno, la fiducia sui fondi di investimento e sugli hedge-fund. La truffa, pare orchestrata già dagli inizi degli anni '70, ha coinvolto nomi noti e non per un totale di oltre 50 miliardi di dollari. Anche diverse banche Italiane si sono ritrovate coinvolte e molti nomi famosi di personaggi altolocati.

Mi sembra di averVi dato un quadro abbastanza chiaro dell'ambito nel quale ci stiamo orientando, è chiaramente un momento storico dove il secondo gruppo di emozioni ha il sopravvento sul primo.

Questa situazione ha un effetto devastante sull'economia reale, perdita di posti di lavoro, riduzione degli ordini all'industria, riduzione dei consumi che, a loro volta, hanno una influenza negativa sulle nostre emozioni. Sembra essere una spirale senza fine, l'economia va male, abbiamo paura di perdere il nostro posto di lavoro e, di conseguenza, nell'incertezza riduciamo i consumi.

La domanda più consueta in questi ultimi giorni è : «abbiamo toccato il fondo ?»

Storicamente il prezzo delle case è sempre stato anticiclico rispetto ai corsi di borsa, così come il prezzo delle materie prime (commodities) , energia-metalli-granaglie-alimentari. Solo pochissime volte nel corso della storia moderna abbiamo assistito ad un brusco calo contemporaneo di tutti e tre gli asset elencati, questo è uno di quei momenti. Petrolio, argento, platino, grano, soia, cacao hanno negli ultimi mesi perso oltre il 30-40-50% del loro valore; il Petrolio in particolare è passato da oltre 140 dollari al barile a poco più di 40. Il prezzo delle case è calato drasticamente, in particolare negli States e in Inghilterra, i corsi azionari sono ai minimi da anni a questa parte, l'indice Dow Jones è passato da 14.000 a 8.700 punti in pochi mesi, alcune azioni valgono circa l'80% in meno di quello che valevano un anno fa.

Da un'analisi fatta dalla Elliott Wave Research nel mese di Ottobre, questa contemporaneità di eventi si è verificata, negli ultimi 300 anni, solo 3 volte. La prima nel periodo 1720-22, la seconda nel 1929-32 e adesso.

Il paragone con la Grande Depressione viene spontaneo.

Ben Bernanke, l'attuale capo della FED, ha più volte dichiarato di essere uno studioso della Grande Depressione, come già citato nei miei post, ed è convinto che attraverso l'intervento puntuale della FED e del Tesoro si potesse accorciare e ridurre di intensità tale crisi.
E' talmente forte questa sua convinzione che ha convinto il congresso degli Stati Uniti a procedere con una sequela infinita si salvataggi a suon di miliardi di dollari e, contestualmente, ha effettuato ben 9 tagli consecutivi del saggio di sconto portando il costo del denaro allo 0,25%, esattamente come successe alla Banca del Giappone (Boj) negli anni '90.

Il presidente ha promesso inoltre di voler mantenere questi tassi «per qualche tempo» anche sulle scadenze a più lungo termine e di essere pronto, se necessario, a sostenere il prezzo delle obbligazioni effettuando massicci acquisti sul mercato.

Ma quale è la portata degli interventi fin qui effettuati ?

Nel post «Il momento della questua» ho riportato una tabella apparsa su Bloomberg dal quale si comprende che la cifra totale ad oggi impegnata per il salvataggio dell'economia è pari a 8,5 trilioni di dollari ( 8.500 miliardi ). Di questi 8,5 trilioni i fondi già stanziati ed utilizzati dalle varie agenzie Americane sono pari a 3 trilioni di dollari.

Per capire in concreto quanto sono 3000 miliardi di dollari Vi basti sapere che con la stessa cifra gli USA hanno finanziato :

- L'acquisto della Louisiana dalla Francia nel 1803
- Il New Deal

- Il Piano Marshall

- La guerra di Corea
- Il viaggio sulla Luna

- La guerra del Vietnam
- La crisi delle "
Savings and Loans"
- La guerra del Golfo

- La guerra al Terrore

Ho escluso dall'elenco la Seconda Guerra Mondiale perché pare sia costata oltre 3,6 trilioni di dollari da sola.

Ad oggi purtroppo questo fiume di denaro pubblico non ha ancora sortito gli effetti desiderati.
Bisognerebbe tenere in considerazioni le future conseguenze di queste azioni, chi ne pagherà il conto ?

Sicuramente le generazioni future per molti anni, se guardiamo a ciò che è accaduto in Giappone dove il rapporto debito pubblico/PIL balzò ad oltre il 130% (in Italia siamo al 105% e siamo considerati i peggiori dell'area Euro) possiamo ipotizzare che le conseguenze per l'economia USA saranno drammatiche.

Si sta creando quella che sarà, a detta di molti, la madre di tutte le "bolle speculative" e cioè la bolla del debito.

Anche la decisione di procedere all'erogazione di una linea di credito di 15 miliardi di dollari per l'industria automobilistica è un po' un controsenso. I termini dell'operazione sono veramente grotteschi. Il governo stanzia un prestito a termine, marzo 2009, pretendendo una partecipazione nelle società, obbligando le società a non distribuire dividendi finché il prestito non sarà ripagato e senza un reale piano di conversione dell'industria.

Il risultato sarà di allontanare dalle società i pochi investitori "privati" rimasti e, quando a marzo le compagnie non saranno in grado di restituire il prestito, dovrà farsene carico direttamente nazionalizzandole o facendole fallire. Mi sembra un piano molto populista e alquanto miope.

Nel frattempo la disoccupazione avanza e i consumi si contraggono.

Il governo sta facendo di tutto per risollevare l'economia e, tra le decisione prese nelle ultime settimane c'è la pubblicazione del "2008 Economic Tax Act", l'equivalente della nostra finanziaria. Nel paragrafo relativo alle azioni intraprese per stabilizzare il mercato delle costruzioni si apprende che : « i contribuenti Americani non potranno più dedurre i primi $250.000 dollari di plusvalenza relativi alla vendita della propria abitazione principale. Questa regola si applicherà per tutte le vendite effettuate dopo il 31 Dicembre di quest'anno.»

Prima di questo decreto, i cittadini Americani potevano detrarre qualsiasi utile derivante dalla vendita della propria abitazione fino ad un limite di $250.000 per persona con un tetto massimo di mezzo milione per una coppia.

Qual'è la logica di tale decisione ?

Qual'è inoltre la logica alla base di un'altra azione di "salvataggio" messa a punto la settimana scorsa dal governo Americano. La possibilità di ottenere la revisione del mutuo e dei tassi di interesse applicati (Avoid Foreclosure) ma solo per quei mutuatari che sono in ritardo nei pagamenti delle rate del mutuo di almeno 90 giorni. Non è forse un modo per invogliare tutti a non pagare le rate ?

A me sembra che allo stato attuale convivano due anime, la prima vorrebbe riportare il mercato immobiliare ad un livello fisiologico, ovvero sgonfiare progressivamente la bolla speculativa che si è creata negli ultimi 10 anni e che è stata alla base di questa crisi drammatica, la seconda che comunque vuole salvare il salvabile e tenta un approccio semi pragmatico ma, ahinoi, le due anime convivono a fatica e soprattutto sortiscono risultati contrastanti.

Comunque è provato che quando è diffusa la convinzione che tutto andrà male allora, e solo in quel momento, le cose cominciano a migliorare e finalmente le emozioni positive cominciano a prendere il sopravvento su quelle negative.

Detto ciò l'anno che si avvicina si preannuncia carico di emozioni.

A partire dall'insediamento del presidente Americano eletto, il 20 Gennaio, ci attendono una serie di momenti che potranno influenzare la vita di tutti noi. Si svolgeranno le elezioni nella democrazia più grande del pianeta, l'India, anche in Germania si svolgeranno le elezioni così come si voterà per la rielezione del parlamento Europeo. Si svolgeranno elezioni in Indonesia, la nazione musulmana più grande del mondo ma anche in Sud Africa, in Iran e Afghanistan.

La crescita globale sarà solo del 3% ma in quelle economie considerate emergenti, Brasile, Russia, India e Cina, la crescita si attesterà ancora su livelli "interessanti".

Vedremo se le decisioni prese sulla diminuzione delle emissioni di CO2 verranno realmente messe in pratica dagli stati membri del G8; a Dubai si inaugurerà il grattacielo più alto del mondo e in Cina vedrà la luce la più grande ruota panoramica mai costruita. Barbie e Asterix celebreranno il loro 50° compleanno e verrà finalmente ultimata la digitalizzazione satellitare della mappa completa del territorio Africano. Il 2009 sarà l'anno Internazionale dell'Astronomia e magari sarà l'anno in cui la Regina Elisabetta II abdicherà in favore del figlio o del nipote.

Ad ogni modo sarà un anno carico di emozioni. Speriamo Positive.

Buon Natale.

mercoledì 10 dicembre 2008

Oh Oh, siamo a secco !!

Sono passate le feste e contestualmente è finita anche l'euforia legata alle dichiarazioni che si sono succedute nei giorni scorsi relative al salvataggio dell'industria automobilistica Americana.

L'importo da erogare, per l'operazione di "stimolo", ai produttori di automobili si è ridimensionato molto rispetto alla richiesta iniziale di 34 miliardi di dollari avanzata dai tre CEO di Ford, GM e Chrysler. La cifra definitiva dovrebbe aggirarsi attorno ai 15 miliardi di dollari e, probabilmente, l'operazione si configurerà come un prestito a tasso agevolato che le tre dovranno restituire in un lasso specifico di tempo.

Ho qualche perplessità sulla riuscita dell'operazione.

Innanzitutto l'importo erogato mi da l'idea che si stia già scontando l'ipotesi di procedere ad una operazione di fallimento controllato per una delle tre, il mio personalissimo feeling è che si tratterà di Chrysler visti i trascorsi di alcuni decenni fa, durante l'era Iacocca, quando il governo USA era già intervenuto per un primo salvataggio.

Anche Ford se la passa decisamente male e, in questi giorni, ha annunciato l'intenzione di vendere i "gioielli" di famiglia, Volvo in testa, per fare liquidità e affrontare i prossimi eventi.

Il Presidente Obama ha dichiarato che l'aiuto verrà erogato solo se le società si impegneranno a riconvertire le linee di produzione e produrranno modelli più compatti e ad alta efficienza energetica, i fondi per il finanziamento verranno infatti prelevati dal dipartimento dell'energia e sono fondi disponibili per la ricerca sulle energie alternative.

Ho i miei seri dubbi che in poco tempo i tre Big dell'automobile USA riusciranno a convertire, in pochi mesi, gli impianti di produzione e passare da modelli a 5000cc a più consone cilindrate da 1 a 2 litri con ingombri più civili e decisamente diversi dagli attuali modelli in commercio; probabilmente ci vorranno anni e svariati milioni di dollari spesi in ricerca e sviluppo.

Se così fosse ad un primo finanziamento ne dovrà seguire un secondo e magari anche un terzo.

Anche un esperto del calibro di Sergio Marchionne ha dichiarato che nel mondo sono destinate a rimanere in vita "solo" 5 o 6 case automobilistiche e che la massa critica per poter resistere è di almeno 5,5 milioni di automobili prodotte in un anno.

Fiat non ha questi numeri e, da ieri, si accesa la caccia al partner con cui fondersi per poter resistere e rimanere in vita. Due le alternative: una casa automobilistica "di lusso" del calibro di Mercedes, Bmw o Audi a cui apportare i modelli di fascia bassa e le city car, di cui la 500 è un ottimo esempio, oppure fondersi con un produttore della stessa fascia per reinventare, insieme, la categoria delle city-car a basso consumo e, possibilmente, a tecnologia ibrida per contrastare il crescente successo delle giapponesi nel settore (Toyota con la Prius).

Chiaramente lo spettro del fallimento di una di queste grandi compagnie Americane accresce la paura della disoccupazione in un territorio, Detroit, che negli ultimi periodi ha conteso il primato, quale città più violenta d'America, a Los Angeles e Washington.

Purtroppo le notizie negative si accavallano l'una sull'altra, i licenziamenti sono all'ordine del giorno, e anche notizie "importanti" che un tempo ci avrebbero lasciato a bocca aperta passano sottotono visto il crescente rumore di fondo.

Una di queste è relativa alla società editoriale New York Times che naviga in brutte acque a tal punto da aver ipotecato il nuovissimo grattacielo progettato da Renzo Piano, un'altra è relativa al fondo dell'Università di Harvard che ha dichiarato perdite per oltre 8 miliardi di dollari pari al 22% del valore. Il fondo, storicamente uno dei più solidi del panorama universitario USA, prevede perdite pari al 30% nell'anno fiscale che terminerà nel Giugno 2009.

Kevin Norrish, strategist di Barclays Capital, ha analizzato il prezzo dei principali metalli quotati al London Metal Exchange, zinco-ferro-rame, e tutti e tre hanno perso quasi il 60% del loro valore dall'inizio di questa crisi mentre durante la Grande Depressione, tra il 1929 e il 1933, la perdita fu più contenuta, attorno al 40%.

Ancora una volta segnali di una crisi senza fine.

Da quando ho cominciato a postare i miei commenti, era il lontano 20 Giugno 2008, il mercato ha perso oltre il 20% del valore e le sorprese non sono finite.

Oggi l'asta indetta dal Tesoro USA, per un ammontare pari a 32 miliardi di Treasury Bill, è andata esaurita. La richiesta è stata pari a 126 miliardi di dollari (quattro volte), il rendimento è sceso per la prima volta nella storia SOTTOZERO.

Chi li ha sottoscritti si troverà a ricevere, alla scadenza, meno di quanto ha versato all'acquisto !!

INCREDIBILE, vero ?

Se volete capire cosa sta succedendo leggetevi il post : La Strada Giapponese.

Buona Notte.

venerdì 5 dicembre 2008

USA : persi dall'inizio dell'anno quasi 2 Mln posti di lavoro

E' di queste ore il dato relativo alle nuove richieste di disoccupazione per il mese di Novembre.
Il dato conferma ciò che ho sempre ribadito nelle scorse settimane, la crisi è seria ed è arrivata per durare nel tempo. Con una perdita secca di oltre 533.000 posti di lavoro nel mese di Novembre, peggior dato da 34 anni a questa parte, gli USA detengono il primato per posti di lavoro eliminati dall'inizio dell'anno : -1.910.000.

L'indice di disoccupazione è salito al 6,7%.

giovedì 4 dicembre 2008

Ultimaora : la BCE taglia i tassi dello 0,75%


La BCE ha deciso una riduzione dei tassi di interesse dello 0,75% portando il Tasso Ufficiale al 2,5%.

In questo momento i tassi impliciti presunti dai futures con scadenza Gennaio 2009 scontano un ulteriore taglio dello 0,5%.

mercoledì 3 dicembre 2008

La Grande Depressione 2 - Parte III

Il giorno 1 Dicembre 2008, proprio quando gli economisti del NBER confermavano la recessione negli USA, il governatore della FED Ben Bernanke stava tenendo una conferenza ad Austin dove asseriva, quale esperto della Grande Depressione del 1929 che, non c'è alcun possibile paragone tra quella crisi e questa attuale :

«si fanno tante inutili discussioni ma, lasciatemi dire ..., come studioso della Grande Depressione -- e Io ho scritto libri sulla Depressione e ne sono sempre stato molto interessato fin da quando ero studente -- posso dire che non c'è paragone, siamo di fronte ad eventi che hanno un ordine di grandezza di differenza. Durante gli anni 30 ci fu una depressione che durò per oltre 12 anni e terminò con una Guerra Mondiale, fallirono un terzo delle banche e la borsa crollò di oltre il 90%.»

Vorrei dirgli che ce lo auguriamo tutti ma le informazioni che riceviamo non sono confortanti.

Innanzitutto l'indice che rappresenta l'attività delle aziende non manifatturiere, cioè di servizi, è letteralmente crollato nel mese di Novembre e ha toccato un livello che non si è mai visto. Contestualmente il dato relativo agli annunci di tagli di posti di lavoro ha raggiunto un livello che non si vedeva dal 2001, dopo l'11 Settembre. Sempre relativo al mese di Novembre il dato sui nuovi disoccupati ha toccato un livello che non si vedeva dal 2001.


La differenza con il 2001 è che in quel periodo l'attività produttiva era decisamente più elevata e ha permesso una ripresa dell'occupazione in tempi relativamente brevi.

Ho trovato inoltre molto interessante questo sito snopes.com dove si rumoreggia delle seguenti chiusure di esercizi commerciali, molti dei quali appartenenti a grandi catene di distribuzione :

-Circuit City stores... filed Chapter 11
-Ann Taylor- 117 stores nationwide are to be shuttered

-Lane Bryant, Fashion Bug, and Catherine's to close 150 store nationwide
-Eddie Bauer to close stores 27 stores and more after January
-Cache will close all stores

-Talbots closing down all stores
-J. Jill closing all stores
-GAP closing 85 stores

-Footlocker closing 140 stores more to close after January
-Wickes Furniture closing down

-Levitz closing down remaining stores
-Bombay closing remaining stores

-Zal
es closing down 82 stores and 105 after January.
-Whitehall closing all stores

-Piercing Pagoda closing all stores

-Disney closing 98 stores and will close more after January.
-Home Depot closing 15 stores 1 in NJ ( New Brunswick )
-Macys to close 9 stores after January

-Linens and Things closing all stores
-Movie Galley closing all stores
-Pacific Sunware closing stores
-Pep Boys Closing 33 stores
-Sprint/Nextel closing 133 stores

-JC Penney closing a number of stores after January
-Ethan Allen closing down 12 stores.

-Wilson Leather closing down all stores
-Sharper Image closing down
all stores
-K B Toys closing 356 stores

-Lowes to close down some stores
-Dillard's to close some stores.

Se questa informazione corrisponde a verità, a partire da Gennaio 2009, vedremo un continuo deterioramento dell'economia USA e, di conseguenza, di quella Europea perchè, non dimentichiamoci, quando si chiudono degli esercizi commerciali si crea anche nuova disoccupazione.

Ci sono novità anche sul fronte dell'industria automobilistica. I tre grandi "automaker", GM-Ford-Chrysler, hanno bussato nuovamente alla porta del congresso e, questa volta, sono stati fatti accomodare nei salotti buoni delle lobby d'oltreoceano.

La richiesta è precisa, circa 30 miliardi di dollari per poter sopravvivere e traghettare l'industria in una nuova era fatta di piccole auto a basso consumo. A questa richiesta anche il Presidente Obama si è detto scettico che un eventuale "bailout" possa realmente servire a risollevare le sorti del comparto.

Contestualmente è uscito, ahinoi, il dato sulle immatricolazioni di nuove autovetture che, se guardate il grafico, parla da se (la linea bianca rappresenta le immatricolazioni, le altre due colorate le quotazioni di borsa di Ford e General Motors).


Con un mercato in queste condizioni c'è seriamente da chiedersi come riuscire a salvarle da un possibile fallimento. C'è un altro aspetto da tenere in considerazione, l'attuale capitalizzazione di Ford e GM sommate assieme supera di poco i 9 miliardi di dollari. Mi chiedo seriamente come si possa chiedere oltre 3 volte il loro valore, come aiuti statali al contribuente Americano; costerebbe di meno nazionalizzarle.

I consumi.

Il consumo personale negli USA è crescito ininterrottamente dal 1991 e raggiungerà i 10 trilioni di dollari di spesa nel 2009; a partire dal 2005 i consumatori Americani hanno risparmiato mediamente solo lo 0,5% di ciò che guadagnavano. Questa propensione alla spesa potrebbe cambiare, se al posto di risparmiare solo lo 0,5% riuscissero ad accantonare il 5% del loro reddito i consumi si ridurrebbero di oltre 500 miliardi di dollari pari a circa un ottavo dell'economia Cinese e circa 5 volte l'attuale programma di stimolo ai consumi previsto dal piano Paulson.

Quasi tutta la produzione di prodotti venduti in America viene dall'Asia e la crisi si trasferirebbe con una violenza incredibile su quei mercati innescando un nuovo tracollo finanziario.

Come rilanciare i consumi per far ripartire la crescita ?

Chi è stato attento avrà già capito. Bernanke lo ha in parte svelato, ha infatti anticipato che ancorchè i tassi arrivassero allo 0%, si riserva di lanciare un programma di sostegno alle quotazioni dei T-Bond per sostenere il corso di mercato in caso di crollo delle quotazioni. Perchè ?

Nel post "Il momento della questua", avevo detto :

«negli ultimi giorni il contratto CDS, Credit Default Swap, sui titoli Americani, T-Bond, è cresciuto a livelli mai visti in passato, ciò significa che c'è già qualcuno che si sta proteggendo da un eventuale fallimento del Tesoro USA ...........»

La FED sta seriamente pensando di stampare "carta moneta" e riportare il denaro in circolazione (vedi misura M3) a livelli tali da innescare il processo di "reflazione" e parallelamente stimolare i consumi.

Questo tentativo disperato potrebbe però provocare delle reazioni a catena difficilmente controllabili, tra le quali un possibile crollo del "sistema" dollaro.

Un crollo del dollaro porterebbe ad un probabile tracollo delle quotazioni dei T-Bond e di conseguenza un rialzo tecnico dei tassi a breve con conseguenze disastrose anche perchè mi chiedo che fine faranno quei 600 miliardi di dollari di obbligazioni in mano ai Cinesi.

Questo è il motivo per il quale la FED sta diligentemente preparando una rete di sicurezza.

Rete di sicurezza che potrebbe rivelarsi insufficiente se, al crollo del dollaro, e al rialzo dei tassi si aggiungesse il quasi scontato rialzo delle materie prime.

Fine della terza parte.

martedì 2 dicembre 2008

E' Recessione !

In data 01 Dicembre 2008 il National Bureau of Economic Research ha annunciato ufficialmente che gli Stati Uniti sono entrati in recessione nel Dicembre 2007.

Gli economisti hanno determinato che il mese di Dicembre 2007 è stato un picco dell'economia Americana e dopo quella data l'insieme dei seguenti indicatori :

- PIL
- Disoccupazione
- Reddito Personale
- Produzione Industriale

hanno iniziato, e continuano tuttora, il loro declino verso nuovi minimi.

Nella seguente tabella trovate i cicli economici degli USA da 1865 ad oggi :

Stante alla dichiarazione dell'NBER gli USA sono in recessione già da 12 mesi.

Buona Notte.

La Grande Depressione 2 - Parte II

A partire dal 2006 la Federal Reserve decise deliberatamente di eliminare la pubblicazione di un dato estremamente interessante per tracciare l'economia di un paese ed in particolare le politiche monetarie : l'M3.

Con M1, M2 e M3 si identificano una serie di misure relative alla disponibilità di denaro nel sistema, con sistema si indica l'insieme degli individui e delle istituzioni che compongono il tessuto produttivo di un paese, ed in particolare la misura M1 indica la disponibilità di denaro contante nelle mani del pubblico e include i conti correnti e gli assegni circolari in circolazione; la misura M2 include ciò che la misura M1 prevede più qualsiasi forma di "saving account" (conto di risparmio) per cifre inferiori ai 100.000 US$. La misura M3 invece è la più completa e include tutto ciò che è previsto dalla misura M2 più qualsiasi forma di deposito di risparmio, superiore a 100.000 US$, fondi di investimento, quote di fondi pensione e depositi di cittadini Americani presso succursali di banche Americane in Gran Bretagna e Canada.

Riepilogando :

M1 : denaro contante e assegni
M2 : M1 + depositi di risparmio < 100.000 US$
M3 : M2 + depositi di risparmio > 100.000 US$ + fondi + fondi pensione + depositi non US

In sostanza la misura M3 definisce in qualche modo la "ricchezza" di un paese ovvero la disponiblità di denaro nelle mani dei cittadini di una nazione.

Ufficialmente il dato non venne più calcolato perchè ritenuto troppo dispendiosa la sua manutenzione mentre gli indici M1 e M2 vengono tuttora distribuiti.

Grazie al lavoro di uno stretto numero di economisti, che hanno pensato di ricalcolare autonomamente il dato e di pubblicarlo sul loro sito shadowstats.com, siamo in grado di vedere come già a partire dalla fine del primo trimestre del 2008 la disponibilità di denaro si stia contraendo.


Ricordo al lettore che la misura M3 (riga blu) comprende anche le misure sottostanti e pertanto se è vero che nello stesso periodo c'è una crescita della liquidità cash disponibile sui conti correnti è altrettanto vero che complessivamente la disponibilità di denaro globale si è ridotta di oltre 5 punti percentuali.

Ma perchè questo dato è così importante ?

Perchè la disponibilità di liquidità in un sistema paese è il metodo utilizzato dalle banche centrali per pilotare l'inflazione, più liquidità c'è in circolazione più è probabile che l'inflazione salga, ma questo indicatore ci mostra chiaramente che gli USA sono entrati, a partire dal primo trimestre 2008, in una fase "deflattiva".

Ecco spiegato il motivo per cui la FED sta utilizzando tutte le sue armi a disposizione per ri-immettere liquidità nel sistema, con la riduzione del tasso di interesse, e se ciò non bastasse con altre drastiche soluzioni.

E' notizia di oggi infatti che il governatore della FED, Bernanke, abbia già dato per scontato una nuova riduzione dei saggi di interesse, oggi all'1%, con la possibilità di arrivare allo 0%.

Vi avevo già accennato di questa eventualità nel post "La Strada Giapponese", vi invito a rileggerlo per capire le analogie con quanto già avvenuto in Giappone.

I mercati stanno già reagendo a questa possibilità, il rendimento del Treasury USA sta infatti già scontando un rendimento dello 0,25% mentre l'equivalente obbligazione zona Euro ha un differenziale di oltre 2 punti percentuali.


Ritornando ai consumi nella patria delle Carte di Credito lascia abbastanza stupiti la notizia che i principali magazzini USA, da Walmart a JCPenney, stiano notando un fenomeno nuovo, un ritorno dopo molti anni agli acquisti utilizzando i contanti o le carte di debito (bancomat) con un trend che preoccupa seriamente i principali issuer di carte di credito da JPMorgan a Citibank e American Express.

Purtroppo l'economia USA si è basata negli ultimi anni sulla crescita dei consumi a debito, vedi post Carte di Scredito, attraverso l'utilizzo indiscriminato di molteplici forme di finanziamento, con o senza collaterale (la casa), e oggi con le banche che sono oggettivamente restie ad erogare nuovi prestiti, con il valore degli immobili dati a garanzia che sono crollati e il debito medio che ogni Americano si trova già sulle spalle, come fare a rilanciare i consumi ?

Fine della seconda parte.

domenica 30 novembre 2008

La Grande Depressione 2 - Parte I

«L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa.»

Sembra una frase di Berlusconi ma invece è la frase inaugurale di insediamento del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Era il 4 marzo del 1933 e l'america tentava di uscire da quella che, fino ad oggi, è stata la crisi più grande nella quale si sia mai imbattuta "la grande depressione".

Durante i primi 100 giorni del suo mandato, seguendo il programma delle tre R: "relief, recovery and reform" (cura, risollevamento e riforma), emanò una serie di decreti, tra cui l'Emergency Bank Relief Act, che furono i primi di un vasto programma di riforme, successivamente conosciute con il nome di New Deal, grazie alle quali gli Stati Uniti riuscirono a superare la grande depressione.

Ben Shalom Bernanke, attuale capo della Federal Reserve, è stato per anni uno studioso della Grande Depressione, egli è convinto che uno degli aspetti più controversi del perdurare di quella crisi fu l'immobilismo delle istituzioni e lo scarso intervento a sostegno dell'economia.

Egli, come altri economisti, ha individuato almeno cinque cause responsabili della crisi :

- cattiva distribuzione del reddito
- errata gestione delle aziende industriali e finanziarie
- cattiva struttura del sistema bancario
- eccesso di prestiti a carattere speculativo
- errata scienza economica (perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio).

A parte l'ultimo punto direi che il paragone con l'attuale crisi economica è quantomeno allarmante.

L'inizio della Grande Depressione è associato con il crollo del New York Stock Exchange iniziato il 24 ottobre 1929 (black thursday) ed ebbe delle conseguenze disastrose.

Nel giro di pochi giorni l'indice Dow Jones dimezzò il suo valore, si diffuse un'ondata di panico devastante tra i piccoli risparmiatori i quali si precipitarono nelle banche nel tentativo di salvare il proprio denaro. Il ritiro del denaro dal mercato provocò una crisi di liquidità di ampie proporzioni e il fallimento di molte banche che trascinarono nella crisi il sistema industriale.
La produzione industriale scese di quasi il 50% tra il 1929 e il 1932.

Il presidente Roosevelt, attraverso l'Emergency Relief Act, permise alle banche insolventi di chiudere, riorganizzarsi e ricapitalizzare, anche attraverso storiche fusioni, per essere sufficientemente grandi da sopravvivere. 300 giorni dopo il decreto, oltre 5000 banche furono ispezionate e i due terzi di queste riaprirono i battenti, un terzo fallì. Nel 1933 il Banking Act sancì la creazione di un organismo per la tutela e l'assicurazione dei conti correnti che esiste ancora oggi, FDIC o Federal Deposit Insurance Corp, che assicura i depositi per i primi 100.000 dollari.

Avendo studiato a lungo il fenomeno storico, Bernanke ha subito fatto il parallelo tra la crisi del 1929 e quella attuale intravedendone molte analogie e ha deciso di intervenire immediatamente con tutte le armi a sua disposizione :

- ha deciso di assorbire parte dei Toxic Assett, i famosi CDO - CDS - CMO - ABS, presenti nei portafogli delle banche e usarli come pegno per denaro fresco a favore delle istituzioni finanziarie
- ha concesso a molte istituzioni finanziarie di fondersi con il benestare e la garanzia della Fed
- ha "permesso" a 19 banche di fallire salvaguardando il patrimonio dei clienti con il fondo FDIC e con l'intervento dello stato
- la Fed ed il Tesoro hanno permesso la ricapitalizzazione di diverse Banche e Assicurazioni intervenendo con capitale pubblico
- è in fase di approvazione un piano specifico per il rilancio dei consumi
- è allo studio un piano di incentivi all'industria dell'Automobile e delle Costruzioni
- ha ridotto il tasso ufficiale all'1% (uno per cento)
- ha varato un piano straordinario di finanziamento alle imprese attraverso il meccanismo dei Commercial Paper
- la Fed ha deciso inoltre di rilevare una parte di mutui garantiti da Freddie Mac e Fannie Mae per rilanciare il mercato del business dei mutui

per un totale di spese, impegni e garanzie per oltre 8,5 trilioni di dollari.

In sostanza ha deciso di intervenire massicciamente prima che la situazione sfuggisse completamente di mano e che la crisi finanziaria si trasformasse nella Grande Depressione 2; o almeno questo è quello che deve aver pensato.

A ragione o a torto molti economisti pensano che l'intervento sarà inutile; chi pensa che il piano di rilancio dei consumi sia insufficiente, chi che l'intervento pubblico sia sempre foriero di nuove disgrazie, io personalmente ho una visione differente.

L'economia del 2008 è completamente diversa da quella del 1929, in quegli anni infatti furono colpite soprattutto le economie basate sull'industria pesante, erano infatti gli anni in cui dopo la Grande Guerra gli Stati Uniti conobbero la crescita dell'industria automobilistica, metallurgica, della gomma, dei trasporti, petrolifero e edile mentre oggigiorno l'economia dei paesi più industrializzati è basata soprattutto sui servizi.

Nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad una continua delocalizzazione prima dell'attività produttiva, tipicamente in cina, e poi dei servizi a basso valore aggiunto, abbastanza chiaro è l'esempio dei call-center appaltati alle aziende di Bangalore o lo sviluppo di programmi informatici alle aziende di Hi-tech Indiano tanto che negli anni scorsi apparve su Time una copertina dal titolo : "quando l'indiano si compra il cowboy".

Una economia basata sui servizi e con una produzione delocalizzata è una economia dove il "benessere" è garantito solo da un continuo afflusso di denaro attraverso i consumi; se i consumi per qualsiasi ragione si fermano è difficile trovare delle leve manovrabili per rilanciare l'economia.

In altre parole, se dipendo quasi totalmente da un qualcun'altro per i prodotti che consumo, poichè nel corso degli anni ho delocalizzato l'industria per risparmiare sui costi, se i servizi li faccio svolgere in un paese dove il costo è moderatamente basso, cosa mi rimane in casa, su cosa posso ancora puntare per ridare fiato alla mia economia ?

La realtà è che nel corso degli anni abbiamo ritenuto che vista la superiorità economica del cosiddetto mondo "occidentale" si potesse vivere solo di commercio e di finanza e abbiamo "distrutto" il tessuto produttivo necessario per le economie sane e ci siamo convinti che si poteva far pagare il conto ad altri.

Fino ad oggi i costi sono stati pagati da chi, Cina e Giappone in testa, ha finanziato il sistema Americano attraverso l'acquisto del debito ma quando queste economie si fermano è difficile trovare nuovi sottoscrittori per le obbligazioni emesse dal Tesoro USA.

Ma soprattutto qual'è l'economia vincente in questo modello ?

Stando alle ultime informazioni in mio possesso, i dati relativi alle riserve mondiali disponibili parlano chiaro, fatto 100% il valore totale delle riserve disponibili nel mondo la Cina ne possiede il 28.8%, il Giappone il 14.174% mentre gli Stati Uniti solo lo 0,573%. Ebbene si avete capito bene, non è un refuso, sono nell'ultimo le riserve USA sono in calo del 17,3%.
E se i consumi frenano ?

Purtroppo è ciò che sta accadendo in questo momento, è di settimana scorsa il dato relativo ai consumi negli USA, purtroppo è veramente drammatico : -3,7%; per trovare un dato analogo bisogna risalire al 1981.


La conseguenza della riduzione dei consumi sarà la contrazione del Prodotto Interno Lordo ma di quanto il PIL si ridurrà e difficile prevederlo, giusto per fare un paragone nel 1981 a seguito della contrazione dei consumi del -3% nell'anno successivo il GDP (o PIL) è crollato del -6,40%.


I dati parlano chiaro, l'economia alla quale tutti guardiamo per la ripresa "globale" è in forte affanno e, ancora peggio, ha ancora pochissime frecce al suo arco per tentare di riprendere le redini del capitalismo globale.

Fine della prima parte.

venerdì 28 novembre 2008

Il momento della questua

In questi giorni ho atteso invano che ci fosse qualche buona notizia per poterne parlare perchè sono sinceramente esausto di continuare a raccogliere solo cattive notizie ma ciò non è accaduto.

Il "liet motiv" di questi ultimi giorni è "in tempi difficili, misure drastiche".

Questo è quantomeno il messaggio che il neo-non-ancora-insediato presidente Obama ha comunicato al paese nel suo, ormai abituale, messaggio settimanale alla nazione e, per la prima volta nella storia, il messaggio viene anche distribuito su YouTube. [ http://www.youtube.com/user/barackobamadotcom?ob=4 ]

Le misure drastiche a cui si fa riferimento sono principalmente gli aiuti che la Fed ed il Tesoro USA stanno erogando per ridare fiducia e slancio all'economia Americana, sotto forma di finanziamenti, linee di credito, partecipazioni nel capitale delle aziende in dificoltà. Principalmente questi aiuti si sono orientati al settore finanziario, banche in primis, ma ultimamente anche al mondo industriale sotto forma "commercial paper".

Ciò che molti cittadini Americani non sanno è l'importo complessivo che il loro governo ha fino a questo momento erogato, o garantito, perchè, nonostante il congresso abbia più volte richiesto a Paulson & Bernanke di palesare il "conto finale", ad oggi questa informazione non è stata resa pubblica.

Solamente Bloomberg è riuscita nei giorni scorsi a fare un rapido calcolo di quale sia l'importo complessivo annunciato, o già erogato, e la cifra complessiva fa oggettivamente "paura" : 8,5 Trilioni di USD$ ovvero 8.500 miliardi di dollari che i contribuenti Americani potrebbero trovarsi a pagare per il rilancio della propria, ed altrui, economia.

Per essere più chiari la suddetta cifra corrisponde a ben 28.052 USD$ a persona includendo nel conto tutti gli uomini, donne, vecchi e bambini residenti negli USA.


Di per se la cifra è già esorbitante e non è detto che sia quella definitiva. Negli ultimi giorni infatti il numero di "questuanti" che si è affacciato alle porte di Capitol Hill è aumentato a dismisura.

Nell'ordine sono apparsi i CEO delle tre società di automobili GM, Ford e Chrysler, che hanno pensato bene di presentarsi a bordo dei loro lussuosi jet privati provocando, visti i tempi che corrono, l'ira di tutta l'opinione pubblica e negli ultimi giorni alcuni dei General Manager delle più grandi società di costruzioni (Real Estate).

Guarda caso rappresentanti dei due settori che il neo-non-ancora-insediato presidente Obama ha dichiarato di voler aiutare con nuovi finanziamenti e sgravi fiscali a partire dal suo insediamento il 20 Gennaio 2009.

Mentre l'aiuto di stato per il settore Auto verrà deciso solo dopo la fine dell'anno, e sarà legato al piano di revisione di tutto il settore industriale che dovrà impegnarsi a rivedere completamente i propulsori e avvicinarsi così a modelli più eco-compatibili, per il settore Costruzioni i primi aiuti sono già arrivati.

La Fed ha deciso di entrare direttamente nel business dei mutui offrendosi di ritirare oltre 100 miliardi di mutui dalle due agenzie federali Fannie Mae e Freddie Mac tradendo di fatto lo spirito che ha fin qui guidato la Banca Centrale Americana. In nessun paese del mondo la banca centrale prende in portafoglio dei mutui, di solito finanzia le banche o le istituzioni preposte a erogare mutui al pubblico ma mai fino ad ora la Fed aveva messo piede in un terreno che, di norma, è gestito da enti privati e, si è rivelato, estremamente rischioso.

Per fare un paragone è come se in Italia la Banca d'Italia facesse concorrenza alla banca sotto casa. Non si è mai visto.

Questa è una chiara ammissione che il mercato creditizio Americano è pesantemente compromesso e che tutti i passi fin qui compiuti, incluso il taglio dei tassi all'1%, ha sortito pochissimi effetti.

Riagganciandomi al commento di Dani, che trovate qui, il mercato del credito è congelato, non c'è liquidità e nessuno presta più soldi a nessuno neanche a chi a un Credit Score positivo.

L'effetto di questa mossa a sorpresa è che il tasso medio per i mutui a 30 anni è sceso di circa 1,5 punti percentuali e che i tassi impliciti previsti per i T-Bond scontano, a medio termine, saggi di interesse pari a zero.

Stiamo cioè dicendo che il "mercato" sta ormai scontando che i tassi di interesse in America scenderanno fino a raggiungere lo 0%.

Il paese America negli ultimi anni si è finanziato grazie all'emissione di Obbligazioni, Treasury Bons o T-Bonds, che per buona parte sono nelle mani della Bank of China e della Bank of Japan; molti economisti hanno infatti dichiarato che l'economia Americana negli ultimi anni ha continuato a crescere grazie ai soldi dei Cinesi, che d'altra parte finanziavano l'economia Americana affinchè comprasse i prodotti Cinesi in una girandola senza fine.

Con i tassi allo 0% chi avrà ancora interesse a sottoscrivere le obbligazioni USA ?

Con l'economia in contrazione le tasse dei cittadini non saranno più sufficienti a far fronte agli impegni presi dalla Fed e dal Tesoro, che continuano ad espandere imperterriti il loro bilancio, e così facendo saranno obbligati prima o poi ad inondare il mercato con cartamoneta fresca per far fronte agli impegni presi.

Negli ultimi giorni il contratto CDS, Credit Default Swap, sui titoli Americani, T-Bond, è cresciuto a livelli mai visti in passato, ciò significa che c'è già qualcuno che si sta proteggendo da un eventuale fallimento del Tesoro USA ...........


Ma questa è fanta-economia. Speriamo !!

Buona Notte.

domenica 23 novembre 2008

La Valanga

Dobbiamo ringraziare Guglielmo Epifani, segretario nazionale della CGIL, se finalmente la crisi nella sua reale portata è arrivata sulle pagine dei quotidiani nazionali.

Nell'edizione di Venerdì del Corriere della Sera si dedicano infatti ben due pagine a questa "valanga" che si sta per abbattere sulla nostra fragile economia.

Era ora !

Anche il settimanale "il Mondo" proprio nel numero di questa settimana riporta a chiari toni che "è il momento di avere un sano pessimismo" per prepararsi al futuro prossimo. Purtroppo i nostri politici non sono preparati per questo scenario e pertanto, ne Veltroni, ne tantomeno Berlusconi che è ottimista "per contratto", non riescono a trovare le parole giuste per preparare i nostri concittadini a ciò che verrà.

Avanziamo con ordine.

Qualche sera fa sono andato a trovare un amico che ha una piccola produzione artigianale di borse, è la terza generazione di imprenditori, la società è stata fondata dal nonno che faceva l'ombrellaio, il padre l'ha fatta crescere e adesso lui l'ha trasformata in un'azienda che esporta una buona parte della sua produzione all'estero. In particolare negli States e in Giappone.
Purtroppo dal rientro dalla pausa estiva gli ordini sono crollati e, secondo lui, le previsione per il futuro non sono rosee.

Proprio ieri sera il mio amico Fabio che fa l'agente di commercio nel settore tessile per arredamento, tessuti per divani, tappezzerie e tendaggi, mi ha confidato che i negozi lamentano il vuoto totale. Da Settembre i clienti sono spariti.

Chiaramente questi sono solo esempi isolati di ciò che sta succedendo ma, ne sono certo, molti di voi potrebbero raccontare situazioni analoghe o addirittura peggiori.

Tutto sta avvenendo molto in fretta, onestamente più in fretta di quanto molti ritenevano fosse possibile.

Se ricordate solo sei mesi fa si parlava ancora di inflazione e di come il rialzo delle materie prime fosse responsabile per il rialzo dei prezzi. Sulla scorta di queste considerazioni la Banca Centrale Europea ha rialzato i tassi proprio nel momento in cui si cominciavano a sentire i primi segni della "stagnazione" economica provocando la cosiddetta stagflazione, stagnazione più inflazione, che molti economisti ritenevano fosse il male peggiore.

Oggi, qualche mese dopo, ci rendiamo conto che l'economia mondiale sta entrando in una nuova più catastrofica fase dalla quale probabilmente una parte dell'economia reale ne uscirà con le ossa rotte o ne sarà completamente spazzata via.

Ciò che stiamo vivendo è la fine di un superciclo economico iniziato dopo la grande depressione degli anni 30 e che ha visto nelle sue ultime bolle speculative, quella tecnologica del 2000, il real estate (costruzioni) del 2005, il settore finanziario agli inizi del 2007 e le commodities (materie prime) nel 2008, l'ultimo tentativo di rivitalizzare un mercato finanziario per il quale si stava già suonando il "de profundis".

Ritenete che sia una visione catastrofica ? Veniamo ai fatti.

E' indubbio che a partire dagli anni 80 negli USA, e qualche anno più tardi in Europa, la presenza di strumenti finanziari nei portafogli delle famiglie ha assunto sempre più un ruolo importante, dapprima attraverso la sottoscrizioni di titoli di stato, poi obbligazioni bancarie, successivamente fondi, azioni e obbligazioni corporate per poi arrivare negli ultimi anni a titoli strutturati ed esotici (ABS, CMO, CDO etc). Questa "mania" ha sostenuto ininterrottamente il valore dei titoli portando il rapporto tra il costo dei titoli stessi ed il loro rendimento, il dividendo, a raggiungere delle percentuali difficilmente comprensibili.

Durante la bolla speculativa del 2000 sui titoli tecnologici il rapporto tra il costo delle azioni e il dividendo pagato annualmente raggiunse il valore dell'1,5% ben al di sotto di quello che era il rendimento di un titolo di stato dalle caratteristiche di rischiosità decisamente inferiori.

Se si analizza questo rapporto, prezzi/dividendi, dal 1915 ad oggi la sua media storicamente si attesta approssimativamente al 6,5% che, a mio avviso, rappresenta un rendimento interessante mentre per un misero 1,5% non si giustifica il rischio dell'investimento stesso. In questo preciso momento con il Dow Jones a 8000 punti in ribasso di oltre il 40% dai massimi del 2007 il rapporto tra prezzo delle azioni e dividendi si attesta al 3,5% ben al di sotto della media di cui abbiamo parlato poc'anzi.

Durante le tre grandi crisi del XX secolo, più precisamente nel 1929, 1968 e 1987, il rapporto tra i dividendi ed i corsi azionari si sono attestati ben sopra la media raggiungendo il massimo del 16% nel 1933 in piena grande depressione.

Cosa significa tutto ciò ?

Che nonostante il declino degli ultimi 12 mesi, il mercato deve scendere ancora molto e, se è vero che la borsa anticipa l'economia reale, che le società dovranno soffrire ancora prima di arrivare ad un nuovo equilibrio.

Per alcuni settori l'equilibrio passerà attraverso la riduzione del numero di competitor. Per fare un caso concreto è fuori dubbio, e molti analisti finanziari lo hanno sottolineato da un po' di tempo, che tre produttori del calibro di GM, Ford e Chrysler siano troppi in un mercato ormai al collasso, è pertanto sempre più probabile una fusione tra due degli attori oppure una ristrutturazione dell'intero comparto.

Anche il neo eletto presidente Obama si è reso conto di questa situazione e cercherà di fare di tutto per rendere più sopportabile la crisi ai cittadini americani. Purtroppo l'intervento pubblico in questioni finanziarie non sempre aiuta, così è stato durante la grande depressione dove il "protezionismo" non ha reso meno pesante la recessione e anzi ha allungato i tempi per la sua risoluzione. Anche il piano Bernanke & Paulson sembrerebbe non funzionare, ad ogni annuncio di nuovi interventi a sostegno di questo o quel settore industriale il mercato accusa la notizia con perdite a due cifre.

Anche il VIX, l'indice che segna la volatilità dei mercati, si è nuovamente portato in un territorio inesplorato segnalando che la "febbre" dei mercati è ancora alta.

Chi si era rifugiato nell'oro con la speranza che fosse ancora un bene rifugio ha scoperto, suo malgrado, che anche il metallo giallo ha lasciato sul terreno diverse figure percentuali dai massimi raggiunti solo pochi mesi or sono.


Anche questo segnale indica che la propensione al rischio degli investitori è sceso a livelli talmente bassi che probabilmente prima di riavvicinarsi a strumenti diversi dalle obbligazioni statali ci vorranno anni, anni in cui il mercato subirà degli enormi cambiamenti. Anche il numero di società che hanno deciso di quotarsi sul mercato si è ridotto al lumicino, in Italia ad esempio quest'anno sono state solo 5, negli USA solo 44 e dopo l'abbuffata del 2000 gli analisti prevedono che nel 2009 saranno pari a zero. [fonte IPO.IT]

Le operazioni di buyback effettuate dalle aziende hanno inoltre dimostrato che "the game is over". Giusto per fare degli esempi la General Electric ha varato un piano di riacquisto di proprie azioni per oltre 29 miliardi di dollari ad una media di 36 dollari ad azione mentre oggi il titolo ne vale 20. La Lehman Brothers poco prima di fallire aveva riacquistato azioni proprie per oltre 4 miliardi di dollari.

Purtroppo in questa "debacle" globale anche i fondi pensione hanno avuto la peggio, è notizia di ieri che il fondo pensione della Florida ha perso oltre il 50% del proprio valore ma, a dire il vero, anche in Italia qualche fondo se la passa male. Il fonchim, fondo di categoria dei chimici e farmaceutici, ha appena inviato una circolare ai propri aderenti dal titolo: "si, è vero sta scendendo".

Con la norma sul terzo pilastro della previdenza molte aziende hanno incentivato i lavoratori a versare il proprio TFR nei fondi di categoria ma cosa credete farà il lavoratore quando, a fine anno, riceverà il rendimento di gestione. Modificherà la linea di gestione e sceglierà un profilo di rischio nullo.

Siamo di fronte ad una netta inversione di tendenza rispetto al passato, sono anche convinto che una delle principali modifiche regolamentari che il G20 si troverà ad affrontare è quella relativa alla remunerazione dei CEO delle aziende quotate. E' fuori dubbio che molte delle storture e delle truffe finanziarie sono legate alla quantità di stock options o azioni della società che i manager detengono e molto spesso questi signori hanno pensato più al loro tornaconto personale che al bene della loro azienda.

E' proprio di questi giorni la notizia che il fallimento di Lehman è legato al mancato accordo tra Fuld, il suo CEO, e Nomura, che era intenzionata all'acquisto, per divergenze sulla valutazione del pacchetto azionario in mano allo stesso Fuld. Si dovranno trovare assolutamente dei nuovi metodi di incentivare la classe dirigente.

Se riflettete l'economia che conosciamo oggi è figlia della stessa economia nata con l'avvento della rivoluzione industriale ed in particolare il modello che fino ad oggi abbiamo seguito è quello della crescita ad ogni costo. Pensate alla storia di Ford che per incrementare le vendite della sua automobile permette ai propri operai di comprarla a rate trattenendo il costo direttamente dalla busta paga, siamo solo nel 1903 ma ancora oggi, oltre 100 anni dopo, il modello industriale al quale stiamo facendo riferimento è quello dell'industria automobilistica che negli USA rappresenta un indotto di decine di milioni di lavoratori.

Siamo ancora convinti che il modello di sviluppo perseguito sia corretto ?

In Gennaio di quest'anno solo il 42% degli economisti interpellati da Bloomberg riteneva possibile una recessione, oggi la percentuale è del 89,3%. Il dato su cui non si riesce ad avere ancora un panel significativo è la durata della recessione e la sua ampiezza ma le previsioni indicano una recessione simile a quella degli anni 1973-1975 e 1980-1982.
La previsione per il PIL del 2009 indica una contrazione dello 0,5%.

Speriamo che sia effettivamente così contenuto, giusto per darvi un'idea nella "grande depressione" del 1929-1933 il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti crollò del 45,6% e la disoccupazione raggiunse il 24,9%.

Anche il modello distributivo a mio avviso dovrà cambiare, non ha infatti senso acquistare dei beni a migliaia di chilometri per spendere meno e poi annullare il gap di prezzo trasportandoli all'altro capo del mondo, mettendo in serio pericolo anche il nostro povero ecosistema.

Molti consumatori cominciano a comprendere il risvolto negativo di avere le fragole fresche tutto l'anno e cominciano a consumare prodotti locali. Infatti nell'ultimo periodo il Baltic Index, più volte citato nei miei post, è crollato di oltre il 90% negli ultimi cinque mesi e la stessa Volvo ha dichiarato che a fronte dei 41970 nuovi camion venduti nel 2008 nel terzo trimestre ha ricevuto solo 155 nuovi ordini. Gli ordini sono crollati del 99,63%.

Conclusioni.

E' difficile fare delle previsioni, ho ormai chiaro in mente che stiamo vivendo un periodo storico unico nel suo genere, di quelli che si vedono una sola volta in un secolo, e che, per molti di noi, si preannunciano tempi molto duri. Sono altresì convinto che il modello di società multinazionale presente in ogni angolo del globo ha fallito, nonostante l'approccio glocal, "think global act local", queste società dovranno ridimensionarsi. Ogni paese ha le sue peculiarità e, nei momenti di crisi in modo particolare, i consumatori tendono a prediligere i prodotti locali, nel nostro caso il sano "made in Italy".

E' anche vero però che ci sono delle economie, la nostra ad esempio, che non potrebbe sopravvivere senza l'export perchè i consumi interni non sono sufficienti a sostenere l'economia e che, comunque, molti imprenditori tenteranno la strada della de-localizzazione per riuscire a resistere con prodotti dal costo più basso.

Sono oltremodo convinto inoltre che le economie "mature" dovranno capire che non potranno più raggiungere tassi di crescita elevati ma dovranno essere in grado di accontentarsi di decimi di punto percentuale perchè, parliamoci chiaro, il modello consumistico è ormai decotto. Non possiamo cambiare auto ogni tre anni, televisore ogni due, elettrodomestici ogni cinque e comprare cinque vestiti in un anno a testa per sostenere la crescita.

In Italia inoltre si è de-localizzata la produzione industriale a favore di servizi del terziario ma in una fase di compressione dei consumi come quella che andremo a vivere quali saranno i servizi che riusciranno realmente a sopravvivere ?

Come avrete capito sono molto pessimista sul nostro futuro, sono altresì convinto che l'Italica capacità di adattamento e la nostra proverbiale fantasia ci permetteranno, una volta finita la crisi, di rilanciare i nostri prodotti. D'altro canto se nelle università Giapponesi studiano il modello dei distretti industriali Italiani ci sarà un motivo, ci sono delle nicchie di eccellenza in questo paese che devono essere preservate ad ogni costo.

E' però necessario che la politica mandi un segnale forte; si dice sempre che l'economia Italiana si regge sulle Piccole e Medie Imprese, che sono la spina dorsale del sistema produttivo, dimostratelo !!

Mandate un segnale chiaro ed inequivocabile.


Presentare agli Italiani un piano anticrisi dove la pensata più intelligente è stata "posticipare l'anticipo" dell'IRPEF mi sembra tanto una presa in giro.

In bocca al lupo.

mercoledì 19 novembre 2008

Deflazione o Inflazione, il futuro che verrà.

Ringrazio Stefano che con il suo commento di ieri, che trovate qui, mi da la possibilità di introdurre la notizia di oggi : il dato sul CPI ( indice dei prezzi al consumo negli USA ) in calo dell'1% in Ottobre.

Questo è il peggior calo che l'indice dei prezzi al consumo abbia mai registrato dalla sua introduzione nel 1947.


A dire il vero il dato reale, depurato della componente Energia e Alimentare, ci dice che la parte "core" dell'inflazione è in calo solo dello 0,1%.

Questo significa che, tolto il costo dell'energia (leggi petrolio) e degli alimentari, il rallentamento nei prezzi degli altri prodotti che compongono l'indice è piuttosto modesto ma comunque significativo perchè dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che siamo in uno scenario deflattivo a causa della recessione e questo dato si rispecchia nelle quotazioni delle materie prime, petrolio in testa.

A mio avviso siamo alla fine di un ciclo economico completo e pertanto quello che mi aspetto nel breve è la deflazione, con tutte le conseguenze e le opportunità del caso. E' indubbio infatti che questa situazione di materie prime a basso prezzo e tassi in discesa permetterà nel medio periodo la fase di ripresa economica con i suoi scenari reflattivi e successivamente inflattivi.

Diciamolo chiaro e tondo, il petrolio a 50 US$ (e forse meno) accompagnato da tassi al 2% sono la nostra unica speranza di ripresa.

Ma questo è il ciclo naturale dell'economia.

Molti invece ritengono che l'attuale intervento pubblico, il piano del G20 o il piano Bernanke & Paulson, abbia qualche chance di bloccare questo ciclo, o quantomeno ridurre al minimo lo scenario deflattivo, ma onestamente credo che non avrà successo per un semplice motivo :

- il piano Bernanke prevede che il tesoro utilizzi il fondo di 700 miliardi di dollari, autorizzato dal congresso, per ritirare asset "tossici" dai portafogli delle banche, i famosi prodotti legati ai mutui subprime. Questa operazione non ha nessun impatto sull'economia "reale", il suo unico scopo è salvare le banche da un eventuale fallimento dovuto al crollo delle quotazioni dei suddetti prodotti finanziari.

Non voglio sminuire il TARP, questo è il nome del piano, e non voglio dire che le banche non facciano parte dell'economia reale ma, tanto per fare un'analogia, è come curare la polmonite con la tachipirina, la febbre si abbassa ma la malattia avanza.

Di questa situazione se n'è reso conto anche l'autore del piano stesso, Paulson, che in una udienza al congresso, tenutasi ieri, ha dichiarato di voler modificare il piano originale per intervenire direttamente sui sottoscrittori di mutui in sofferenza. Ha finalmente capito di dover intervenire alla radice del problema stesso.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo dove tutto è cominciato.

Tutto è iniziato quando nell'Agosto 2007 la bolla immobilare ha cominciato a sgonfiarsi e i mutuatari Americani hanno cominciato a non pagare le rate dei mutui, in gran parte subprime, che avevano acceso con la speranza di entrare nel ristretto club dei proprietari di case. Il sogno Americano aveva cominciato a vacillare.

Se c'è una cosa che dobbiamo invidiare ai nostri amici d'oltreoceano è la disponibilità di dati pubblici sull'andamento dell'economia, ci sono infatti due indicatori che ci permettono di indagare a fondo il fenomeno : il primo indica il numero di nuovi permessi di costruzione ed il secondo la variazione percentuale delle vendite di case residenziali.



Nel grafico si può notare chiaramente come il numero di "nuovi permessi di costruzione" abbia una impennata già a partire dal 1991, questo momento è a mio avviso l'inizio della "grande abbuffata" immobiliare.

Ma il dato più interessante è che i due indici viaggiano in parallelo con una stretta correlazione per 20 anni dal 1978 al 1998; ad una variazione del numero di case vendute segue una variazione dei nuovi permessi di costruzione, con una precisione matematica.

A partire dal 1998 però c'è una netta decorrelazione, il numero di permessi di costruzione continua ad aumentare mentre il numero di case vendute diminuisce.

Questo è un comportamento anomalo a mio avviso, per quale motivi si continuano a costruire case se poi non si vendono ?

Questo fenomeno è chiaramente visibile dal 1998 al 2005.

Mi sono chiesto se ci fosse stato qualche evento che può aver influito, direttamente o indirettamente, sull'andamento del mercato e sono andato a cercare nelle varie librerie del Tesoro e del Congresso USA qualche informazione a riguardo.

Nell'elenco degli atti relativi al 1998 ci si imbatte in questo documento del Tesoro datato 1 Maggio 1998 dove l'allora segretario presenta l'azione dell'amministrazione Clinton per rilanciare e rendere permanente il "low income housing tax credit" che permetterà di realizzare circa 90.000 alloggi ogni anno.

Nel documento inoltre si comprende che il Presidente degli Stati Uniti ha deciso di aumentare il credito al 40% permettendo la costruzione di oltre 180.000 case popolari. Sempre secondo il documento il Community Reinvestment Act lanciò il Community Development Financial Institutions Fund il cui scopo era quello di rendere accessibile il credito ipotecario anche alla fascia di popolazione "meno abbiente"e che già nei cinque anni precedenti il 1997 il CRA fu responsabile dell'erogazione di oltre 355 miliardi di mutui ipotecari.

Nel documento inoltre si legge che lo scopo principale del CDFI Fund è quello di creare un "network di instituzioni finanziarie per espandere l'accesso al credito nelle comunità a basso reddito", rendendo assistenza ai mutuatari ed alle banche tradizionali affinchè comprendano che anche questi possono essere mercati appetibili (subprime).

Questa può o non può essere la causa del comportamento anomalo di cui al grafico pubblicato ma sicuramente è un indizio da non sottovalutare.

La notizia più sensazionale però l'ho trovata sul sito della Federal Trade Commission, è sempre del 1998 e si chiama Homeowners Protection Act of 1998. Sancisce la fine dell'obbligo per i sottoscrittori di mutui di perfezionare adeguata copertura assicurativa a protezione del rischio di default del mutuatario stesso.

Che beffa !

Ufficialmente il provvedimento è stato promulgato per far risparmiare ai sottoscrittori di mutui qualche centinaia di dollari all'anno ma l'effetto che ha avuto sul mercato è stato decisamente dirompente.

Capisco adesso perchè l'attuale segretario Paulson abbia deciso di modificare il piano TARP per mettere "una pezza" proprio dove la falla si è "aperta" circa 10 anni fa.

Se il piano avrà successo lo scopriremo solo "vivendo", credo si vada nella giusta direzione, il processo di rilancio dell'economia passa senza ombra di dubbio dalla ripresa della fiducia e mai come in questi ultimi mesi la fiducia dei consumatori è ai minimi storici.

Considero un'aberrazione invece la proposta di utilizzare parte dei fondi a disposizione per rilanciare il mercato dell'auto, lo abbiamo visto anche in Italia, il palliativo degli aiuti di stato, ecoincentivi o rottamazione che siano, non hanno nessun effetto nel lungo periodo.

In un mercato in totale ri-definizione come quello in cui stiamo vivendo dare soldi ad una industria decotta mi sembra veramente inutile.

Buona Notte.